Manfredi-Il racconto della vita in musica

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Manfredi - foto 1 di Federico Cataleta_b (1)

Cantante

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Sprazzi di vita raccontati in musica, come pagine di un diario di ciò che ci accade, la musica ne sigilla il ricordo e lo custodisce. Tutto così assume un altro significato. Quando la vita vera viene poi trasformata in musica, non solo emerge tutto ciò che pensiamo e crediamo, ma possono anche svelarsi parti di noi fino prima di allora nascoste. I ricordi si trasformano in immagini che accompagnate dalla musica sembrano quasi creare il cd della nostra vita. Classe 1998, Manfredi, all’anagrafe Antonio Guadagno, nasce in provincia di Salerno e all’età di soli tre anni si trasferisce a Milano con la sua famiglia. Inizia a suonare la chitarra negli anni dell’adolescenza, annoiato dalla monotonia dell’hinterland. A 17 anni inizia a scrivere canzoni e a registrare delle demo nell’armadio di un amico. Nel 2017 viene notato dai ragazzi di Foolica che si innamorano dei suoi testi e lo prendono nel roster dell’etichetta. Registra la sua prima canzone quando è appena maggiorenne, il giorno prima del suo orale di maturità. Nei due anni successivi ha modo di imparare molto sul mondo della musica, di scrivere nuove canzoni e di cercare un suo stile. Parallelamente alla musica, studia ingegneria al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 2020. L’università, i primi amori, il passaggio dalla provincia alla città, sono per lui grandi fonti di ispirazioni per canzoni autobiografiche tra le quali “20143 Milano Navigli”, “Cuffiette” e “Noi meno tu”, brani entrati nelle playlist di Spotify “Indie Italia” e “Viral 50 Italia”, superando i 4 milioni di ascolti totali.
Lasciamo ora la parola a Manfredi con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.

 

 D: Come nasce la passione per la musica?

R: Sono cresciuto nell’hinterland milanese e qui ci si annoia davvero parecchio. Quando avevo 14 o 15 anni cercavo un hobby, qualcosa da fare nel tempo libero. Ho provato molti sport ma decisamente non facevano per me. Un giorno poi, un mio amico musicista mi ha consigliato di comprare una chitarra e di imparare qualche accordo così potevamo suonare insieme. Ho messo da parte qualcosa come 50 euro ed ho comprato la mia prima chitarra classica, una di quelle con cui tutti iniziano. Poi da lì la musica mi ha appassionato sempre di più, ho iniziato a scrivere e mi è piaciuto parecchio. Ad oggi è la cosa che più amo fare.

D:Ricordi la prima canzone che hai scritto? Di che trattava?

R:La mia primissima canzone era dedicata ad una ragazza per cui avevo una cotta in terza media. Era un brano davvero tremendo e diceva solo “Rido rido rido rido quando ci sei e quando te ne vai aspetto solo che tornerai”. Praticamente non era nemmeno in italiano, i verbi erano messi lì a caso, solo per fare rima. La mia prima vera canzone invece si chiama “I vestiti dello scorso inverno”. Era solo una demo ma qualche mese fa ho deciso di pubblicarla su Spotify e su Youtube con un video di quando ero bambino. Non è una hit, ma c’è tanto cuore. È solo per i più affezionati insomma.

D: Come credi il tuo stile e la tua musica sia cambiata nel tempo?

R:La mia musica è sostanzialmente autobiografica. Quando scrivo una canzone cerco di essere sempre onesto, il più vero possibile, non invento nulla e parlo di ciò che mi succede e di come vivo certe esperienze. Per queste ragioni, andando avanti negli anni, sono cambiate molto le tematiche che affronto nei pezzi. Ora scrivo in modo più maturo, si sente che ho affrontato qualche delusione ma resto comunque un sognatore. All’inizio facevo fatica a scrivere i ritornelli, ora invece mi esce più naturale. Ho lavorato molto sulla forma. È importante riuscire a scrivere una canzone che sia bella all’ascolto, altrimenti puoi parlare anche di argomenti stupendi ma non arrivi alla gente.

D: Quali sono i lati di te che vorresti emergessero attraverso le tue canzoni?
R:Non saprei, non me lo sono mai chiesto. Come dicevo prima, mi piace essere vero. Io scrivo una canzone, la pubblico e poi la gente la ascolta e può credere di me quello che vuole. Per alcuni sono un romantico, per altri magari uno stronzo, non saprei. Non indosso maschere. Io mi vedo un po’ come un sognatore ma ultimamente sto iniziando a trovare un certo fascino anche nelle cose più terrene. Ci hanno dato un cielo da sognare, ma non scordiamoci che abbiamo anche un mondo da vivere.

D: A cosa ti ispiri per la stesura delle tue canzoni?
R:Per quanto riguarda i contenuti, parto sempre da ciò che mi succede. La mia principale fonte di ispirazione sono le persone. Fidanzate, amici, persona che vedo una volta nella vita e poi mai più. Delle volte basta anche solo una frase che mi colpisce, un concetto che trovo interessante, e da li nasce una canzone. Una volta ho scritto una canzone per una ragazza che era seduta davanti a me in un bar. Era davvero bellissima, vestita di rosa, se ne stava lì da sola a leggere. Chissà se la pubblicherò mai e chissà se lei la ascolterà.

D: Raccontaci del tuo ultimo singolo “Hollywood”. Come nasce l’idea di ispirarti ai film romantici?
R: Credo che un po’ tutti sognino un amore come quello dei film. Quest’estate ho avuto modo di recuperare un sacco di cult come ad esempio “Notting Hill”, “Pretty Woman”, “The eternal sunshine of the spotless mind” e ogni volta riuscivo ad emozionarmi per l’intensità di quelle storie d’amore. Quante volte ci sarà capitato di guardare un film e di dire “lo voglio anche io un amore così”? Forse i film finiscono poi col rovinarci un po’ gli amori veri, quegli amori che devono fare i conti poi con la routine e la monotonia, ma che in qualche modo sono comunque speciali. Da tutti questi ragionamenti, dal fatto che mi piacciono quelle storie difficili che ci fanno sentire vivi e da qualche accordo è nata Hollywood.

D:   Ci sarà un progetto discografico che farà seguito a questo brano?

R:Hollywood è il primo singolo del mio primo disco. Incrociando le dita si intende.

D: Qual è un artista con cui in futuro ti piacerebbe collaborare?

R:Ci sono molti artisti davvero bravi in Italia. Prima di poter pensare a grossi nomi però, dovrei arrivare io stesso tra i big, altrimenti da parte loro non ci sarebbe interesse ad una collaborazione. Per ora cammino con le mie gambe, poi si vedrà. Paradossalmente, mi piacerebbe lavorare con autori più che con altri artisti. Potrebbe nascere qualcosa di interessante.

D:Quali sono i tuoi futuri progetti?

R:Attualmente sto lavorando al disco e ai prossimi singoli che usciranno e che lo anticiperanno. Mi auguro di riuscire a fare un bel tour in tutta Italia, magari quest’estate. Sul lungo periodo, il mio grande sogno sarebbe un disco d’oro, ma per quello si vedrà.


Ringraziamo Manfredi per la loro collaborazione e per il tempo che ci hanno donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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