Giovanni Nuti – Nube vestita di musica e poesia

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Musicista e cantautore

Facebook: GIOVANNI NUTI
Sito Web dello spettacolo teatrale con Giovanni Nuti e Monica Guerritore: “Mentre rubavo la vita”


 

Giovanni NutiNero

Giovanni Nuti e Alda MeriniSull’orlo della grandezza

Giovanni Nuti e Alda MeriniIl bacio

Giovanni Nuti e Monica Guerritore Quelle come me (parole di Alda Merini)

Giovanni Nuti - Nube vestita di musica e poesia

 

 

 

 

Lontano da tutto, lontano da tutti… una nube giace dolcemente in quel cielo azzurro come i pensieri, in quel cosmo infinito come i nostri mondi.

Distante da ciò che amiamo, da ciò che sogniamo, una nube ci osserva, limpida, candida; è la vita che si trasforma, è sguardo verso orizzonti. E’ vestita, quella nube in cerca di risposte… è vestita di poesia; immobile, essa si muove solo di pochi passi per poi restare lì, ferma, ad osservare. In silenzio. E’ proprio nel silenzio che nasce la poesia; le parole si fanno ossigeno, e ruotano… ruotano lentamente attorno a cuori fragili, ad anime sempre alla ricerca di coraggio. E’ proprio nel silenzio che si è davvero se stessi. Si è se stessi anche mentre, lontano da tutto, lontano da tutti, una nube della stessa intensità della poesia si forma pian piano; cielo trasparente, luce terapeutica, mondo in altri mondi, vita che si trasforma, sguardo verso orizzonti. E’ una nube vestita di musica: ferma ma in movimento, il silenzio è in grado di attraversarlo e trasformarlo in note da ascoltare. E’ proprio nell’ascolto che nasce la musica, è proprio nell’ascolto che si è davvero se stessi. In quel cielo sempre distante dai nostri sogni, dai nostri sentimenti, si crea così il binomio, l’unione tra due mondi apparentemente differenti ma che sono capaci di influenzarsi l’un l’altro. Sulla Terra, le due nubi discendono lentamente in punta di piedi per non farsi sentire; cercano silenzio e ascolto, cercano l’eternità. Levitano distanti, per poi avvicinarsi e trasformarsi in un’unica nube: la bellezza; nelle cose, nelle persone, nella natura, in tutto ciò che ci circonda, in tutto ciò che è vita.

Oggi vi parleremo di bellezza, quella bellezza che solo pochi hanno la capacità di trasmettere o di toccare con mano o semplicemente di osservare; quell’unica bellezza che si crea dall’unione di due nubi; la poesia e la musica possono fondersi e diventare perfezione. Due mondi in contrasto tra di loro: silenzio e ascolto. Due mondi che si trasformano in uno solo. Giovanni Nuti, nostro protagonista di oggi, è un vero portatore di bellezza, che ha saputo fondere poesia e musica trasmettendoci valori e sentimenti che non passano inosservati; musicista e cantautore, per lui la poesia è necessaria, come ossigeno, come vita; capace di fondere questi due mondi in un unico solo, il calore della sua voce e l’intensità del suo sguardo creano un vortice che ci dà l’opportunità di tuffarci completamente nelle sue parole e nelle sue note.

Innumerevoli le sue esperienze in campo artistico, tra cui le sue collaborazioni con Enrico Ruggeri, Lucio Dalla, Mango, Roberto Vecchioni e Milva, e la sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 1991. E’ stato recentemente ripubblicato in versione digitale il suo primo album del 1989, “Al parco dei silemzi” che contiene un inedito, il singolo “Nero”, registrato allora ma mai uscito, su testo di Maurizio Piccoli. Ma, di enorme importanza, è stato il suo legame personale e professionale con la poetessa Alda Merini, oggi nube vestita di poesia. Il loro incontro ha rappresentato per il musicista una vera e propria salvezza, la scoperta di quella bellezza che è propria del cielo ma che può trasferirsi sulla Terra solo quando le due nubi prima distanti si fondono e si vestono di essenzialità e di contrasti, quelli tra il silenzio della poetessa e l’ascolto del musicista. Le note hanno ruotato per anni attorno alla poetessa, così come le parole attorno al musicista, mentre la bellezza ha ruotato attorno a noi, trasmettendoci gli stessi brividi che si provano in cielo. La loro è stata un’unione paradisiaca, l’eternità cristallizzata nel tempo. Questo sodalizio artistico ha avuto luogo dal 1993 fino alla morte di Alda Merini; assieme, hanno prodotto diversi album e singoli in cui Nuti si presenta nella duplice veste di compositore ed esecutore, che hanno riscosso un certo successo di critica. Dall’ottobre 2014, Nuti è a fianco di Monica Guerritore nello spettacolo “Mentre rubavo la vita” (con testi di Alda Merini, musiche di Nuti e regia di Mimma Nocelli).

