L’orgoglio di essere ciò che si è

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L'orgoglio di essere ciò che si è


Bellezza artistica, bellezza oggettiva, bellezza soggettiva… Tanti i modi di percepire la bellezza all’interno del mondo. C’è chi è bello ma è quasi cieco da non rendersene conto, c’è chi al contrario è fin troppo convinto delle sue doti fisiche e infine esiste quello che è bello oggettivamente come l’arte, la musica. C’è chi si sofferma sulle imperfezioni e i difetti e chi invece cerca di mettere in mostra altro cercando di farsi amare non solo per le doti esteriori.

Si pensa quando si soffre di una determinata malattia il mondo crolli, come se si diventasse fantasmi paralizzati e si diventa solo spettatori di una vita che scorre davanti a noi.

La vita però spesso ci pone davanti ostacoli proprio per metterci alla prova, per capire come si è in grado di affrontarli, sta a noi quindi anteporre il sorriso davanti al resto, trasformare la negatività in positività, cercare di essere felici nonostante il mondo sembri non essere dalla nostra parte.

Bisognerebbe imparare ad essere orgogliosi di ciò che si è stati, ma soprattutto di quelli che poi il tempo ci ha portato a diventare. Il fotografo e art director Ian Pettigrew stava lavorando al un progetto fotografico dal titolo “Just Breathe: Fibrosi Cistica” ma ha deciso di fare qualcosa di più, di estendere il suo progetto donando un messaggio ben più profondo è importante. Nei suoi scatti vengono ritratte donne che nonostante le difficoltà hanno la forza di andare avanti, hanno la forza di essere sorridenti e serene nonostante le dure prove quotidiane. La fibrosi cistica è una malattia ereditaria che colpisce le cellule che producono il sudore, il muco e i succhi gastrici, e può danneggiare polmoni e apparato digerente colpendo soprattutto i bianchi dell’Europa del Nord, secondo la Mayo Clinic, ma non solo. Non vi è una cura che permetta a questa malattia di passare con il tempo, però ci sono medicinali che sciolgono il muco o che rendono la respirazione più facile. Il fotografo del progetto sostiene “Purtroppo l’idea che esistano dei corpi di cui vergognarsi è ancora molto reale e diffusa. La comunità affetta da Fibrosi Cistica non è immune. I bambini possono essere cattivi, così come gli adulti. Parte dell’obiettivo di questo progetto è stato quello di restituire potere alle donne, renderglielo affinché lo possiedano. Nessuno ha il diritto di criticare o di vergognarsi di qualcuno, soprattutto quando non si conoscono i fatti. Si può essere anche brutali. Speriamo che questo possa insegnare agli altri ad essere orgogliosi di quello che sono. Considero queste donne le ambasciatrice di questo messaggio per le generazioni a venire, e che siano tutti orgogliosi di portare la torcia“Salty Girls” è destinato a diventare un libro. Scopri alcuni dei ritratti mozzafiato sottostanti.”.

Se le persone sono come un libro tutto da scoprire le donne di questo progetto sono un avvincente storia reale che si conclude col sorriso più bello del mondo, quello che ricorderanno per tutta la vita.


Articolo realizzato da Manuela Ratti

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