Luciano Petruzzi – Le voci del silenzio

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Speaker radiofonico

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Instagram: luciano.petruzzi


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Oggi vi parleremo di voci: quelle che escono dal cuore, quelle che esprimono più di sguardi, quelle che portano a pensare. Le voci di chi crede nella parola, e nei racconti, e spesso anche nei silenzi.
Le voci sono davvero tante, e sono ovunque; le ascoltiamo quando siamo a lavoro, e quando per strada cerchiamo qualcosa a cui aggrapparci. A volte, quelle voci, sembrano venire dal cielo o da qualcuno in cui abbiamo sempre creduto e anche da qualcuno in cui stentiamo a credere. Sono così misteriose, a volte, quelle voci.
Ma a volte, le voci che ascoltiamo ogni giorno esistono davvero e provengono da una persona che è lì per noi, per farci ascoltare cosa ha nel cuore. Forse per questo è nata la radio: per darci la possibilità di ascoltare esattamente la voce di cui in quel momento abbiamo bisogno.

La voce che oggi ci parla è di Luciano Petruzzi, nato ad Altamura nel 1989. All’età di 14 anni si avvicina al mondo della musica assieme ad un gruppo di amici con la quale condivide le prime esperienze di speaker. Nel 2008, fa il suo approdo nel mondo del clubbing animando serate presso il noto club Divinae Follie, passando per Trappeto, Autodromo e altri club dell’interland barese. Coltiva anche la sua passione per la radio e, dopo molti sacrifici, nel 2004 inizia la sua carriera radiofonica, coronata nel 2014/2015 su Telenorba. Lo scorso novembre ha partecipato ad un contest a livello nazionale organizzato da Radio 2 della Rai classificandosi al terzo posto come speaker radiofonico.

La parola va ora a Luciano, augurandogli di continuare a regalare parole con la sua voce.


D: Come nasce la tua passione per il mondo della musica?
R: Nel 2004, ero appena tornato dall’Inghilterra, avevo 15 anni e voglia di fare un’esperienza formativa. Da ragazzo timido, quale ero, decisi di avvicinarmi al mondo della musica, sia per vincere la timidezza, sia per buttare fuori quello che avevo dentro. Dovevo fare comunicazione, la radio era la mia luce!

D: In cosa credi che questo ti abbia aiutato per quanto riguarda l’aspetto caratteriale?
R: Come ho già anticipato, la radio e quel microfono erano i mezzi giusti. Perché effettivamente era così: potevo parlare senza che nessuno mi guardasse. Ero sicuro di me!

D: Quando hai compreso che lo speaker era il ruolo giusto per te?
R: Il secondo dopo in cui quella scritta “On Air” diventò rossa. Voce, musica, raccontare me e raccontare voi che mi ascoltavate. Stava diventando l’amore più grande della mia vita. 12 anni di storia, mai una lite.

D: Quali sono le maggiori differenze che hai colto dall’essere animatore all’esperienza come speaker?
R: Immagina. Quando sei in radio non sai quanta gente ti ascolta ma soprattutto nessuno è fisicamente lì con te. Entrare nel mondo del clubbing è un tantino diverso. Le mie prime serate in consolle erano tremende, ricordo che alla prima parlavo al microfono quasi di spalle alla pista. Non vedevo nemmeno quante persone tiravano su le mani effettivamente.

D: Cosa ricordi delle tue prime esperienze radiofoniche?
R: Se te la dovessi chiudere in una frase, ti direi “farfalle nello stomaco”. La cosa simpatica è che quelle farfalle le provo ogni volta che ci parlo in un microfono. Uno dei ricordi più assurdi è legato ad una mattina. Avevo marinato la scuola e mi nascosi, intelligentemente, nella radio del mio paese. Il bello è che appena arrivai, il conduttore della mattina mi salutò in diretta; il brutto, invece, è che mia madre stava ascoltando in quel momento la radio. In breve dovetti entrare alla seconda ora.

D: Quali sono le doti che secondo te un bravo speaker dovrebbe possedere?
R: I big ti diranno dizione, fonetica, calore. Io credo che siano elementi importanti ma personalmente prediligo altre doti. Un bravo speaker deve avere secondo me: capacità relazionali, presa sul pubblico, sintesi e doti esplicative. Una bella voce, certo non guasta. La tua voce deve essere un magnete e il pubblico deve essere il tuo ferro.

D: Lo scorso anno hai partecipato ad un contest targato radio 2 classificando al terzo posto come miglior speaker. Cosa ricordi di quell’esperienza?
R: Il solo poter mettere piede negli studi Rai è di forte impatto. La sola possibilità di parlare all’intera nazione è inspiegabile per quelli che fanno il mio lavoro. Ricordo tensione e stupore; certo, come ogni contest nazionale, ho avuto modo di constatare quanto sia complesso e competitivo, per diversi motivi. E’ stata una grande soddisfazione arrivare terzo in questo contest con le mie sole forze.

D: Qual è un episodio che più ti è rimasto impresso di quest’avventura?
R: Fino a prima di novembre avevo lavorato nei contesti regionali e interregionali. Avevo il mio team, la mia squadra. Lì è diverso, e anche tanto. Parli e lavori ad un programma con la stessa gente che per mesi hai cercato su Facebook, magari, per avere un contatto e farti notare.

D: Qual è il sogno che vorresti realizzare in questo campo?
R: Trasmettere ciò che so a chi si affaccia in questo settore. Mi piace vedere i ragazzi che si cimentano nel settore artistico. Vado spesso a curiosare negli eventi della new school e quando posso o mi viene chiesto metto volentieri a disposizione il mio background.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Oltre la radio io mi sono cimentato anche nel mondo televisivo per due anni su Telenorba in un programma scritto e condotto da me, il mondo televisivo mi affascina molto. Qualcosa ci potrebbe essere in quel settore, ma non posso dire molto. Un altro progetto a cui tengo molto è quello insieme a colleghi\amici della mia zona con cui sto mettendo su un lavoro web molto interessante. Dal 26 Settembre, infatti, vi invito a seguirci sulla mia pagina Facebook MR Luciano.


Ringraziamo Luciano Petruzzi per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a regalare parole con la sua voce.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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