Giovanni Seneca- La musica? Strumento di integrazione

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Chitarrista e compositore

Sito web: Giovanni Seneca

Facebook: Giovanni Seneca

Youtube: Giovanni Seneca



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Giovanni Seneca nasce a Napoli nel 1967, e si diploma al Conservatorio Rossini di Pesaro nel 1988, con il massimo dei voti. Nel 1989 si trasferisce a Parigi per approfondire lo studio della chitarra, fino al ritorno in Italia nel 1993, quando insieme all’attività di chitarrista si dedica anche alla composizione di colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione.
Si esibisce nelle maggiori città d’Europa e del mondo, in ensemble o solo, ed è ospite solista nelle stagioni delle principali orchestre, come l’Orchestra Sinfonica della Rai di Roma, Orchestre des Concerts Lamoreux di Parigi, Orchestre Philarmonique di Cannes e molte altre.
E’ docente presso l’Istituto Superiore di studi musicali “Pergolesi” di Ancona e consulente artistico di diverse iniziative culturali.
Firma le musiche di spettacoli teatrali con attori come Neri Marcorè, Lunetta Savino e Valeria Moriconi, solo per citarne alcuni.
A Giovanni Seneca Ennio Morricone ha dedicato un concerto per chitarra e orchestra, eseguito in prima assoluta a Parigi e inciso su cd con l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Ora lasciamo la parola a  Giovanni Seneca, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D:  La carriera di musicista è sempre stata nei tuoi progetti?

R: Sì, ho iniziato a suonare da bambino e a 12 anni sono entrato al Conservatorio Rossini di Pesaro. Fare il musicista è sempre stato il mio sogno, sogno che poi si è realizzato.
Mi alzo ogni mattina felice, pensando di fare ciò che amo fare!

D:  Hai vissuto sei anni a Parigi ed hai viaggiato tantissimo: credi che l’ambiente musicale italiano debba prendere esempio da altre culture?
R:Parigi è stata la mia prima meta dopo il Conservatorio, per specializzarmi all’Ecole Normale de Musique.
Mi sono così trovato catapultato da Ancona a una metropoli che negli anni 90 viveva il suo massimo splendore culturale. Con Jack Lang come ministro della cultura c’erano eventi ogni giorno, mostre, concerti e happening di vario genere. Sono stati anni fondamentali per la mia formazione; trovandomi a contatto anche con registi, scrittori, pittori, molti dei quali sono diventati anche famosi, ho capito che frequentando e conoscendo le altre discipline artistiche si cresce anche come musicista.
Per quanto riguarda l’ambiente musicale italiano, non penso che debba prendere esempio da altre culture, perché è giusto che ogni Paese mantenga la propria identità e la propria storia musicale. E’ necessario invece, a mio parere, conoscere le altre culture, e tradizioni musicali, per integrarle con la propria estetica.

D:  Qual è stata finora la più grande soddisfazione della tua carriera?
R:Sceglierne una è difficile, ce ne sono state moltissime: i concerti nei teatri delle grandi capitali del mondo, le collaborazioni con artisti e intellettuali come Ennio Morricone, Moni Ovadia, Erri De Luca, solo per citarne alcuni.

D: Com’è nata l’idea del Festival Adriatico Mediterraneo?
R: E’ una storia un po’ lunga, cercherò di raccontarla brevemente! A metà degli anni 90 sono tornato da Parigi e reintegrarsi ad Ancona non è stato facile. Con altri amici, anche loro reduci da esperienze in altre città e ritornati in provincia, abbiamo pensato di combattere il “vuoto pneumatico” -così si diceva- animando la zona con delle iniziative culturali.
Nacque così l’idea di un festival di musica klezmer, legato all’antica tradizione ebraica della città di Ancona. Nel 2006 ci chiesero di portare questa esperienza a Sarajevo, organizzando una serie di iniziative, e da lì è nato un percorso che dal 2007 ci ha permesso di realizzare un progetto di cooperazione culturale internazionale che ha coinvolto 11 Paesi del Mediterraneo: abbiamo collaborato con centinaia di artisti, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di creare una rete permanente di scambio di esperienze culturali.
Il festival che si svolge ogni anno ad Ancona a fine agosto è il momento di sintesi di questo percorso.

D: Pensi che l’armonia tra i popoli possa passare anche attraverso l’esperienza musicale?
R:Con il mio lavoro continuo a viaggiare moltissimo anche in luoghi complessi come il Maghreb o i Balcani, ed ho la fortuna di abbinare ogni tanto ai miei concerti collaborazioni con artisti del posto. Sembra banale ma è così: la musica permette di oltrepassare le barriere linguistiche, religiose e ideologiche e ti proietta in una dimensione di armonia e simbiosi con i musicisti con i quali suoni.
Se una piccola parte di questa atmosfera potesse ricrearsi anche nei normali rapporti umani e sociali, sarebbe un mondo bellissimo.

D:  Quanto ancora c’è da lavorare in fatto di integrazione?
R:C’è da lavorare moltissimo, e purtroppo l’aria che si respira in questo periodo sembra portare verso un’involuzione e verso una forma di cieco protezionismo

D: Prossimi impegni?

R:Farò concerti in Italia sia solo che con la band, inoltre accompagnerò dal vivo delle letture sceniche con vari attori e intellettuali, come Erri De Luca, Moni Ovadia, Dario Vergassola e David Riondino.
Per l’estero ho già degli appuntamenti previsti in Germania, Serbia, Ungheria, Canarie, Marocco, Olanda, Francia, Capo Verde, ed altri ne verranno!

Ringraziamo Giovanni Seneca per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Intervista a cura di Giulia Cucciarelli


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