Marinella Drudi – Le mani di una mamma

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Autrice del blog “Insegnami a giocare”

Sito Web: insegnamiagiocare.it
Facebook: 
insegnamiagiocare
Instagram: insegnamiagiocare


 

Le mani, durante il percorso di un viaggio, sono essenziali per definire chi siamo e chi vogliamo diventare.
Le mani.
Di un amico. Di un amore. Di un amante.
Le mani di una mamma, soprattutto.
Le mani di una mamma disegnano il mondo trasformandolo in capolavoro; sono ovunque, le mani di una mamma. Sono nei prati verdi in primavera, e nella Luna che guardiamo ogni sera; e sono anche nelle nostre fragilità, negli attimi in cui crediamo di non farcela, in ciò che abbiamo sempre sognato.

Protagoniste di oggi sono dunque due mani; le mani di una mamma che accompagnano altre mani: più piccole, ma altrettanto importanti.

marinella-drudi-kosmomagazineLa mamma che conosceremo meglio e che si accingerà a raccontare un po’ di sé si chiama Marinella Drudi; al suo fianco, due figli con la capacità di trasmetterle così tanta energia da rilanciarla all’universo che la circonda.
Sì… perché le mani di cui vi raccontiamo oggi sono mani forti ed essenziali, mani che prendono lo sguardo di un bambino e lo trasformano in amore.

Quando Marinella ha scoperto che il suo primo figlio, dell’età di 6 anni, aveva problemi di motricità fine e di comunicazione, nonché soffriva di un disturbo dello spettro autistico, forse non sapeva come comportarsi. Forse si è guardata le mani per un attimo e ha avuto paura.
Forse.
Ma le mani, quelle vere, quelle forti, quelle impregnate di coraggio, hanno l’intenso potere di trasformare debolezze in punti di forza, il bisogno di dare voce alle necessità di un bambino, il bisogno di prenderlo per mano e accompagnarlo in un percorso che può diventare più semplice se fatto assieme a chi amiamo.
Le mani di Marinella, oggi, sono mani cariche di esperienze, capacità, riflessioni, tutti elementi che lei stessa ha voluto racchiudere in un blog speciale, un luogo in cui donne e mamme decidono di riunirsi per scacciare le proprie paure ed essere sé stesse, ma esserlo per chi hanno generato.

“Insegnami a giocare” è oggi un punto di forza per coloro che hanno deciso di abbandonare le proprie debolezze; è un insieme di giochi educativi, di attività di logica e motricità, di conoscenze utili per tutti i bimbi, ma in particolare per coloro che hanno qualche difficoltà in più.
Un luogo, questo, che ha portato Marinella a fondare, assieme ad altre famiglie, lo scorso febbraio 2016, un’associazione dal nome “Voce all’Autismo”, finalizzata a dare supporto a tutte le famiglie che ne hanno bisogno.

Lascio la parola a Marinella, ringraziandola di non essersi mai arresa e di aver continuato in un percorso non facile ma che è costruito su basi solide come il sorriso del proprio figlio e le sue piccole mani che richiedono altre mani, più grandi e più forti, per camminare, e spesso correre.


 

D: Iniziamo questa intervista parlando di te, della tua vita di donna e mamma. Come ti definiresti e cosa provi quando i tuoi figli ti sono accanto?
R: Avendo un bambino con un disturbo dello spettro autistico, è cambiata la mia sensazione da quando l’ho scoperto fino ad adesso. Inizialmente, per chiunque si trovi ad affrontare questa situazione non è facile. Vi è prima la fase dell’accettazione, e poi si inizia pian piano a fronteggiarla. Come mamma, al momento, mi definisco una mamma abbastanza reattiva, perché ho reagito cercando di vedere anche il positivo. E’ necessario avere questo punto di vista per soddisfare i bisogni di mio figlio; con una diversa prospettiva, non è possibile nemmeno intraprendere un certo percorso con lui.

D: Il tuo primogenito, di sei anni, ha problemi di motricità fine e di comunicazione. Qual è stata la tua prima reazione quando ne sei venuta a conoscenza?
R: Inizialmente, si spera sempre che i medici si siano sbagliati ma, come mamma, si capisce benissimo e si vede che nel proprio figlio ci sono dei problemi: quelli relazionali con gli altri bambini, oppure problemi legati al linguaggio. Si sussegue la fase dell’informazione, che avviene soprattutto grazie a internet, finalizzata a capire cosa ha di diverso il proprio bambino rispetto agli altri; in seguito, vi è poi la fase dell’accettazione.

