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ph Francesca Cosso

 

Oggi Kosmo magazine vi propone un’altra intervista, un’altra storia ricca di emozioni. I temi affrontati sono quelli della maternità, del modo in cui è concepita e vissuta da una grande donna e scrittrice Emma Fenu affetta da endometriosi. Madre di idee, di parole, di emozioni, di amicizie ci racconta la sua storia e ci dona nuove riflessioni. Ogni donna e madre e generatrice.
Buona lettura a tutti.

D: Può esprimere il suo concetto di “maternità”? Quindi cosa significa per Lei essere madre? 

R: Ho molto riflettuto sulla definizione di “madre”, perché ogni parola crea realtà e l’uso che se ne fa cambia il mondo esterno e, prima ancora, quello interiore. Per me ogni donna è madre, indipendentemente dalla presenza di figli biologici o adottivi: madre di idee, sogni, progetti; madre delle proprie amiche e del proprio compagno; madre della propria madre e perfino di se stessa. La maternità è la capacità di accogliere, di generare altro da sé e di rinascere, come la Luna, dopo infinite eclissi, ripartorendosi.

D: Quanto è importante per lei essere madre e per quale motivo? 

R: Opero un distinguo, valido solo nel mio primo romanzo, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, e nei contesti come questo, in cui mi esprimo in merito, fra il termine “madre” e il termine “mamma”. Essere madre è, come ho prima espresso, una condizione connessa al potere femminile che risiede in ogni donna, rendendola Dea; essere mamma è avere e crescere figli fatti di carne e sangue. Di conseguenza, per me è fondamentale essere madre e mi sento tale; mentre il divenire mamma è importante ma non definente il mio essere donna e persona.

D: Lei ha dichiarato pubblicamente di essere affetta da endometriosi, può dire in qualità di paziente di cosa si tratta? 

R: L’endometriosi è una malattia difficile da diagnosticare ma che colpisce circa il 10% della popolazione femminile. È causata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio appunto, in altri organi quali, soprattutto, ovaie, tube e peritoneo. Essa comporta dolore cronico non solo pelvico, problemi intestinali, dismenorrea, astenia e, in taluni casi, infertilità.

D: Quali sono le sensazioni che prova nel vedere le altre donne divenire “mamme”? 

R:Sono una donna fortunata e molto amata anche da amiche mamme e dai loro figli, vivo serenamente le altrui gravidanze e frequento con gioia famiglie con bambini. Non mi colpevolizzo se, soprattutto nel momento in cui ricevo l’annuncio di una imminente maternità, penso “perché io no? Anche io lo merito!”. Razionalmente i figli non sono un premio da conseguire, ma è umano, dopo aver affrontato cinque fecondazioni assistite con esito negativo, avere attimi di sconforto.
Io sono una “zia”, al di là di legami biologici, molto felice e il desiderio di maternità non limita affatto la mia vita sociale; non per tutte, però, è così. Coloro che non riescono a relazionarsi con le altre donne, già mamme, hanno diritto di essere comprese e sostenute.

D: È giusto,secondo lei, ricercare in maniera “forzata e continua” la probabilità di essere mamma? 

R: È giusto ciò che viene ritenuto un bene per se stessi, nel rispetto del proprio corpo, della propria anima e della legge. E questo non vale solo per quanto concerne la maternità.

D: Crede che nella società attuale sia superato il binomio “infertile-inutile”? 

R: Sì, è superato grazie a quante e quanti hanno lottato per renderci libere di scegliere di autodefinirci e a tale libertà ci hanno educato. Non in tutto il mondo, tuttavia, è così e questo merita il nostro impegno costante per l’affermazione dei diritti delle donne, molti dei quali sono compromessi anche nella nostra società dove tante sono le vittime di violenza psicologica e fisica.Del resto, ci sono molti altri binomi di cui siamo insofferenti spettatori: “bello-utile”; “giovane-utile”; “ricco-utile”; “vincente-utile”. Il primo passo è comprendere che gli esseri umani non rispondono a criteri di produzione di servizi.

D: C’è differenza, a suo avviso, tra una madre naturale e una madre adottiva? 

R: Diverso è solo il percorso che porta al figlio; non darò altre specificazioni perché sviliscono il significato di maternità: è come spiegare che donne e uomini hanno pari diritti o che tutte le razze hanno pari dignità. L’ovvietà non necessita di dissertazioni.

D: In questo momento delicato della sua vita, quanto è importante la fede religiosa?

R: Tutti i momenti della vita sono delicati. L’infanzia è il periodo in cui si gettano le basi dell’equilibrio psicologico della fase adulta; l’adolescenza è un momento di transizione e definizione di sé e dell’altro; l’inserimento nel mondo del lavoro porta ad assumersi responsabilità e a mettere in conto successi e delusioni; la scelta di creare una famiglia richiede impegno e dedizione consapevole; il raggiungimento pensione (tanto agognata durante gli anni di stressante attività) stimola a riflettere e a stimare bilanci. Potrei continuare all’infinito. Ora io vivo da quarantenne espatriata, con un lavoro affascinante ma davvero arduo, con un marito che amo e con cui cerco un figlio mentre percorriamo insieme il viaggio avventuroso della vita: un momento delicato quanto gli altri che furono e quanto quelli che saranno.
Venendo al punto cruciale della domanda: credo in Dio, nel Bene, nell’Infinito, nell’Immortalità dell’anima. Non sono praticante, ma ho una grande esigenza spiritualità.

D: Quale è il messaggio che vorrebbe mandare ad altre donne che vivono una esperienza analoga?

R: Siete giuste e belle. Amatevi, fatevi amare e sappiate che avete una grande forza, che nemmeno immaginate, la quale vi permetterà di scegliere se affrontare il percorso della procreazione medicalmente assistita o dell’adozione; se vivere felici senza figli; se e, soprattutto, come generare bellezza ogni giorno. Non è sempre facile, piangere è consentito, ma si può superare tutto. E si sorride.

Grazie a Emma Fenu e auguri per il tuo futuro.

 

Intervista realizzata da Marika Carolla

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