Kaianik Adagian – L’armenia, un paese dalle pietre urlanti

Michela Greco - Il primo amore non si scorda mai...ma neanche l'ultimo
Michela Greco – Il primo amore non si scorda mai…ma neanche l’ultimo!!
10 agosto 2016
un amore che riscalda il cuore
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10 agosto 2016
Kaianik Adagian - L'Armenia, un paese dalle pietre urlanti

Riconoscimento di Papa Francesco del genocidio armeno, Basilica di San Pietro (Roma), 12 aprile 2015


del XX secolo, era quello di creare uno stato nazionale turco, sul modello dei nuovi paesi europei nati nell’Ottocento. 

Creare dunque la Turchia e unirla con il mondo turcofono dell’Asia centrale (il Turkestan). Gli armeni, cristiani ed indoeuropei, erano l’ostacolo più evidente da eliminare per portare a termine il sogno nazionalista di un immenso territorio che dal Mediterraneo arrivasse fino allo Xinjiang cinese. 

Il primo passo era la nascita di un Paese abitato soltanto da turchi. 

Ebbe iniziò così un genocidio, a molti chilometri di distanza dall’Armenia storica: a Costantinopoli, nelle case degli intellettuali, degli studiosi, dei poeti. Poi, sistematicamente, il massacro andò avanti più a Oriente, nelle terre abitate da millenni dal popolo armeno. Uccidendo gli uomini e deportando i bambini e le donne nel deserto siriano, dove morirono per la fame e per la sete, abbandonati. Ad alcuni bambini vennero inchiodati ai piedi i ferri di cavallo. I beni sequestrati andarono ad arricchire alcune famiglie turche.

Fu il Medz Yeghern, il “Grande Male”.

Sempre negato da parte turca, il genocidio degli armeni è stato dimenticato per decenni.

La magistratura turca punisce infatti con l’arresto e la reclusione fino a tre anni il nominare in pubblico l’esistenza del genocidio degli armeni. 


…Eppure, in tutto questo buio, c’è ancora chi crede. Tra le anime generazionali, il popolo armeno è oggi spirito patriottico, protagonista di forza e coraggio per chi resta, per chi vuole cambiare, per chi sogna.

Kaianik Adagian - L'Armenia, un paese dalle pietre urlanti

Riconoscimento di Papa Francesco del genocidio armeno, Basilica di San Pietro (Roma), 12 aprile 2015

Lei è Kaianik Adagian, e questa è la sua storia. 

Sono nata 44 anni fa in una famiglia tutto sommato normale (se pensiamo al concetto di famiglia oggi) con quei sani valori di un padre e una madre insieme che con i loro due figli creavano una famiglia. Una famiglia tutto sommato unita in cui ogni giorno ci si univa a tavola e si parlava. E per fortuna che non esistevano ancora i cellulari. Da piccola ho sofferto un po’ un mio isolamento dai rapporti sociali.
Crescendo ho iniziato a riscontrare una mia lieve diversità dagli altri bambini legata probabilmente al mio nome; in una città come Bari. Non avevo ben definita la mia identità per cui mi facevo chiamare con il nome italiano e quello armeno. Il mio nome e’ Cristiano e significa Anna.

Quando sei piccolo non ti poni tante domande su di te. Crescendo ho avuto problemi riguardo la mia identità. Nel mio periodo adolescenziale, mi ritenevo totalmente un calimero. Un nome brutto: io mi ritenevo brutta; una casa brutta, che solo oggi ho rivaluto per la sua preziosità di luogo della memoria.
Mi facevo delle domande e mi chiedevo: perché deve succedere tutto a me?

Crescendo sentivo il peso sempre più forte della mia ignoranza e della mia confusione.

Sentivo che in qualche modo c’era in me un grande dolore che man mano cresceva!
Da piccola ricordo che ogni giorno sedevo a prendere il té con i miei antenati anziani: lo zio Garabed, nonno Levon, nonna Kaianik, e qualche volta si aggiungevano i loro fratelli e le loro cognate/cognati. Solo nonno Levon non aveva nessun parente naturale. Lui era orfano del genocidio. Suo padre venne ucciso dai Turchi che senza pietà lo scaraventarono fuori dal treno in corsa. Non so se gli avessero già mozzato la testa; come usavano fare! In quel momenti li sentivo parlare in una lingua che non ho mai imparato. Parlavano nell’armeno antico, quello che si parlava in Anatolia. Non mi hanno mai raccontato le loro tragiche storie. Con me; il Loro futuro; sorridevano e mi coccolavano.

Oggi faccio i conti con il mio passato e quel tragico passato.
So che anche se loro abbiano cercato di proteggermi,
l’eredita’ di quel dolore che scorre nel sangue mi e’ arrivata.

 Da circa dieci anni c’è stato un risveglio della mia coscienza armena.
Tutto fluisce.
Ho sentito forte il mio bisogno di riconoscimento della mia identità e
per uscire da quella mia invisibilità cerco di essere in pace con me stessa. 

Kaianik Adagian - L'Armenia, un paese dalle pietre urlanti

Croce di pietra “Kachkar”, “San Nicola da Tolentino” , Roma

Parlare del genocidio con le persone che incontri tutti i giorni non è facile. Bisogna trovare la chiave giusta per farlo! I miei figli crescendo nella mia identità saranno sempre più sereni. La cultura armena e’ qualcosa di spettacolare! Il popolo armeno di oggi; i nipoti del genocidio vivono oggi in una terra che ha come capitale Erevan. Da circa 15 anni ha ricevuto l’indipendenza dalla Russia ed è una repubblica. È grande quanto il Veneto. Spero di riuscire ad andarci in questo magico paese delle pietre urlanti.

Gli armeni: il più antico popolo cristiano del mondo, con il più antico alfabeto ariano chiedono solo che sia fatta giustizia, che sia riconosciuto questo grande genocidio attuato dai turchi insieme ai tedeschi (impero ottomano) prima che arrivassero a fare quello che hanno fatto al popolo ebreo.

Hitler pronuncio’ una frase in cui disse: tanto nessuno si e’ accorto di quello che abbiamo fatto agli armeni…. Andarono avanti con l’invenzione delle camere a gas.

In tutti questi anni ho rafforzato la mia fede.
Sento che dal male si può risorgere nel bene.

La vita e’ un grande dono che ci ha dato Dio e penso che ognuno di noi debba imparare la differenza tra il bene e il male e sapere scegliere con libertà da che parte stare e imparare a liberarsi dai pregiudizi di ogni sorta.

Guardo al futuro riconoscendo tutti quei sani valori come la famiglia e la pace con se stessi per poter stare tra gli altri.


Kaianik Adagian

 

 

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