Luca Galli- L’ Opera? Storie di tutti i giorni

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Baritono

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Luca Galli è un baritono nato ad Assisi il 6 luglio 1994.
Nel 2008 inizia gli studi al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, nella classe di Pianoforte principale, e dal 2012 studia canto con il mezzosoprano Diana Bertini.
Dal 2014 inizia ad esibirsi in concerto, accompagnato al pianoforte dal M° Stefano Ragni, e raggiunge il podio in vari concorsi per giovani cantanti lirici. Frequenta masterclasses tenute da Daniela Dessì, Fabio Armiliato e Desiree Rancatore, e a dicembre 2016 fa il suo debutto al Teatro Regio di Parma nel ruolo “Il Gatto” nel “Gatto con gli stivali” del M° Marco Tutino. A febbraio 2017 debutta “L’Elisir d’amore” al Teatro Mengoni di Magione nel ruolo di Belcore, e a marzo “Turandot” nel ruolo di Timur al Teatro Manini di Narni. Nello stesso anno interpreta Sharpless in “Madama Butterfly” alla Sala Teatro AIDM di Roma, e a gennaio 2018 è il turno del torero Escamillo nella Carmen di G. Bizet, produzione “Opera Domani 2018” dell’ente As.Li.Co.
Conclude l’anno come Uberto nella “Serva Padrona” di Paisiello e Betto in “Gianni Schicchi” di Puccini. E’ attualmente impegnato nel ruolo di Dulcamara de “L’Elisir d’amore” con il Teatro Sociale di Como.

Ora lasciamo la parola a Luca Galli, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D: Caro Luca, è un piacere averti con noi! Ricordi il momento esatto in cui hai scoperto di avere questo talento?

R: Oddio, ho una pessima memoria, il che non va bene per questo lavoro! (ride)
Comunque ammetto di aver iniziato, credo come molti, cantando così per scherzo, sotto la doccia, ed in alcuni karaoke nel paesino in cui abito. Poi, all’incirca all’età di 15 anni, sentendo che la voce era buona mi sono messo a studiare con la mia attuale insegnante, Diana Bertini. Mano a mano che il tempo passava, la voce maturava ed aumentava notevolmente di volume, tanto da essere difficilmente gestibile con un microfono… così ho intrapreso uno studio lirico più approfondito, che mi ha fatto innamorare di questa arte sì difficile, ma piena di soddisfazioni.

D:  E’ stato naturale per te indirizzarti verso il mondo lirico, o avresti preferito dedicarti ad altri generi?
R:Ho iniziato studiando musica leggera, e posso confessarvi che non volevo proprio saperne di musica lirica, non mi piaceva affatto! In questo la mia insegnante è stata molto brava e paziente, cercando di farmi studiare un po’ alla volta entrambi i repertori, e fra le prime cose che ho cantato ricordo “Non più andrai farfallone amoroso”, da “Le nozze di Figaro”. Da lì a piccole dosi ho iniziato a studiare, e sono arrivato qui!

D: Chi è stata la tua guida?
R:La mia guida è stata sempre la mia insegnante Diana Bertini, mezzosoprano spoletino che vanta nel suo curriculum svariate produzioni con i nomi più illustri del panorama lirico mondiale, come Renato Bruson, Daniela Dessì, Fabio Armiliato e molti altri.

D: Sei molto giovane… ti è mai capitato di sentirti dire che l’opera è “roba da vecchi”? E come spiegheresti la sua attualità a chi ancora non conosce questo mondo? 
R: Eh sì, ho 24 anni, una giovane età per un baritono!
Ahimè sì, ho sentito più volte la frase “l’opera è roba da vecchi”, ma per fortuna ho sempre cercato di portare a teatro tutte le persone che me l’hanno detto! Credo che realmente la magia del teatro, la passione che si trasmette dal palcoscenico, e la “verità” che oggi in campo musicale sembra essersi persa, abbia convinto la maggior parte di loro della bellezza di questa arte.
La vera arte del cantante, e ciò che contraddistingue un professionista, è la capacità di immedesimarsi così tanto in un personaggio da renderlo reale, capire fino in fondo uno stato d’animo e riuscire a trasmetterlo in scena.
Penso che molte persone non si avvicinino all’opera pensando che il linguaggio adoperato sia “vecchio” e “noioso”, e non si pensa che i temi trattati sono molto più vicini a noi di quanto non pensiamo! A volte si tratta di situazioni che abbiamo vissuto in prima persona, ma non ce ne rendiamo conto perché percepiamo l’opera come qualcosa di astratto, di non reale.

D: Qual è il personaggio che finora ti ha dato maggior soddisfazione?
R:E’ indubbiamente Escamillo, nella Carmen di Bizet, che ho debuttato nel progetto “Opera domani” dell’ente As.Li.Co.

D:  E quello che speri di interpretare un giorno?
R:Spero vivamente di debuttare Leporello nel “Don Giovanni” di Mozart e Marcello ne “La Bohème” di Puccini. Entrambi sono personaggi che mi affascinano molto, e musicalmente sono vicini alla mia vocalità. Se invece parliamo di un personaggio che vorrei interpretare un giorno, essendo baritono credo che Rigoletto sia un sogno nel cassetto, che per ora però resta tale… magari tra cinque o sei anni se ne riparlerà!

D: Quali sono i pro e i contro dell’essere musicista?

R:Pro e contro? Il primo pro in assoluto è che fai il lavoro più bello del mondo, o almeno per me lo è! Un lavoro dove si crea l’arte, un lavoro che appaga con immense soddisfazioni.
L’unico contro che mi viene in mente, è il fatto che durante la produzione sei costantemente fuori casa, ed a volte si soffre un po’ di solitudine.

D: Se potessi esprimere tre desideri…

R: Tre desideri? Domanda difficile!
Vorrei terminare gli studi di pianoforte in conservatorio, così da potermi dedicare interamente al canto e intraprendere lo studio dell’accompagnamento pianistico come maestro ripassatore. E vorrei che i miei cari riuscissero più spesso a venire a teatro, anche se purtroppo con gli impegni lavorativi mi rendo conto che non sempre questo è possibile.

D: Prossimi impegni?

R: Adesso sarò impegnato con la produzione di As.Li.Co. con il Teatro Sociale di Como nel ruolo di Dulcamara, ne “L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti, che andrà in tournée fino agli inizi di giugno, con tante rappresentazioni in tanti teatri italiani.

Ringraziamo Luca Galli per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Intervista a cura di Giulia Cucciarelli


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