E’ solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

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E’ solo ad occhi chiusi che si vede il mondo.

Gli occhi restano chiusi sempre, quando i sogni sono lì a guardarci, quando il mare si trasforma in casa, quando il cuore diviene cielo.

La nostra vita è il mondo.

La nostra vita è lì quando cerchiamo di raggiungerla, con le mani tese e le ali piegate. A volte non riusciamo a volare; non riusciamo e nessuno sa. Nessuno sa di quante volte abbiamo preferito levitare anziché camminare, o ridere anziché amare. Nessuno sa di quante volte abbiamo cercato di raggiungerli, quei sogni alla costante ricerca della bellezza che abbiamo poi scoperto essere dentro di noi.

E’ solo ad occhi chiusi che si vede il mondo.

E’ solo restando distesi su ciò che sogniamo; è solo restando indifesi.

Preferiremmo sempre averle a portata di mano, le risorse che ci faranno diventare chi abbiamo sognato di essere; preferiremmo leggere, dipingere, ridere con la consapevolezza che tutto ciò possiamo farlo davvero. Siamo noi, siamo vivi.

Ma questo non sempre accade, perché spesso indossiamo ali invisibili con la capacità di trasportarci in mondi distanti ma apparentemente vicini, in cieli che mutano colori solo per vederci sorridere, in persone che ci tendono cuori anziché mani.

Restiamo distesi e, ad occhi chiusi, scorgiamo tutto questo.

La vita.

A volte, si preferirebbe tenerlo per sé, quel mondo scoperto; altre volte, ad occhi chiusi, si ha il potere di stupire chi da lontano ci guarda e sorride.

Oggi siamo qui, ad occhi aperti. Camminiamo, il cielo è azzurro, vediamo mani, mentre da lontano scorgiamo una donna distesa su un letto candido come la sua anima. Ha gli occhi chiusi.

 Il suo nome è Frida Kahlo, e noi siamo i suoi spettatori.

E' solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

La vita di Frida ha inizio il 6 luglio 1907 a Coyoacan, un distretto di Città del Messico. Appartenente a una famiglia ebraica di origine ungherese, studia inizialmente al Colegio Alemàn, una scuola tedesca e, nel 1922, aspirando a diventare medico, si iscrive alla Escuela Nacional preparatoria.

 La vita di Frida è apparentemente tranquilla; la sua è un’indole rivoluzionaria, desiderosa di appartenere ai più importanti movimenti di spirito socialista. Vive ad occhi aperti, Frida; vive mentre il mondo la attornia e lei… lei vede ogni sfumatura, ogni ombra che la vita le propone. Cammina, il cielo è azzurro, vede mani, finché i colori si affacciano per la prima volta al suo inconscio.

 E’ il 17 settembre 1925 e, a soli 18 anni, Frida sale su un autobus per tornare a casa. Pochi minuti dopo è vittima di un incidente causata dal veicolo ed un tram. L’autobus finisce schiacciato contro un muro, e questo porta in Frida la scoperta di un nuovo mondo. Le conseguenze avute sul suo corpo sono gravissime: la colonna vertebrale le si spezza in tre punti nella regione lombare, si frantuma il collo del femore e le costole, la gamba sinistra riporta 11 fratture, il piede destro rimane slogato e schiacciato, la spalla sinistra resta lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti.

 Trentadue operazioni chirurgiche, e molti anni trascorsi su un letto con il busso ingessato.

 E’ solo ad occhi chiusi che si vede il mondo. 

E' solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

Frida è costretta a chiudere gli occhi per non vedere, per non guardare, per non scoprire ciò che non avrebbe mai voluto sapere. La sua vita è lì e quel letto racchiude il suo mondo.

Proprio in quel mondo, Frida inizia a leggere libri sul movimento comunista e soprattutto a dipingere.

L’arte diviene per lei l’unico mondo in cui potersi rifugiare, l’unica finestra da cui affacciarsi ed osservare la bellezza. Il suo primo lavoro è un autoritratto, che la rappresenta in posizione eretta, mentre ci guarda e accenna un leggere sorriso.

Il coraggio di chi ha le ali.

I genitori decidono così di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Frida inizia dunque una serie di autoritratti; “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”, afferma.

E' solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

L’arte diviene così il suo ossigeno, l’unico modo per evadere da una vita che non ama e, per contribuire finanziariamente alla sua famiglia, un giorno decide di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca, per avere una sua critica.