Lasciamo la parola a Giovanni Nuti, con l’augurio di continuare a vestirci di parole e note trasformandoci in nubi. A voi la lettura.

 


D: Come ti avvicini al mondo della musica e dell’arte in generale?
R: Mi sono avvicinato per esigenza, sono nato con questa passione sin da piccolo. Sono come delle chiamate che non si possono rifiutare; bisogna ascoltarla, dedicarle tempo, accogliere e prendere tutto ciò che ne deriva.

D: Com’è stato per te collaborare con personalità importanti come Enrico Ruggeri, Lucio Dalla, Mango e Roberto Vecchioni?
R: All’inizio della mia carriera è stato come attingere, avere consigli da parte di questi cantautori straordinari e ovviamente è stato per me fonte di ispirazione e gioia. Enrico Ruggeri ha scritto un pezzo per il mio primo album intitolato “Notti di miele”. Ho iniziato con degli incontri importanti che poi si sono sempre più amplificati con le collaborazioni.

D: Importantissimo il tuo legame sia personale che professionale con Alda Merini, conosciuta attraverso la tua interpretazione della poesia “I sandali”. Tra di voi si forma uno straordinario sodalizio. Come pensi che questo incontro abbia potuto cambiare la tua vita in tutti gli ambiti?
R: Io facevo musica, scrivevo canzoni; ad un certo punto, casualmente entrai in una libreria e lessi in un libro una poesia di Alda Merini, “I sandali”; sentii l’esigenza di musicarla. Da lì ci incontrammo e abbiamo collaborato per 16 anni creando molte opere insieme. Alda Merini ha scritto moltissime poesie appositamente per me affinché io le musicassi. La mia vita dopo quell’incontro è cambiata totalmente; collaboravo con la poetessa più importante del ‘900 ed è avvenuto tutto in maniera spontanea e naturale. Lei mi chiamava, mi dettava le poesie che con la sua ispirazione nascevano al momento, io mi mettevo al pianoforte e, spesso, entro mezz’ora la richiamavo per farle ascoltare la canzone che avevo composto sui suoi versi.

D: Nel 2004 componi le musiche dell’album “Milva canta Merini”. Come è stato reinterpretare attraverso la chiave musicale le magnifiche parole della Merini?
R: Io già avevo instaurato un rapporto con la Merini. Milva cercava un repertorio “speciale” per il suo “ritorno discografico”: da 11 anni non incideva più in Italia e in italiano; ascoltò alcuni brani, se ne innamorò e decise di interpretare un intero album con le poesie di Alda da me musicate.

D: Nel 2010 sei stato protagonista per un importante tributo dedicato ad Alda Merini, un recital intitolato “Una piccola ape furibonda”. Quali sono state le emozioni durante questo spettacolo?
R: Per alcuni anni ho avuto il privilegio straordinario di avere con me Alda Merini sul palco durante i miei spettacoli. In particolare nell’opera sacra “Poema della croce”, che ho composto su suoi versi di ispirazione religiosa, c’era lei nel ruolo recitante di Maria. E l’abbiamo rappresentata in tutta Italia, anche sull’Altare Maggiore del Duomo di Milano. Quando Alda Merini se ne è andata, ho fatto lo spettacolo “Una piccolo ape furibonda” con Valentina Cortese, icona del teatro e del cinema, e con Lucia Bosé, che ha tradotto il mio “canzoniere” meriniano in spagnolo e ne abbiamo fatto un disco. E’ stato un onore per me cantare accanto a queste due straordinarie intepreti, accomunate dal comune amore per Alda e la sua poesia.

D: Come sei riuscito a coniugare lo stile poetico con la musica?
R: Sono quelle cose che non si possono coniugare se non avvengono naturalmente; era come se ci fosse già un codice inscritto, come se fosse giusto così. Non ci sono state difficoltà… come se le parole avessero in sé una musica; a me bastava tirarla fuori e amplificarla.

D: Sei anche impegnato nello spettacolo “Mentre rubavo la vita”, insieme a Monica Guerritore. Come è stato cimentarsi nelle vesti teatrali? Raccontaci un po’ di questo spettacolo.
R: In questo spettacolo sono affiancato da una grande artista, attrice e cantante dal carisma straordinario. E’ una delle più grandi, mi reputo davvero fortunato a collaborare con una persona di così grande talento. In questo caso Monica si è calata nei panni di cantante e canta con me le canzoni che ho musicato per Alda, ma soprattutto fa rivivere lo spirito di Alda, la sua anima ribelle, sensuale, mistica, anticonformista.


Ringraziamo Giovanni Nuti per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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