Funkyou- La voglia di mettersi in gioco

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Band

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I Funkyou sono composti da 4 componenti: il bassista Mattia Pellegrino, il batterista Nicola Montemurno, il chitarrista Domenico Cornacchia ed il cantante, nonché fratello del bassista, Michele Pellegrino. La loro musica è un perfetto mix tra le musiche reggae e funk, creando quindi qualcosa che si allontana dai canoni della musica. Scopriamoli meglio!

Lasciamo la parola ai Funkyou con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la vostra passione per la musica?
R: N: Nel mio caso, ironicamente, tutto ha avuto inizio grazie al cantante di questo gruppo, Michele, persona con cui poi è nata l’idea di questo gruppo.

MI: La mia passione per la musica nasce come quella di molti altre: mi sono avvicinato alla chitarra da piccolo e, esperienza dopo esperienza, ho conosciuto persone con cui condividere questa passione e sono nati i primi gruppi musicali, ho fatto i primi concerti. Poi ho cambiato tutto, abbandonando la chitarra e studiando canto. E mi piace troppo, mi piace esplorare tutte le sonorità che ho a disposizione nelle mie corde vocali e soprattutto mi piace creare qualcosa di mio, di inedito, di originale. E questo riesco a farlo solo con i miei compagni, il mio gruppo, i miei fratelli musicali.
M: Sin da piccolo ho ascoltato musica, e se sono quello che sono oggi lo devo a mio fratello, nostro vocalist. Lui è colui che mi ha avvicinato alla cultura e soprattutto allo studio di uno strumento musicale. Da qui nasce la mia passione, che ho maturato negli anni e portata ad un livello abbastanza modesto.
D: Ho la fortuna di avere uno zio musicista. Quando ero ancora un bambino, passavo diverse ore, seduto accanto a lui, a guardare le sue dita che danzavano sui tasti del pianoforte; così , la curiosità per il mondo dei suoni mi ha spinto a diventare ciò che sono ora.

D:Come nasce la vostra band?

R: All’inizio del nostro percorso l’idea era quella di fare una tribute band dei Red Hot Chilli Peppers, (gruppo che ha influenzato molto il nostro stile, nella composizione del primo album TAS) e decidemmo di chiamarci Funky Monkeys, in riferimento alla canzone Funky Monks, ma sono bastate poche settimane per capire che eravamo fatti per comporre musica tutta nostra.

D: Come vi piace definirvi dal punto di vista musicale?

R: Facciamo musica per tutti, ma non riproducibile da tutti: la tecnica e le regole basilari dell’armonia non mancano mai nelle nostre canzoni, senza però renderle pesanti all’ascolto. Diciamo che siamo “piacevolmente tecnici”. Abbiamo cercato sempre di convogliare ogni tipo di esperienza pregressa, relativa ad ognuno dei componenti, per tirare fuori ciò che univa alla perfezione le nostre personalità musicali; da questo “esperimento” iniziale, si è via via arrivati a creare una singola personalità, dalle sonorità funky-rock, con una tagliente personalità satirica.

D:Cosa ricordate delle vostre prime esibizioni? C’è un aneddoto particolare che ricordate di questo periodo?

R: Alla fine del nostro primissimo concerto, durante la quale ci presentammo come cover band dei Red Hot Chilli Peppers, suonammo un pezzo del quale avevamo creato per caso solo il ritornello: Sensimilia, il nostro primo pezzo. Un ritornello suonato continuativamente per 7 minuti, coinvolse la gente più di tutti i brani dei Red hot che fino a quel momento avevamo eseguito, e quel ritornello diede inizio al nostro percorso da Original band, la nostra “avventura inedita”.

D:  Raccontateci di LSED. Come nasce questo brano? Cosa rappresenta per voi?

R: LSED è nata per il fatto che ultimamente si sentiva, e si sente ancora, parlare molto del fascismo, quasi mitizzando quel periodo buio della nostra storia. Ecco appunto da dove nasce il titolo: la sindrome dell’epoca d’oro, la convinzione che si stesse meglio prima. Solitamente si verifica in persone che hanno vissuto “l’epoca d’oro”, ecco perché sembra strano che ad elogiare il fascismo siano persone che non hanno nemmeno lontanamente idea di che cosa significasse vivere in quegli anni. LSED mette in evidenza la ciclicità del tempo, il fatto che la storia si ripeta. Racconta l'”eterno ritorno” degli stessi mali e delle stesse gioie, quali i complotti politici, i regimi dittatoriali e la vecchia buona musica. Insomma, significa tanto per noi.

D:  Ci sono altri singoli in cantiere? Anticipateci qualcosa

R:  Si, in particolare uno che a mio avviso è forse l’apice della nostra esperienza compositiva. Abbiamo trovato un sound del tutto nuovo e non vediamo l’ora di farvelo ascoltare. Si chiama “Fire” e sarà il prossimo singolo ad uscire. In più abbiamo in progetto un featuring con un gruppo storico della nostra città, che fa musica folkloristica, proprio per riuscire a creare qualcosa che sia tradizionale e moderno allo stesso tempo.

D: C’è un brano del passato di un artista che avreste voluto scrivere voi? Se si quale?

R: N: Bella domanda. Abbiamo in effetti un altro gruppo che ha dato forte ispirazione più che alla nostra composizione musicale vera e propria, al nostro Mood. Parlo di Elio e le storie Tese. Ci riconosciamo in loro molto più che in altre realtà musicali italiane. Un loro brano che avrei voluto comporre? Servi della Gleba.

MI: Personalmente io ammiro molto la qualità di scrittura di uno dei più grandi della musica italiana, ossia Fabrizio de Andrè. Avrei tanto voluto essere in grado di scrivere un testo e un pezzo come “Bocca di Rosa”.

M: un brano che ho tatuato sul braccio, “Aeroplane” dei Red hot Chili Peppers.

D: Non mi sento all’altezza di scrivere capolavori del genere , ma avrei tanto voluto scrivere “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder. La serenità d’animo che trasmette quel pezzo è incomparabile.

D: Avevate un piano B se con la musica non avesse funzionato?

R: Ognuno di noi frequenta l’università, per cui a prescindere da quanto crediamo in un progetto, sappiamo benissimo che non possiamo basare la nostra vita solo su un sogno. Anche se, nel caso in cui si avverasse, sarebbe il più bello dei sogni.

D: Come immaginate la vostra vita tra 10 anni?

R: 10 anni? E chi lo sa! Potremmo ritrovarci a fare gli inservienti nella cucina della Regina Elisabetta, come anche portare la nostra musica in giro per le spiagge della Florida. Spero nella seconda ovviamente! Non si può prevedere nulla insomma. La vita nel cosmo è basata su leggi probabilistiche complicatissime, impossibili da studiare e capire. Magari saremo ancora tutti e quattro su un palco a divertirci, a saltare e a ridere insieme, fregandocene del numero di persone che sono venute a sentirci.

D: Quali sono i vostri futuri progetti?

R: Suonare, suonare, suonare, e suonare, ovunque, a prescindere da tutto, nonostante ora siamo in una situazione un po’ complicata poiché il bassista è a Milano per ultimare gli studi. Comunque abbiamo in progetto di partecipare a vari contest per band emergenti, così da farci notare. Infine vogliamo riuscire ad ultimare un album, il nostro secondo album (il primo lo trovate su spotify) che possa far capire che non siamo artisti da quattro soldi.


Ringraziamo i Funk you per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e sorprendersi.

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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