D: Come nasce l’idea per il blog “Insegnami a giocare” che sta già riscuotendo molto successo?
R: E’ nata dalla volontà di condividere ciò che per noi è importante nel quotidiano. Mio figlio ha seguito privatamente il metodo ABA, un metodo particolarmente adatto sia per l’autismo sia per altre tipologie di problemi, grazie al quale ai bambini viene insegnato l’apprendimento, non avendo la capacità di apprendere dall’ambiente che li circonda. Nel tempo, ho imparato anche io a svolgere determinati giochi imparati durante le giornate di terapia e che mio figlio svolgeva sia con me sia con suo fratello più piccolo.Ho iniziato dunque anche io a preparare, cercandole anche su internet, tantissime attività sia legate al gioco sia legate alla motricità fine. Ho notato che in rete tutti i siti in cui si parlava di queste attività erano per la maggioranza americani, e ho iniziato a pensare che anche io avrei potuto far qualcosa per condividere le mie conoscenze, a livello locale. Ci sono mamme in difficoltà, che non sanno come agire in queste situazioni e l’esperienza di “chi vive le loro stesse situazioni” è fondamentale. Una mia amica, consulente digitale, mi ha dunque consigliato di aprire un sito web, accanto alla mia pagina Facebook, in cui poter raccontare le mie esperienze, la mia quotidianità e condividere le attività che svolgo con mio figlio. Il mio blog “Insegnami a giocare” ha riscosso da subito un grande successo, grazie anche alla diffusione virale di info attraverso Facebook, e gruppi di insegnanti di sostegno e genitori che utilizzano questo importante Social Network per essere “in rete”. In soli tre giorni, la mia pagina Facebook ha raggiunto quasi 2000 visualizzazioni e sono stata anche contattata da insegnanti di sostegno, che mi hanno chiesto consigli sulle attività da svolgere. Da quel momento, ha funzionato molto il passaparola; ancora oggi, molte mamme mi chiamano per ringraziarmi di questa iniziativa che voglio portare avanti al meglio.

D: Tra le tante attività e giochi che sperimenti e che condividi con tutti noi frequentemente, ce n’è una in particolare che preferisci o che preferisce il tuo bambino? 

R: Mio figlio fa molta fatica con le attività di motricità; lui preferisce quelle che riguardano i numeri, perché è un bambino molto interessato alle operazioni, e riesce anche a farle in autonomia. I numeri sono per lui una passione.

D: Condividere tutte le attività, i giochi, il mondo speciale di tuo figlio, quanto ha inciso nella tua crescita personale?
R: Al momento, mi sento molto arricchita perché posso aiutare anche le altre mamme. Ho creato un’associazione assieme ad altre mamme: io mi occupo del lato burocratico. Anche in questo caso, aiutare rappresenta per me una bella sensazione. Alleggerire su questi fronti è fonte di gratificazione.

D: Hai dunque fondato l’associazione “Voce all’Autismo” che oggi comprende quindici famiglie del tuo territorio. Parlaci di questa splendida idea e della sua finalità.
R: La finalità dell’associazione è quella di dare sostegno prevalentemente alle famiglie, che spesso si sentono abbandonate e non aiutate, soprattutto nel momento della diagnosi. Dopo di questa, non viene data subito una terapia per il bambino; dunque spesso ci si sente quasi spaesati. Cerchiamo dunque innanzitutto di guidare queste famiglie in questo punto di vista. Inoltre, svolgiamo laboratori per bambini con svariate attività, grazie alla presenza di volontari. Cerchiamo sempre di condividere momenti insieme, per aiutarsi a vicenda, per confrontarsi e per accompagnarsi nella risoluzione di problemi. L’associazione è nata con questo intento!

D: Qual è il consiglio che daresti a tutte le mamme alle prime armi con questo tipo di esperienza?
R: Innanzitutto, cercare di accettare la diagnosi, grazie al quale poter aiutare il proprio figlio. Lui ha bisogno di essere aiutato! Dunque, fare tutto il possibile per accompagnarlo dal punto di vista terapeutico. Cercare, inoltre, di non nascondersi e di confrontarsi con le altre mamme, con le altre persone, in modo tale che i propri figli siano anche in futuro capiti e quindi aiutati. Bisogna sensibilizzare queste problematiche facendole conoscere!


Ringraziamo Marinella per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, ringraziandola di non essersi mai arresa e di aver continuato in un percorso non facile ma che è costruito su basi solide come il sorriso del proprio figlio e le sue piccole mani che richiedono altre mani, più grandi e più forti, per camminare, e spesso correre.

 

Recensione e intervista a cura di Stefania Meneghella
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

2 Comments

  1. Silvia scrive:

    Marinella sei speciale e d’esempio a tutti quei genitori che devono affrontare quello che avete passato tu e la tua famiglia. Con questo ti voglio, nel mio piccolo, far sapere che ti stimo moltissimo!

  2. Marinella Drudi scrive:

    Ti ringrazio immensamente per le belle parole…Quella raccontata è la nostra quotidianità….che per quanto faticosa ci arricchisce ogni giorno di più!!..grazie ancora!!!

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