La bellezza dell’attesa

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Incontrarsi, conoscersi, piacersi… E’ da qui che ha sviluppo un’arte: quella del corteggiamento.

 Quest’ultimo consiste principalmente nella prima fase dell’amore, quella iniziale, quella in cui tutto è così straordinariamente misterioso, quella in cui non si finirebbe mai di scoprire. Scoprire la persona che piace in tutti i suoi lati da quelli più nascosti a quelli invece più visibili, con le sue doti e con i suoi difetti, con le sue fragilità e con le sue parole. Quando una persona diventa un mondo e si effettua un vero e proprio viaggio all’interno della vita e dell’anima stessa della persona in questione. Cosa sarebbe il corteggiamento se non la prima fase della conoscenza? Una conoscenza in sordina, a piccoli passi che man mano crea fiducia, fino alla costruzione finale di un legame stabile basato su quelle che sono fondamenta molto solide.

 Il corteggiamento è però allo stesso tempo un ostacolo per chi non desidera lottare, ma vuole ottenere ben presto i frutti del sacrificio. E’ forse la mancanza di corteggiamento che aleggia nei rapporti attuali, siano essi giovani o adulti, che non li rendono particolarmente forti. Non si vive più nell’attesa di un incontro, di una chiamata, di una parola, di un gesto, non nasce tutto in maniera spontanea ma quasi forzata e spinta e si affrettano spesso quelli che sono i tempi e la modalità del corteggiamento stesso. In un mondo che vive di velocità e frenesia l’unica cosa da scoprire in maniera lenta è l’amore. L’amore fatto di piccoli passi, di piccoli gesti che valgono molto più di qualcosa che va di corsa. Tutte le migliori scoperte, tutte le migliori conoscenze partono dalla lentezza, dal saper ponderare azioni e parole, dal non aver paura ma allo stesso tempo non mettendo ansie, compiendo questo viaggio nella maniera più naturale quanto spontanea possibile.Cosa è cambiato? Cosa ha permesso che il corteggiamento diventasse una corsa contro il tempo? In precedenza una lettera dal proprio amato seppur giungeva dopo tanti giorni era la gioia più grande, incommensurabile e quasi indescrivibile, lo stesso, però, non si può dire dei messaggi dei giorni di oggi.

Meno attesa, meno lentezza sono l’equivalenza di un amore che non si basa su valori come il romanticismo.L’attesa non è bella, magari quella si può accorciare, però compensarla con qualcosa che sia altrettanto bello, di cui vale la pena raccontare, che vale la pena di essere vissuto. Il corteggiamento nell ‘800 era fondato proprio sull’attesa e sulla lentezza. Inizialmente vi era un timido approccio che si trasformava in qualcosa di meno impacciato nel successivo secondo incontro, nel terzo, poi vi era l’incontro con i genitori con la richiesta di rivedere lo spasimante. Quest’attesa portava poi alla fatidica proposta con conseguente anello da mostrare alle amiche. I matrimoni non richiedevano la stessa attenzione odierna erano infatti organizzati con un preavviso molto più breve nel quale si aveva però modo di allestire tutto per il gran giorno, scegliere le proprie damigelle e ovviamente il proprio abito da

sposa. Il rito matrimoniale avveniva in maniera tradizionale ovvero marcia, scambio di fedi, benedizione degli sposi, bacio tra gli sposi, bacio con la mamma e congratulazioni del padre. Poi via libera ai festeggiamenti, al banchetto nuziale. Da lì sarebbe cominciata la loro vita di coppia ufficialmente.

 Ma i tempi cambiano e noi insieme a loro,

nulla rimane fermo e statico.

Perché però non trovare la via di mezzo tra la velocità odierna e la lentezza antica?

Una media velocità che non faccia bruciare tappe ma che permetta ad una relazione di essere vissuta.

Riscopriamo l’attesa, riscopriamo valori perduti che si possono ritrovare.

Riscopriamo l’amore.


Articolo realizzato da Manuela Ratti

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