Erica Mou- Imparare ad ascoltarsi

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Cantautrice

Pagina facebook: Erica Mou


 

 

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Quando si capisce qualcosa di sè attraverso la propria passione si raggiunge un traguardo molto importante. Ed è questo quello che è successo ad Erica Mou che proprio attraverso il suo amore per la musica ha imparato a sentirsi, ma sopratutto ad ascoltarsi. Erica Mou è una cantautrice italiana.A ventisette anni ha già all’attivo oltre cinquecento concerti in Italia e all’estero (Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania, Ungheria) e ha pubblicato quattro album in studio Nel 2011 esce su etichetta Sugar “E’”, prodotto dall’islandese Valgeir Sigurdsson, già collaboratore di Bjork. Entrato nella rosa dei finalisti per la miglior opera prima dell’edizione del Premio Tenco, il disco contiene anche una bonus track, Don’t stop, cover dello storico brano dei Fletwood Mac, scelta come colonna sonora dello spot istituzionale ENI. Nel 2012 ha partecipato al Festival di Sanremo nella sezione dedicata ai giovani artisti, con il brano Nella vasca da bagno del tempo, classificandosi seconda e vincendo il premio della critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio Tv. La canzone, prodotta da Davide Rossi (violinista, arrangiatore e compositore per Coldplay, Goldfrapp, Verve, U2…), le vale anche il Premio Lunezia per il miglior testo, una nomination ai TRL Awards nella sezione Best New Generation e verrà poi scelta come colonna sonora di Women for Expo 2015. Nel 2013 pubblica l’album “Contro le onde”, prodotto da Boosta e contenente Dove cadono i fulmini, canzone scelta da Rocco Papaleo come colonna sonora del suo film Una piccola impresa meridionale per
cui Erica ottiene una nomination ai David di Donatello 2014. Nel 2015 esce “Tienimi il posto”, disco che la porta ad aprire i concerti di Paolo Nutini, Patti Smith, Susan Vega e Caparezza e a continuare la sua intensa attività live alternando da sempre piccoli club e teatri con grandi palchi (Primo Maggio a Roma, Heineken Jammin’ Festival, Arezzo Wave, Wind Music Awards, Sziget) su cui sperimenta imbracciando la chitarra e utilizzando loops e beatbox.
Negli anni duetta con Raphael Gualazzi, Tricarico, Fiorella Mannoia, Après La Classe, Enrico Ruggeri, Perturbazione, viene scelta per le colonne sonore dei film di Roberta Torre e Paul Haggis e partecipa a
produzioni teatrali insieme a, tra gli altri, Lucio Dalla, Renzo Arbore e Teresa De Sio.
Il 2016 si apre con una piccola partecipazione della cantautrice al film campione di incassi Quo Vado di Checco Zalone. Nello stesso anno collabora con le scrittrici Chiara Gamberale e Valentina Farinaccio,
componendo la colonna sonora dei romanzi Adesso (La Feltrinelli) e La strada del ritorno è sempre più corta (Mondadori). Nello stesso anno vince il prestigioso riconoscimento della Federazione Autori, consegnatole sul palco del concerto-evento Meraviglioso Modugno che l’aveva vista, nella precedente edizione, nei panni di co-
conduttrice. Attualmente divide il tempo tra la Puglia e Roma, studia canto da vent’anni, scrive e vive più intensamente che può. Il 1 dicembre 2017 esce “Bandiera sulla luna”, il suo nuovo atteso disco di inediti.

Lasciamo la parola a Erica Mou con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la passione per la musica?

R:I miei genitori avevano una grande passione per i cantautori, la domenica non lavoravano e allora spalancavano le finestre, cambiavano le lenzuola ai letti e si dedicavano al giardino e alla casa ascoltando un disco di musica italiana. Cantandolo e parlandone tra loro, litigando persino sul significato dei testi. Così ho conosciuto Endrigo, Tenco, Fossati, Battisti, Guccini, Battiato, Mia Martini, Fiorella Mannoia… e ho cominciato ad amare le canzoni. Quel modo perfetto delle parole di mischiarsi alla musica.

