Mimmo Verdesca – Mano nella mano verso le emozioni

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Regista



Oggi è con noi Mimmo Verdesca, celebre regista cinematografico.

Dal 2001 comincia a lavorare nel cinema prima come assistente del casting director Pino Pellegrino e poi come aiuto regista di diversi autori tra cui Maurizio Ponzi. Collabora con il regista Ferzan Özpetek, per il quale nel 2012 ha anche realizzato il teaser trailer e il making of ufficiale del film Magnifica presenza.

Alterna inoltre la sua attività cinematografica a quella teatrale. Dal 2005 è regista assistente negli spettacoli diretti da Fabio Grossi e prodotti dal Teatro Eliseo di Roma, che hanno visto come protagonisti interpreti di rilievo quali Leo Gullotta, Lisa Gastoni, Paola Gassman, Catherine Spaak, Giuliana Lojodice, Judith Magre e molti altri, consolidando negli anni anche la sua esperienza nel lavoro con gli attori.

Nel 2009, ha firmato la regia del documentario “L’occhio dietro il sipario” che documenta la realizzazione dello spettacolo teatrale L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello con Leo Gullotta e la regia di Fabio Grossi. Nel 2010 ha curato per Rai5 la regia dell’edizione televisiva dello spettacolo teatrale Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello e nel 2014 la regia televisiva dello spettacolo teatrale Prima del silenzio di Giuseppe Patroni Griffi, entrambi interpretati da Leo Gullotta e diretti sempre da Fabio Grossi.

Mimmo Verdesca, nel 2011, realizza il film documentario In arte Lilia Silvi per raccontare la vita e la carriera artistica di Lilia Silvi, ultima diva del cinema dei telefoni bianchi. Con questo lavoro, si aggiudica nel 2012 il Nastro d’argento al miglior documentario sul cinema e diversi altri premi in numerosi festival italiani.

Del 2014 è il film documentario Protagonisti per sempre, dedicato alle storie dei più celebri attori bambini del cinema italiano, che ha vinto il Gryphon Award come Miglior documentario al Giffoni Film Festival 2015 ed è stato distribuito da Cinecittà Luce.

Nel 2016 produce e dirige il documentario Sciuscià 70 che racconta, per la prima volta nei dettagli dopo 70 anni, l’avventurosa realizzazione di Sciuscià (film) di Vittorio De Sica. Il film è stato scelto dal direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux e Bertrand Tavernier per partecipare al prestigioso Festival Lumiére 2016 di Lione, dove è stato presentato dal famoso attore Lambert Wilson e ha riscosso molto successo e nel 2017 ha partecipato Bari International Film Festival diretto da Felice Laudadio. Nel marzo del 2017, il documentario ha vinto il Nastro d’argento speciale del 70 anniversario del Sngci, che riproduce il primo Nastro d’argento del 1946.

Lasciamo la parola a Mimmo Verdesca, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la passione per la regia e quando comprendi che è la via giusta per il tuo futuro?
R: La passione per il cinema mi accompagna fin da bambino e crescendo ho deciso di farla diventare la mia professione. Le passioni credo nascano con noi; poi un qualsiasi evento le fa emergere e in maniera naturale cominciamo a perseguirle. Finito il liceo classico sono arrivato a Roma per studiare cinema, mi sono laureato in Dams, ma quasi subito, a 20 anni, ho cominciato a lavorare come assistente casting di Pino Pellegrino, casting director di tutti i film di Ferzan Özpetek, e poi come aiuto di diversi registi, tra cui Maurizio Ponzi in cinema e Fabio Grossi in teatro. Oggi ho 37 anni e la mia esperienza negli anni mi ha permesso di imparare, crescere e diventare un professionista.

D: Quali sono le differenze che hai notato tra la regia teatrale e quella cinematografica?
R: Sono ancora regista assistente di Fabio Grossi, autore e regista di moltissimi spettacoli teatrali prodotti anche dal Teatro Eliseo di Roma, che hanno visto in scena protagonisti di grande successo come ad esempio Leo Gullotta. Per me il teatro, da un punto di vista artistico, è un‘esperienza altrettanto magica. Tecnicamente è un linguaggio diverso, che mira a un risultato differente rispetto al cinema. Però parliamo sempre di Arte e quindi delle stesse Emozioni.

D: C’è un genere nel quale ti vorresti cimentare come regista?
R: Le mie scelte registiche ricadono sempre su un argomento che mi incuriosisce e non su un genere cinematografico. Nel caso dei miei tre documentari, “In arte Lilia Silvi” (2012), “Protagonisti per sempre” (2015) e “Sciuscià 70” (2016), gli argomenti trattati si prestavano a essere raccontati meglio attraverso un documentario piuttosto che mediante un lungometraggio di finzione. Per quanto mi riguarda, però, non c’è molta differenza perché entrambi i generi hanno bisogno di una narrazione pensata e  costruita al fine di intrattenere, produrre una riflessione e regalare un’emozione; pertanto il mio approccio artistico resta sempre lo stesso. Dietro ogni film, che punti alla massima qualità, c’è sempre un lungo lavoro creativo fatto di pensiero, ricerca, studio e di tecnica che definirei, per quanto mi riguarda, certosino. Non lascio mai nulla al caso. Affronto ogni fase del mio lavoro sempre con infinita passione, grande professionalità e serietà. In futuro, naturalmente, c’è anche il progetto di un lungometraggio di finzione.

