Ernest Lo- Benvenuti nella macchina delle emozioni

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Davide Shorty- Come un magnete attratto dalla musica
17 giugno 2021
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Cantautore

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Le macchine, solitamente, sono note per essere qualcosa di puramente tecnico, razionale, e quindi estremamente ragionato, dalla quale è poi difficile poter far trasparire un’emozione. E’ quindi difficile riuscire associare la musica, qualcosa molto legato all’emozione, ad una macchina, sembrerebbe un connubio improbabile. Improbabile, ma non impossibile. Ce lo dimostra Ernest Lo che con il suo ultimo progetto, riesce ad unire razionalità e cuore, ragione e sentimento, testa e passione, dando vita a qualcosa di nuovo. In questo album intitolato “Io sono macchina” vediamo la sua capacità di reinventarsi attraverso esperimenti con la musica, trasformandola in qualcosa di completamente diverso.Remo Santilli nasce a Pescara nel 1991. Intuisce ben presto il potenziale espressivo della musica, in particolare quando, adolescente, ascolta per la prima volta un album dei Doors. Nel 2008 fonda, assieme ad un sassofonista, gli EsseoessƎ, coi quali lavora ad una personale sintesi tra rock psichedelico e jazz. Dal 2011 al 2014 si dedica agli studi letterari fino a quando nel 2015, per gioco, inventa Ernest Lo, un personaggio storpiato nei valori, piegato dal vizio e dalla mondanità. Nel 2018 inizia la collaborazione con Music Force che lo porta, l’anno successivo, alla pubblicazione di due singoli inediti: Errore 404 e Serena vuole andare a nanna.

 

 

Lasciamo la parola ad Ernest Lo con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso

 

 

 D:  Come nasce la tua passione per la musica?

R: Dalla collezione di dischi che mio fratello custodiva nella sua stanza. Andavo spesso a sgraffignare. Glie ne ho persi alcuni. Scusa Da’.

D: Come nasce il progetto di Ernest Lo?
R:L’intento iniziale era di decostruire la figura della pop-star per mostrarne le contraddizioni, le incoerenze, le storture. Poi la Music Force si è accorta che nonostante l’approccio nichilistico le canzoni funzionavano. E allora abbiamo scelto di andare avanti e fare un disco.

D: Come mai la scelta di questo nome d’arte?

R:Perché è importante chiamarsi Ernest (cit. Oscar Wilde)

D: Come definiresti la tua musica per chi non ha avuto modo di ascoltarla?
R: Ribelle, colorata, caricaturale, ironica, dadaista, arzigogolata e contemporaneamente semplice.

D: Raccontaci dell’esperienza al Musicultura, dove sei arrivato tra i 16 finalisti
R: Un palco gigante, attrezzato, tecnologico, importante. Un’organizzazione pazzesca. Un ambiente unico. Compagni di viaggio ad alta caratura. Tutto molto stimolante. Grandi emozioni… Insomma, il top.

D:  “Io so essere macchina” è il tuo ultimo progetto discografico. Cosa puoi raccontarci in merito?
R:È un album in cui gioco coi generi. Si tratta di 10 canzoni composte, smontate, scomposte e rimontate. Aleggia il tema della macchina intesa come tendenza contemporanea a fare le cose in maniera meccanica, automatizzata, algoritmica. È come se ognuno di noi avesse un tutor robotico che ci dice come comportarci. Io mi sono avvalso dell’ausilio di campionatori, software, processori etc. per dimostrare che un blues-man/cantautore può accettare la sfida della musica meccanica, la musica di oggi, senza teorie informatiche, ma col suo semplice orecchio e con la voglia e la pazienza di sedersi a risolvere un’espressione matematica.

D: E’ stato per te difficile poter comporre e dare spazio alla tua creatività in un periodo in cui si è perso il contatto con il mondo esterno?

R: La mia ispirazione nasce dalla vita. Le mie canzoni dalla morte delle cose vissute. Muoiono nella realtà perché finiscono, ma continuano a vivere nel ricordo cioè nelle canzoni. Mi spiego . Il sentimento è vero, vivido, fisico, lo si prova sulla propria pelle. Il pensiero giunge in un secondo momento e il suo subentro mortifica l’emozione che lo ha innescato. Ma attenzione, perché in questa mortificazione c’è tutto il senso più profondo dell’arte, ovvero quell’artificio razionale, mirato, regolatorio, compositivo, che nasce da un non so che d’irrazionale, caotico, viscerale, corporale, chimico, sentimentale e prova ad accompagnare noi ascoltatori nel metafisico, spirituale. Eh?

D: Qual è il tuo sogno nel cassetto?

R:Cambio sogni spesso. O meglio, ne ho tanti che s’intercambiano in base al periodo. Talmente tanti che manco me li ricordo. Mmh… Tipo ultimamente sogno cose piccole, se così si possono definire. Sogno che domani sia una bella giornata, non troppo calda né troppo fredda, e le persone attorno a me serene e gentili, ad esempio…

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?

R: Suonare dal vivo, tanto! Infatti, assieme all’etichetta Music Force che ha prodotto l’album e con cui collaboro ormai da tre anni, stiamo fissando le date per presentare l’album. Intanto potete ascoltarlo nella sua versione studio su Spotify, YouTube e tutte le altre piattaforme streaming, oppure concedervi un ascolto old style (sostenendo inoltre la musica indipendente che arranca sempre) acquistando il cd su Amazon. Per restare aggiornati su tutto potete seguirmi su Instagram… con un piccolo gesto aiuterete tantissimo un povero esploratore che si sta perdendo nella giungla. Graziee


Ringraziamo Ernest Lo per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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