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Regista

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Andrea Leonetti –Portami con te

I momenti che si vivono non sono mai soli; ogni attimo, ogni istante che percorriamo è voluto da qualcuno; questo qualcuno ci induce a muoverci, ad amare, a camminare, ad essere semplicemente persone. Ci induce, a volte, persino a vivere contro la nostra volontà, e spesso a sopravvivere.
E’ così che va la vita, è così che va l’arte.
In ogni sua minima forma, ogni pennellata, ogni passo di danza, ogni maschera che indossiamo, tutto è voluto da qualcuno. Una persona, una persona come noi ma che, con un grande talento e passione, riesce a gestire dall’alto ogni batterio che attraversiamo. Nasce così il teatro o, più comunemente, il cinema.

La costruzione dei momenti - Andrea Leonetti Di VagnoOggi vi parleremo perciò di un ragazzo che, con una grande voglia di sognare, non smette mai di crederci, di credere che tutto possa accadere davvero, di credere che lui possa costruire piccoli tasselli di vita in uno scenario che per il pubblico diventerà realtà. Il suo nome è Andrea Leonetti di Vagno, regista emergente con alle spalle una serie di cortometraggi realizzati da lui in prima persona.
Ciò che si evince particolarmente dalla sua arte è il desiderio di rendere vivi tutti quei tasselli che compongono la nostra quotidianità, il nostro vivere ogni giorno combattendo e lottando contro i momenti che vorremmo far accadere o svanire, inserendo a volte piccoli tocchi surrealisti, come quella bambina “fantasma” che passeggia nelle strade di “Portami con te” (Italia 2011), il cui significato è ad interpretazione libera dello spettatore, un cortometraggio che tratta il tema dell’emigrazione dalla propria terra.
Nel 2012, un fatto di cronaca del sabato sera, un’esperienza vissuta di persona, dà l’occasione ad Andrea Leonetti di Vagno di raccontare con toni crudi il vuoto cosmico di una generazione nel cortometraggio “Mi ricordi il mare”. Negli anni successivi, perfeziona e approfondisce le sue esperienze come regista nel backstage del seguenti film: “L’amore è imperfetto” di Francesca Muci, “Controra” di Rossella De Venuto, “Ameluk” di Mimmo Mancini, “La scelta” di Michele Placido. Nel 2013, è tra i protagonisti della pelliccola “Ameluk”, questa volta però nei vesti di attore, nel ruolo di Tonino. Nel 2015, dirige un video che rappresenta gli ulivi pugliesi all’Expo di Milano e, nello stesso anno, scrive e dirige il cortometraggio “Long Shot” che esamina la relazione tra un individuo e la realtà che lo circonda. I suoi cortometraggi, nonostante, non avessero una distribuzione, hanno girato il mondo: Long Shot rappresenta il cinema italiano a “Short Mexico”, Festival del Cinema del Messico e al “Los Angeles Cinefest”. Tutti i suoi cortometraggi sono stati in concorso al David di Donatello, e in altri numerosi festival nazionali. Andrea è tutt’ora studente del Dams di Roma Tre.

Ora, lasciamogli la parola, con l’augurio più grande di proseguire in questo percorso.


D: Qual è stato il motivo che ti ha permesso di intraprendere questo tipo di percorso artistico?
R: Il motivo primario è stato quello di aiutare le persone a sfuggire, anche se per poco tempo, dalla realtà.

D: Cosa ti ha portato a scegliere come tema di un tuo cortometraggio l’emigrazione dalla propria terra. Credi di essere riuscito a concentrare in tutta la durata del tempo il tuo modo di vedere l’argomento?
R: Credo di esserci riuscito, poi quello che conta è cosa arriva a chi lo vede. I film hanno una vita lunghissima, molte volte più degli autori stessi. Quello che conta è cosa arriva al pubblico; l’autore non deve però farsi condizionare, solo un autore libero verrà apprezzato dal pubblico per la sua indipendenza.

