Intervista con Maricla Pannocchia

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Oggi è con noi Maricla Pannocchia fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro. Ha curato il libro “Ascoltami ora” che racchiude storie e testimonianze di bambini e ragazzi oncologici. Lo scopo di questa raccolta è quello di sensibilizzare le persone su tale tematica … ma Maricla ha scritto anche altro. È una donna di grande sensibilità e forza. Scoprite con noi la sua storia.

D: Come nasce l’idea di voler realizzare il libro “Ascoltami ora”?

R: Prima di tutto grazie per ospitarmi e dedicare spazio al nostro libro. Dico nostro perché “Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” è un libro che contiene 24 storie vere di bambini e ragazzi affetti dal cancro infantile, scritte dagli stessi o dai genitori. L’idea nasce come evoluzione naturale della mostra fotografica online “(IN)VISIBILI”, visionabile sul sito della mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, il cui scopo è sia dar voce a queste famiglie sia sensibilizzare le persone, specialmente chi è estraneo a questa realtà, sul cancro infantile e dell’adolescente. Lo scopo del libro è lo stesso; le storie raccontate offrono uno spaccato variegato di questa realtà e ho scritto personalmente la prefazione, introducendo la tematica e narrando alcune delle mie esperienze nell’Associazione.

D: Lei è fondatrice e presidente dell’Associazione di Volontariato Adolescenti e cancro. Ci parli di questa sua vocazione e della sua esperienza.

R: Tutto è successo per caso. Sono una scrittrice e da sempre mi piace scrivere di tematiche sociali. Nel 2014 ho scritto il romanzo “Le cose che ancora non sai”, che racconta la storia di amicizia fra due adolescenti, di cui una malata di leucemia. Pensavo che sarebbe stato un romanzo come altri che avevo già scritto a sfondo sociale, invece mi ha cambiato la vita. Sapevo poco o niente sull’argomento (adesso, direi che avevo quella visione del cancro infantile a dir poco indorata e semplificata che ha la maggior parte della gente che non conosce famiglie che ne sono colpite) e così ho dovuto leggere storie, guardare video su Youtube ecc di ragazzi che stavano affrontando o avevano affrontato il cancro… mi aspettavo storie di morte, dolore fisico ed emotivo, paura… e vi ho trovato tutto questo ma ciò che prevaleva era la resilienza, la forza, la voglia di vivere di questi ragazzi che, ci tengo a ripeterlo, non sono né eroi né guerrieri, come vengono spesso chiamati, ma giovani comuni costretti a combattere una battaglia che non hanno scelto. Per raccontare l’Associazione dalla nascita a oggi, a quasi 6 anni da quel settembre 2014 in cui lanciai il sito di Adolescenti e cancro, ci vorrebbero pagine e pagine… in breve, dico che è un’esperienza che mi ha cambiata in meglio come persona, ricordandomi cosa conta davvero e spingendomi a fare cambiamenti nella mia vita per seguire davvero queste cose che tutti sappiamo essere importanti (l’amore, l’aiutare gli altri, il vivere la vita appieno, l’apprezzare le piccole cose) eppure spesso, presi dal tran-tran quotidiano o inculcati dalla società a dare importanza a ciò che invece è frivolo (es. la popolarità, la moda) o addirittura sbagliato e controproducente (es. giudicare gli altri, focalizzarsi sulle diversità…), viviamo delle vite che sono fondamentalmente vuote, replicando le stesse giornate per mesi o anni. Ho scoperto invece che la vita è un delicato, bellissimo e complicato viaggio; penso che il nostro scopo sia crescere come persone, come anime, e che per vivere una vita degna di essere vissuta l’unico modo sia quello di essere al servizio degli altri. Questo non significa necessariamente dover aprire un’Associazione o girare il mondo facendo volontariato; ognuno può aiutare gli altri, nel suo piccolo. E, ovviamente, ciò che ottengo indietro a livello umano non ha eguali. E’ un privilegio far parte delle vite di questi ragazzi e delle loro famiglie e non smetterò mai di ringraziarli per la fiducia che mi hanno accordato e che continuano ad accordarmi; per avermi permesso di entrare nelle loro vite.

D: Quanto è stato importante, per i ragazzi raccontare le loro storie?