D: Come nasce l’idea per “Sciuscià 70”?
R: “Sciuscià 70” è un documentario che ho prodotto e diretto per celebrare un importante anniversario, quello dei 70 anni del film di Vittorio De Sica “Sciuscià”, capolavoro del Neorealismo, primo film italiano vincitore di un premio Oscar e primo Nastro d’argento della storia del premio dei giornalisti cinematografici italiani. Attraverso le testimonianze inedite dei protagonisti, ripercorrendo i luoghi di Roma dove il film fu girato e con l’utilizzo di molto materiale d’archivio proveniente anche dall’Istituto Luce, ho raccontato l’avventurosa lavorazione del film, in un periodo storico e sociale molto complicato come quello dei primi mesi dalla fine della guerra. Mi interessava ricordare e raccontare l’arte di Vittorio De Sica e l’operato di tutti i grandi professionisti che, con De Sica, hanno dato vita a “Sciuscià”. Dal produttore Paolo Willian Tamburella, agli sceneggiatori Zavattini, Franci, Viola e Amidei, al musicista Cicognini, fino ai due giovani protagonisti Rinaldo Smordoni e Franco Interlenghi, attori per caso, presi dalla strada. Il Nastro d’argento Speciale del 70° che ho appena vinto per questo mio nuovo doc, mi onora particolarmente, perché riproduce fedelmente quello vinto da De Sica nel 1946 proprio per “Sciuscià” e che inaugurò il prestigioso premio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani.

D: Quali erano le tue aspettative inizialmente su Sciuscià 70? Ti aspettavi di aggiudicarti il Nastro d’argento e di riscuotere il successo del pubblico?
R: Non me lo aspettavo e penso abbia vinto la qualità del mio lavoro e il senso profondo e alto del progetto, mantenere sempre viva la Memoria e tramandarla, soprattutto alle nuove generazioni. Ringrazio la presidente del SNGCI Laura Delli Colli e tutto il Direttivo, che ogni anno assegna i Nastri d’argento. Questo è il mio secondo Nastro d’argento, dopo quello vinto nel 2012 per il Miglior documentario sul cinema con “In arte Lilia Silvi”, dedicato alla vita di Lilia Silvi, grande attrice italiana degli anni 40. Condivido il mio secondo Nastro con tutti coloro che hanno sostenuto “Sciuscià 70”: la mia famiglia, gli sponsor 3570, CNA, Comune di Molfetta, Fuxia Contesti  d’immagine, e l’associazione “Visioni e Illusioni”, guidata dal grande regista Giuliano Montaldo e da Ettore Spagnuolo, che ha organizzato la bellissima anteprima italiana del doc. Poi chi ha collaborato al film: tutti i componenti della mia troupe, tra cui l’autore delle musiche Andrea Lucarelli e il direttore della fotografia Federico Annicchiarico. Ovviamente i protagonisti del documentario: Rinaldo Smordoni, ilprotagonista di “Sciuscià” insieme a Franco Interlenghi, la meravigliosa Emi De Sica,
a prima figlia di Vittorio, ma anche lo storico del cinema Orio Caldiron e infine Paolo e Marco Tamburella, rispettivamente il nipote e il figlio di Paolo William Tamburella, il talentuoso produttore di “Sciuscià”, per cui vinse un Oscar speciale nel 1948. “Sciuscià” fu il primo film italiano a vincere il prestigioso riconoscimento americano.

D: Quali pensi debbano essere i segreti per avere un riscontro positivo da parte del pubblico?
R: Raccontando storie realmente accadute è doveroso documentarsi a lungo e nei minimi dettagli, non lasciare nulla al caso, per non tradire la realtà dei fatti e avere il massimo rispetto della persona che è davanti all’obbiettivo e che si spoglia dei propri ricordi, regalandoci le proprie emozioni. Così come, è importante avere lo stesso rispetto e considerazione di chi guarderà poi il film. La storia deve coinvolgere tutti, non solo gli addetti ai lavori o chi è già informato e vuole approfondirla, ma anche e soprattutto chi non conosce quella storia. Il pubblico va sempre accompagnato per mano e lasciare che si emozioni.

D: Cosa consiglieresti a chi vorrebbe inseguire la tua stessa strada?
R: Fare cinema o teatro è un lavoro molto serio e difficile e non ci si può improvvisare. Bisogna studiare, prepararsi, fare esperienza per conoscere il mestiere, qualsiasi ruolo si vada a occupare. Oggi la tecnologia sempre più a portata di mano permette a chiunque di sentirsi in grado di fare, spesso però con incompetenza e grande presunzione. Questo purtroppo crea grande confusione e produce pericolose illusioni e cocenti delusioni. Sognare è necessario ma andrebbe fatto con i piedi ben piantati in terra. Questa sicurezza te la dà solo essere dei seri e preparati professionisti. Pablo Picasso diceva: “impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista“.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: I progetti sono sempre molti. Intanto a fine aprile porterò “Sciuscià 70” al BIF&ST 2017, diretto da Felice Laudadio e presieduto da Margarethe von Trotta. Dopo il successo al Festival Lumiére 2016 di Lione diretto da Thierry Frémaux e Bertrand  Tavernier, il mio doc sarà presentato per la prima volta in un grande Festival italiano, nella sezione Eventi Speciali. Ne sono davvero molto felice.


Ringraziamo Mimmo Verdesca per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Presentazione e pubblicazione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti

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