D: “Mi ricordi il mare” è il titolo di un altro tuo cortometraggio, nel quale racconti il vuoto cosmico della generazione. Come è stato invece interpretare questa tematica e cosa ti ha spinto a sceglierla?
R: Purtroppo è un argomento che conosco bene, nella vita sono circondato dai “personaggi” di “Mi ricordi il mare”. Infatti è ispirato ad un avvenimento di cronaca, avvenuto in discoteca a Rosamarina. Io ero lì. Comunque non penso che la nostra sia solo una generazione vuota ma che sia una generazione senza mezze misure, il vuoto cosmico o le eccellenze.

D: Hai fatto da regista per il backstage di alcuni film tra cui: “L’amore è imperfetto” di Francesca Muci, “Controra” di Rossella De Venuto, “Ameluk” di Mimmo Mancini, “La Scelta” di Michele Placido. Cosa hai imparato tramite questo nuovo tipo di esperienza? Ti vedresti mai come regista di film? Se sì, che genere ti piacerebbe affrontare?
R: Ho imparato che il set è prima di tutto gioco di squadra, l’autore non potrebbe fare un buon film senza una buona squadra di elettricisti, macchinisti ecc. Spero di girare un mio film e spero sarà un thriller o un horror. L’Italia ha inventato i “generi” (Dario Argento, Mario Bava, Sergio Leone ecc..) è assurdo che oggi non vi siano film di “genere” italiani.

D: Nel film Ameluk ti sei cimentato nella parte di attore. Quali sono state per te le difficoltà nel calarti in un ruolo così diverso che ti metteva in primo piano? E’ un’esperienza che ti piacerebbe ripetere?
R: Tantissime difficoltà, la maggiore è stata quella di fidarsi completamente di un’altra persona, in questo caso il regista. Non è facile mettere in gioco la propria immagine e i propri sentimenti. Non penso di farlo nuovamente perché credo nei mestieri e nel fatto che ognuno debba fare il suo. Odio gli attori che poi decidono di fare anche da registi o viceversa, tranne per alcuni casi di icone del cinema. Ho accettato di fare Ameluk per capire che cosa si prova a stare dall’altra parte della macchina da presa, in modo da dirigere e comprendere al meglio i miei attori.

D: I tuoi cortometraggi hanno raggiunto importanti traguardi. “Long Shot”, che esamina la relazione tra un individuo e la realtà che lo circonda, ha rappresentato il cinema italiano a “Short Mexico”, Festival del Cinema del Messico e al “Los Angeles Cinefest”. Quale credi sia stato il segreto di questo tuo lavoro? Cosa ha fatto si che il messaggio arrivasse così diretto al pubblico?
R: E’ stato un lavoro raccontato in maniera sincera e descritto in maniera molto articolata. Il pubblico avrà apprezzato l’impegno. Io ho molto rispetto del pubblico: dire “film per il pubblico” o “film impegnato”, la trovo un’offesa. Il pubblico è capace di comprendere e seguire ogni tipo di film, semmai non tutti gli autori sono bravi a catturare e trattenere l’attenzione del pubblico.

D: C’è qualche attore con il quale ti piacerebbe collaborare? C’è qualche regista che preferisci in modo particolare?
R: Sicuramente Toni Servillo perché lo reputo il miglior attore italiano, ovviamente stiamo fantasticando.In quanto a registi mi ispiro a tutti i grandi maestri; mi sarebbe difficile sceglierne uno solo.

D: Quali credi siano gli obiettivi che un regista si deve porre per realizzare un bel cortometraggio?
R: Riuscire a raccontare una storia completa come quella di un film, non far frenare la propria fantasia in base alla durata.

D: Pensi che attualmente sia facile o difficile emergere in questo tipo di carriera? Perché?
R: Penso sia più facile e più difficile. Più facile perché oggi chiunque dispone di una videocamera (anche solo quella del telefono) e con YouTube e Internet è più semplice farsi strada. Più difficile per lo stesso motivo; internet ha creato una generazione di registi amatoriali, di video amatoriali; è facile avere condivisioni più riprendendo con un’ inquadratura storta un gattino che miagola che girando un cortometraggio.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Ho un corto da girare dal titolo “Untitled” parla dei due più grandi tiranni del mondo: il caso e il tempo. Non posso dirvi altro!


Ringraziamo Andrea Leonetti di Vagno per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio più grande di proseguire in questo percorso.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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