E’ così che nel mondo di Frida entra l’amore.

Un amore visto ad occhi chiusi, che l’avrebbe tormentata, rinchiusa ancor più nel suo mondo fatto di illusioni.

Il pittore Rivera resta colpito dallo stile moderno di Frida e decide di inserirla nella scena politica e culturale messicana. Frida diviene un’attivista del Partito Comunista Messicano, partecipando a numerose manifestazioni. E’ proprio durante le varie attività politiche che i due pittori si innamorano.

Frida ad occhi chiusi.

Diego ad occhi aperti.

Lei è una ragazza ancora giovane, sognatrice e innamorata.

Lui è un uomo sposato per due volte, e alla ricerca di avventure.

Lei ad occhi chiusi.

Lui ad occhi aperti.

E' solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

I tradimenti di Diego iniziano già dal loro primo incontro, e Frida ne è consapevole. Lo è anche quando nel 1929 decide di sposarlo, pur sapendo che sarebbe andata incontro a una vita di sofferenza.

Qualche anno dopo, Frida resta incinta, per poi avere un aborto spontaneo a causa dell’inadeguatezza del suo fisico: ciò la scuote molto.

La sua vita trascorsa ad occhi chiusi necessita di un cuore teso, di un cielo fatto di colori; Frida crede di trovare questo in suo marito, ma lui non c’è.

Diego le propone di vivere in case separate, collegate da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi “da artista”; in realtà, il marito la tradisce con sua sorella Cristina Kahlo. Quando lo scopre, lei chiede il divorzio. E’ il 1939.

Intanto, dipinge Frida. Dipinge tutto ciò che sogna e che non riesce ad ottenere.

Poter camminare sulla spiaggia, poter correre e ridere, poter incontrare un amore sano, fatto di sorrisi e cuori donati. E soffre. E la sua arte diviene mondo da ammirare solo e costantemente ad occhi chiusi.

Un anno dopo, Rivera torna da Frida. <<Non ho mai smesso di amarti, malgrado tutto>>, le avrebbe detto. E Frida, donna sognatrice e innamorata, ad occhi chiusi, lo perdona. Ancora una volta.

I due si risposano nel 1940 a San Francisco.

E' solo ad occhi chiusi che si vede il mondo

E da allora, non si separano più, nonostante i ripetuti tradimenti di lui e i continui occhi di lei che non hanno mai avuto la forza di aprirsi. Lo hanno fatto solo quando Frida ha dipinto la sua vita e noi, spettatori ad occhi aperti, abbiamo ammirato le sue frustrazioni, i suoi sogni, il suo mando fatto di illusioni e perdoni.

Pochi anni dopo, le viene amputata la gamba destra, ormai in gangrena e, nel 1954, a soli 47 anni, i suoi occhi già chiusi continuano a restare tali, osservando mondi fatti di Paradisi e di colori.

E noi oggi siamo qui, ad occhi aperti. Camminiamo, il cielo è azzurro, vediamo mani, mentre da lontano scorgiamo una donna distesa su un letto candido come la sua anima. Ha gli occhi chiusi.

Lo percepiamo da ciò che scrive, o dipinge, o da come sorride quando l’amore entra nella sua vita. Lo percepiamo da quell’anima che sentiamo un po’ nostra.

Siamo spettatori ancora per poco.

La donna distesa sul letto inizia lentamente ad aprire quegli occhi per cui ha lottato per così tanto tempo; inizia ad aprirli, inizia ad aprirci il cuore.

E’ un attimo.

Frida è ad occhi aperti.

Noi siamo ad occhi chiusi.

E’ solo ad occhi chiusi che si vede il mondo.

Gli occhi restano chiusi sempre, quando i sogni sono lì a guardarci, quando il mare si trasforma in casa, quando il cuore diviene cielo.

La nostra vita è il mondo.

Frida è lì, ad occhi aperti. Cammina, il cielo è azzurro, vede mani, mentre da lontano scorge tante anime portatrici di ali. Abbiamo gli occhi chiusi, il cielo è fatto di colori.

Restiamo così e, ad occhi chiusi, scorgiamo tutto questo.

La vita di chi crede. La bellezza di chi ama.



Fridafilm biografico ispirato alla vita di Frida Kahlo diretto da Julie Taymor, 2002

 

 

 

 

Articolo realizzato da Stefania Meneghella

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