Franky Maze – La musica è costruzione di mondi

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Franky Maze
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La musica è spesso un modo per sorpassare i propri confini, per uscire dal proprio comodo territorio e guardare altrove, guardarsi altrove. Per questo, abbiamo deciso di incontrare un emergente ma talentuoso cantante, le cui note danno la sensazione di viaggiare in mondi a noi sconosciuti e che a volte non riusciamo a percepire nel nostro inconscio. 

Stiamo parlando di Franky Maze, nome d’arte di Francesco Mazzi, appena affacciato al mondo musicale con il suo primo ep (uscito il 19 gennaio) dal titolo Night/Flood. La sua è dunque una tonalità diversa ma altrettanto piacevole; una musica che trasporta in dimensioni a noi estranee ma che vorremmo conoscere più del nostro stesso mondo. Songwriter, Franky Maze si muove tra l’America e il Dark. E proprio per simboleggiare la loro unione che nasce la scelta di prendere l’ultima parola del primo e dell’ultimo brano – ciascuno rappresentativo di questi due mondi musicali – per formare il titolo, Night/Flood. Cinque brevi canzoni – dense di citazioni bibliche e rimandi al blues delle origini – che guardano ad artisti come Nick Cave, 16 Horsepower, Chelsea Wolfe e King Dude. Accordi di mandolino introducono Dark Was the Night, canzone che nel titolo e nel ritornello cita il monumentale brano di Blind Willie Johnson, mentre Great Sleeve rievoca un rituale sciamanico; Wayfaring Stranger è un brano tradizionale americano qui riproposto con un piglio alla Movie Star Junkies; dopo una ballata più classica come Alice il disco si chiude con Love Is the Flood, canzone dalle atmosfere decisamente dark che fa da contraltare al brano di apertura. Dal 2009 Francesco collabora con vari progetti con cui ha avuto modo di aprire i concerti di Spiritual Front, Dellera, Cult of Youth, King Dude, Bob Corn, Phill Reynolds, Bob Log III e Lame. Dal 2014 è chitarrista di The Giant Undertow.

Lasciamo volentieri la parola a Franky Maze, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la passione per la musica?
R: È nata da piccolo ascoltando le cassette in macchina con mio zio e scoprendo dei vinili a casa di mio nonno. Poi, quasi per scherzo, in quarta liceo comprai una chitarra e da quel momento fui totalmente sopraffatto dalle possibilità comunicative che si aprivano. Smisi di disegnare e iniziai a suonare.

D: Quali sono gli elementi che secondo te caratterizzano la tua musica?
R: La semplicità delle melodie e la presenza di arrangiamenti che valorizzino il cantato senza risultare invasivi. Un buon equilibrio tra strutture tradizionali e ricerca di sonorità non convenzionali.

D: Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e che hai ascoltato maggiormente in questi anni?
R: Tra tutti Nick Cave & the Bad Seeds e i progetti di David Eugene Edwards ovvero 16 Horsepower e Wovenhand. Poi King Dude, Chelsea Wolfe e tra gli italiani i Movie Star Junkies. Senza dimenticare mai Bob Dylan e Neil Young.

D: Il 19 gennaio è uscito il tuo primo ep intitolato “Night/Flood”. Cosa ci racconti di questo album?
R:
È un album composto da cinque brani brevi e diretti nati dall’urgenza di iniziare a comunicare quello che sento dentro di me. Il titolo nasce dall’ultima parola del titolo della prima e dell’ultima canzone per simboleggiare i due universi musicali a cui mi ispiro, ossia il Folk e il Dark.

D: Il primo singolo estratto dall’album è stato “Dark was the night”. Cosa ti ha spinto a scegliere questo singolo di lancio?
R: Dopo aver letto “Pre-war Folk” di Stefano Isidoro Bianchi, un libro che affronta la nascita del blues, del country e del folk per come lo conosciamo adesso, ho sentito il bisogno di ricollegarmi ad una sorta di mitologia musicale delle origini. In particolare Dark Was the Night, Cold Was The Ground è un brano strumentale di Blind Willie Johnson (uno dei primi bluesman) estremamente seminale. Sembra racchiudere tutte le tribolazioni degli schiavi nei campi di cotone e al contempo anticipare quegli scenari che sono poi divenuti classici di alcune colonne sonore di film ambientati negli USA. Tra tutti quella di Paris, Texas di Wim Wenders.

D: E’ da poco uscito anche il video della canzone “Dark was the night”. Cosa ci racconti di questo videoclip?
R: Avevo in mente quegli scenari da tempo e grazie ad alcuni amici, in particolare Alessandro Fusella (regia) e Calogero Ricciardello (color correction), sono riuscito a realizzare questo videoclip che vedo come una sorta di presentazione del mio progetto. Mi aggiro per questi campi vicino ai calanchi suonando il mandolino e nelle scene di interno scrivo il testo del brano a macchina.

D: Qual è la tua maggiore ambizione in campo musicale?
R: Probabilmente è realizzare un album per la Glitterhouse Records,

D: Quali sono le caratteristiche per te indispensabili in un musicista?
R: Indipendentemente dal genere che fai e l’obiettivo che vuoi raggiungere, secondo me non deve mai mancare la modestia. Per un musicista che vuole provare a esprimere qualcosa di originale, non dovrebbe mancare la ricerca di suoni e strutture che non siano semplicemente derivative del genere a cui si ispira.

D: Quali sono le tue emozioni generali prima di un’esibizione?
R: Dipende molto dalla situazione; all’inizio ero molto teso perché mi sembrava una sorta di esame. Con l’esperienza poi ho imparato a rilassarmi anche in situazioni che presentano difficoltà tecniche o clientela poco silenziosa.

D: Quali sono i prossimi impegni che ti vedranno coinvolto?
R: Al momento sono in tour nel Sud Italia per promuovere il disco. Al mio ritorno ci sarà poi una data bolognese al Freakout. Infine sono già fissati altri due eventi di cui purtroppo al momento non posso svelare nulla.

 


Ringraziamo Franky Maze, per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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