D: Quando hai scritto la tua prima canzone?
R:Avevo otto anni e, insieme alla mia amica Silvia, abbiamo composto “Mezzanotte da incubo”, una canzone che era un pretesto per parlare male dei nostri fratelli maggiori! Da lì è cominciato un gioco che è durato anni, ci vedevamo a casa mia e inventavamo canzoni.

D: In cosa secondo te la musica ti ha aiutata nel corso della tua vita?

R: A sentirmi

D: Quali sono i musicisti che ti hanno influenzato o che ascoltavi di più?
R: I cantautori che ti ho citato prima sono stati la base di partenza. Poi ci sono dischi che mi hanno cambiato la vita come “Born to shine” di Ben Harper o “Five leaves left” di Nick Drake. Artiste come Emiliana Torrini, KT Tunstall, Cristina Donà, Corinne Bailey Rae, mi hanno invece illuminata sul modo femminile e forte insieme di stare su un palco.

D: Un tema principale presente all’interno del tuo album è l’amore. Che ruolo assume questo sentimento nella tua vita?
R:L’amore è IL sentimento. In questo disco c’è l’amore di coppia, quello che nasce e quello che finisce (come “Canzoni scordate” o la title-track), quello puro e quello dipendente (come “Souvenir”, “L’unica cosa che non so dire” e “Arriverà l’inverno” contro “Amare di meno” e “Al freddo”), c’è l’amore per se stessi e il modo in cui si cresce (come “Non so dove metterti”), quello verso la famiglia di amici che scegli (come “Irrequieti” e “Ragazze posate”, quello per le strade della città che ti accoglie (“Roma era vuota”).
Forse questo è proprio un album sulla ricerca di sentimento, sul modo più caldo possibile per affrontarlo.
Comporre è anche una faccenda ragionata ma la spinta iniziale è più profonda e misteriosa.

D:Raccontaci del tuo ultimo album più nello specifico. Quanto sono autobiografiche le canzoni all’interno? Quanto tempo hai impiegato nel realizzarlo?
R:In tutto “Bandiera sulla luna” non ci sono proprio filtri. Quindi sì, è autobiografico, totalmente.
Ho lavorato all’album per due anni, è stato il mio pensiero ogni giorno. Appena è uscito il lavoro precedente, “Tienimi il posto”, ho cominciato a comporre cose nuove per un annetto. Dopo è arrivato un anno in cui ho limato ciò che avevo scritto, ho aggiunto canzoni nuove e, insieme a musicisti splendidi, ho cominciato a produrre il disco e a definire la direzione di suono, di concetto e di immagine in cui volevo andare.

D: Come mai hai scelto “Svuoto i cassetti” come primo estratto dell’album?

R:Non sono capace di scegliere un singolo, è proprio una cosa che non ho mai capito bene!
Così mi sono confrontata con il mio manager e il mio ufficio stampa e abbiamo pensato fosse la canzone più adatta. E in realtà non è un caso se “Svuoto i cassetti” è proprio il brano con cui ho scelto di aprire la tracklist del disco.
E’ programmatico, prepara al trasloco, al cambiamento, alla volontà di mettersi a nudo per potersi ricucire addosso l’abito in cui sentirsi a proprio agio.Quest’ultimo concetto l’abbiamo anche tradotto in immagini nel video-clip della canzone. In fondo ogni disco nuovo apre una fase nuova nella vita di chi lo fa, e questa canzone getta proprio le basi della mia ultima rinascita.

D: Quali erano le tue iniziali aspettative quando hai iniziato il tuo percorso all’interno della musica?

R: A cinque anni ero sicura che sarei diventata una rockstar.

D: C’è un progetto in ambito musicale che ti piacerebbe ancora concretizzare?

R:Ce ne sono mille! In questo momento ho voglia di collaborare con altri artisti, mi piacerebbe scrivere con persone diverse magari anche lontane da me musicalmente o geograficamente.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R:Continuo il tour di “Bandiera sulla luna” che mi porterà in primavera e in estate in giro per l’Italia. Non vedo l’ora di ricominciare!Nel frattempo scrivo, leggo, raccolgo, ascolto e vorrei andare in Perù.


Ringraziamo Mattia Tuzzolino per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e sorprendersi.

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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