R: Dovrebbero essere i ragazzi stessi a rispondere, comunque so che raccontarsi è molto importante. Questo non vale per tutti; ci sono persone che magari seguono la pagina Facebook della mia Associazione e le varie storie altrui senza mai raccontare la propria. Ognuno è un individuo a sé e reagisce alla situazione alla propria maniera. Per quanto riguarda chi racconta la propria storia, o quella del proprio figlio/a, penso che lo faccia sia come metodo terapeutico personale sia per aiutare gli altri.

D: È l’autrice del libro “Le cose che ancora non sai”, all’interno del quale narra la storia di amicizia tra due adolescenti, di cui una malata di leucemia. Quanto è stato difficile scrivere un libro che affrontasse una tematica così delicata e che avesse come protagonisti due giovani?

R: Come ho accennato prima, è stato difficile perché sapevo poco o niente sul cancro infantile e quindi mi sono dovuta immergere in un mondo che non conoscevo. Automaticamente collegavo il cancro alla morte e alla sofferenza; al pensiero di dover leggere o vedere storie di ragazzi pensavo che non sarei riuscita ad affrontarlo perché lo avrei trovato troppo forte e sconvolgente emotivamente. Del resto, purtroppo nessuno è al riparo da queste malattie e allo stesso tempo la maggior parte della gente tende, per protezione verso sé stessi o verso i propri cari, a non pensarci. Anche io ero così. Leggere quelle storie e guardare quei video significava diventare improvvisamente consapevole che quelle persone esistono, che stanno affrontando una battaglia proprio ora, e spesso sono bambini e ragazzi. E anche che io non sono immune al cancro o ad altri terribili eventi. Come dicevo prima, sono stati la resilienza e l’amore per la vita a colpirmi. Mi sono detta “ma com’è possibile che ragazzi così giovani, alcuni terminali, che quindi a rigor di logica dovrebbero essere arrabbiati o tristi, sappiano godersi ciò che noi non siamo in grado di apprezzare?”. Credo che molti malati di cancro, così come le persone che affrontano altre gravi avversità, siano semplicemente in grado di avere una visione della vita più vera e profonda di quella che possiamo avere noi che non abbiamo mai affrontato problematiche così gravi. In questi 5 anni e mezzo dal settembre 2014, quando ho lanciato il sito Internet di Adolescenti e cancro, ho scoperto molte più cose sul cancro infantile e dell’adolescente, in primis la scarsità di fondi dedicati alla ricerca sui tumori pediatrici perché il cancro infantile è considerato “raro” e si preferisce investire su tumori che colpiscono un numero maggiore di persone, ovvero gli adulti. Questo fa sì che spesso i bambini e i ragazzi siano sottoposti a terapie vecchie di decenni, pensate per gli adulti, che possono non farli guarire e che, anche in caso di guarigione, spesso lasciano loro effetti collaterali a breve o lungo termine, anche gravi, come tumori secondari, problemi cognitivi, infertilità, ecc… Invito quindi le persone a mettere “mi piace” alla pagina Facebook della mia Associazione, che conta oltre 7.300 sostenitori in tutta Italia, e che uso regolarmente per fare corretta sensibilizzazione sul cancro infantile e dell’adolescente perché purtroppo questa causa è molto più complessa di quanto potrebbe sembrare a un’occhiata superficiale. Il link alla pagina è Adolescenti e cancro

D: Crede che la scrittura possa essere considerata una forma di “terapia”?

R:Sì. Io sono una scrittrice e personalmente scrivo per dar libero sfogo alla mia fantasia, per vivere vite diverse, creare mondi paralleli… non ho mai scritto come forma di terapia. Penso che per molte persone che stanno affrontando o hanno affrontato gravi problemi, come un cancro, la scrittura sia un modo per esternare i propri sentimenti e i propri dubbi oltre che per aiutare gli altri, specialmente chi si trova in una situazione simile.

D: Quali sono i suoi progetti futuri?

R: Quando la pandemia sarà passata, sono impaziente di riprendere, con le dovute precauzioni, le attività di persona della mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro. Interagire con i ragazzi è uno dei lati più belli e mi manca molto (in questo periodo sto organizzando laboratori creativi online per i ragazzi per far sì che possano comunque stare in contatto con altri in situazioni simili). Oltre a scrivere mi piace anche recitare e, non appena sarà possibile, andrò (anzi, tornerò, visto che ci sono stata tantissime volte) a Londra per girare un cortometraggio fantasy come protagonista, la cui storia mi piace molto! Infine, in questo periodo di quarantena da appassionata di viaggi quale sono ho cominciato a organizzare un viaggio in Cambogia che spero di poter fare a dicembre.

Intervista realizzata da Marika Carolla

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