Andrea Mirò – Essere se stessi e vincere le paure

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Andrea Mirò

Cantautrice, compositrice e musicista


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 Andrea Mirò



La musica ha un luogo segreto, nel quale tutti i nostri desideri fanno rifugio. E’ il luogo in cui si può essere sé stessi e vincere le paure, restando completamente e totalmente trasparenti.

E’ stata un po’ questa la consapevolezza che è sorta dentro noi dopo aver ascoltato la voce di una cantante italiana straordinaria, che non solo stupisce, ma anche colpisce.

Parliamo ovviamente di Andrea Mirò: un’impronta sul panorama italiano musicale, una scia che lascia il mondo per ricostruirne uno del tutto nuovo. Il suo. E anche un po’ il nostro. Le parole sono quasi poesie, e riescono perfettamente a conciliarsi con la sua musica che, nonostante sia del tutto nuova, è qualcosa che resta. Autrice, produttrice, cantante, direttore d’orchestra e polistrumentista, ha realizzato con Manuele Fusaroli (guru della scena indie italiana, già al lavoro con Le Luci della Centrale Elettrica, Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus, Giorgio Canali, Teatro degli Orrori etc…) il suo nuovo album intitolato NESSUNA PAURA DI VIVERE: 12 inedite canzoni; 12 nuovi passi importanti per un percorso artistico tra i più versatili del panorama musicale italiano al femminile relegata al 90% alla sola interpretazione. La cantautrice – come recentemente è stata definita grazie alla sua poliedricità – ha voluto rappresentare questa nuova avventura con una canzone che svela la sua potenza già dal titolo: DEBOLI DI CUORE (questo mondo non è fatto per i deboli di cuore…).

Lasciamo la parola ad Andrea Mirò, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come si avvicina al mondo della musica?
R: Personalmente credo sia come per tutte le passioni e quindi per tutte le espressioni artistiche: ti senti attratto, interessato e coinvolto fin da piccolo. Poi arriva un momento particolare, una qualche esperienza attiva o passiva che ti segna e fa luce sulla strada che probabilmente percorrerai o per lo meno cercherai di percorrere.

D: Cosa le varie collaborazioni effettuate nel corso della sua carriera le hanno trasmesso?
R: Questo mestiere è fatto di coinvolgimenti esterni: se non hai contatti con gli altri artisti o addetti ai lavori non puoi crescere e migliorare, non basta solo l’ascolto o la visione del materiale più disparato – oltre che l’esperienza personale come essere umano. Avere a disposizione il contatto, e ancor di più la collaborazione diretta con chi il mestiere lo fa da molti più anni di te, è un grande regalo. Se dovessi fare un elenco non potrei; ogni artista con cui ho lavorato, nel bene e (rare volte) nel male, in poco o molto tempo, mi ha lasciato in eredità qualcosa. Vedere dall’esterno – o da gregario o come partecipe – il modo, l’approccio, la gestione del palco di un altro grande artista, è sempre una grande scuola per chi vuol fare questo lavoro.

D: Quali sono le differenze che nota quando è lei ad esibirsi in una canzone rispetto a quando si trova invece a dirigere un’artista, come è successo ad esempio sul palco dell’Ariston?
R: Sono differenze immaginabili: nel primo caso ci metto io la faccia e mi sto giocando una carta importante della mia carriera (a volte fondamentale); nel secondo caso sono al servizio di altri artisti perché si possano esprimere al meglio e per far sì che quell’evento si trasformi per loro in una chance vincente (e non c’entrano granché i premi e le coppe…). Nel secondo ovviamente c’è un po’ più di relax…

D: Ha inoltre composto brani sia per il cinema che per il teatro. Cosa le ha affascinato in particolare di questi due mondi?
R: Cinema e teatro sono mondi molto vicini alla musica : voce / gesto / impatto scenico / fisique du rôle e colonna sonora, sono in misura diversa, variabili del “raccontare” qualcosa per condividerlo. Alla fine è ciò che si fa con le canzoni.

D: Il suo ultimo album si intitola “Nessuna paura di vivere” anticipato dal singolo “Deboli di cuore”. C’è un messaggio particolare che vuole donare a chi ascolta questo album?
R: Il messaggio è volutamente contenuto nel titolo stesso: viviamo in un’epoca di paure e a volte mettere il focus su alcune le stempera, le rende accettabili e forse le può risolvere. Per me, in generale, un disco equivale sempre ad una seduta dall’analista!

D: Come descriverebbe al pubblico questo suo ultimo lavoro?
R: È più un disco d’ascolto, molto emozionale, con accenni ironici e visioni/riflessioni universali sul vivere in questo momento storico le relazioni (con noi stessi, con la persona amata, con gli altri, con sconosciuti mondi della rete…), usando in modi alternativi strumenti specifici per farlo, a cominciare dalla voce, che possano portare in profondità l’ascoltatore: mi piace leggere i fondi del caffè, grattare via la vernice fresca e scoprire cosa c’è sotto, per poi accenderci sopra una luce. Qualcosa mantiene il suo mistero, qualcos’altro si svela nella sua miseria o nella sua bellezza.

D: Come crede la musica abbia cambiato la sua vita?
R: La musica non ha mai cambiato la mia vita perché c’è sempre stata; è la mia vita (rotoricissimo, ma vero!). Mi ha dato tante opportunità sia per mettermi in gioco che per crescere… quello sì.

D: Qual è l’aspetto che maggiormente apprezza dell’essere un’artista?
R: La libertà d’espressione. Fare questo mestiere è un grande privilegio.

D: Quali sono i suoi futuri progetti?
R: Sto scrivendo nuovo materiale, nel frattempo ci sono le ultime date del tour nei club italiani mentre preparo i live estivi, un nuovo video per un nuovo singolo in arrivo, il tutto mentre sarò in scena con 3 spettacoli diversi al Teatro Menotti di Milano per tutto maggio e giugno.


Ringraziamo Andrea Mirò per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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