Davide Santacolomba – L’ascolto è solo nell’anima di chi suona

marieanthesun
Marie and the Sun – La vera energia è nelle note
6 novembre 2016
Una passione diventata lavoro 6
Una passione diventata lavoro
6 novembre 2016
davide-santacolomba-kosmogazine

Pianista

Facebook: Davide Santacolomba

davide-santacolomba-kosmogazine-1


C’è qualcosa che è nata prima ancora della nostra anima, ancor prima che il mondo conoscesse l’amore, o la speranza, o la potenza dei sogni. C’è qualcosa che esiste da sempre, e che per sempre si tramuterà in miracoli, in silenzi, in toccare il cielo con un solo dito. Quel qualcosa prende il nome di Musica.
La musica è un filo invisibile che ci lega a ciò che non vediamo, a ciò che non ascoltiamo. Dunque, la musica è tutto, è la realtà che dà il posto alla fantasia, è il cuore che dà il posto all’anima. La musica è quel luogo in cui possiamo sempre rifugiarci ed essere davvero noi stessi, essere davvero chi abbiamo sempre sognato di essere. Sono le note a condurci verso i silenzi che non possiamo ascoltare, verso gli attimi che abbiamo sempre voluto vivere, verso ciò che è dentro di noi e che vorremmo fosse dinnanzi ai nostri occhi.
Molti potrebbero affermare che la Musica si ascolta solamente, che il mondo non esisterebbe senza il suono, ma non c’è errore più grande di credere in questo. La Musica ha la stessa intensità della vita: si può toccare, si può gustare, si può sognare e si può anche guardare.

davide-santacolomba-kosmogazineOggi vi raccontiamo una storia, la storia di un ragazzo che vive per la Musica e per cui la Musica è fondamentale tanto quanto l’aria. La storia di un ragazzo che la Musica non può ascoltarla, ma che può invece toccarla, che ha deciso di toccarla per salvarsi l’anima. Toccare la Musica è ancora più importante dell’ascoltarla; significa assaporarla davvero, significa tuffarsi completamente nella sua magia, nel suo potere di costruire un mondo fatto di miracoli.

Oggi vi raccontiamo la storia di Davide Santacolomba, un ragazzo che, affetto da sordità dall’età infantile, ha costruito la sua intera vita sull’ascolto del cuore e della mente. Ciò che gli ha permesso di compiere questa missione è stata proprio la Musica e, in particolar modo, il suo inseparabile piano, con cui riesce a compiere magie attraverso le mani, percependo ogni minima sfumatura che la musica riesce ad assumere e impregnandosi l’anima di infinite e contrastanti emozioni. Davide ha 28 anni e sta compiendo un prestigioso master a Lugano, presso il Conservatorio della Svizzera Italiana, sotto la guida della famosa pianista Anna Kravtchenko. Tiene spesso molti concerti che terminano tutti in standing ovation e, oggi, l’abbiamo incontrato.

Vi invitiamo a leggere la sua intervista che ci ha molto emozionato. A lui la parola!


D: Come ti avvicini alla musica classica?
R: Il mio primo approccio alla musica è avvenuto proprio quando io e la mia famiglia ripetemmo gli esami clinici per accertare i miei problemi uditivi a Milano. Nella residenza dove risiedevamo vi era un pianoforte; la padrona di casa una sera, dopo cena, intonò delle semplici e famose note che possono essere piacevoli per un bambino. Erano quelle di Fra’ Martino campanaro. Era la prima volta che vedevo e sentivo questo strumento da vicino e, dopo che la signora ebbe finito di suonare quella melodia, mi avvicinai al piano e la riprodussi di stampo (anche perché fortunatamente la melodia era stata eseguita nel registro medio dove riuscivo a sentire).

D: Qual è una cosa che ti hanno detto da quando hai iniziato a suonare che non scorderai mai?
R: Una frase della mia professoressa del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, Giovanna De Gregorio. Appena entrato nella sua classe insieme a mia madre disse: “Signora, da suo figlio non mi aspetto molto…ma di più!”

D: Cosa credi renda la tua musica speciale a chi la ascolta?
R: Quando suono penso solo ad emozionarmi ma soprattutto ad emozionare; attraverso un brano, cercare di trasmettere con fedeltà ciò che il compositore richiede. La musica contempla la vita ed è chiara espressione di tutte le sensazioni umane, chi l’ascolta rivive tutto ciò che la musica racchiude.

D: Come la musica pensi abbia cambiato la tua vita?
R: Ancor prima che tu mi ponessi questa domanda credo di aver dato già la mia risposta. La musica per me è parte integrante della mia vita. E non è il tempo che le dedico ciò che è importante, quanto piuttosto ciò che Lei mi concede e mi regala. A volte mi sembra di impazzire quando alcuni pezzi ostici mi costringono a svariate ore di studio. Provo rabbia quando non riesco in qualcosa (certo, in ciò influisce anche il mio problema che, pur se al 90% superato grazie all’impianto cocleare sostenuto all’orecchio sinistro, pur sempre un limite lo pone). Ovviamente anche nel passato non sono mancati i momenti di sconforto: molte volte sono infatti stato tentato di abbandonare la musica perché riconoscevo i miei limiti e non riuscivo a capire quale sarebbe stata la soluzione per affrontarli e superarli. Avevo paura del mio futuro e pensavo di non farcela. Ma proprio in quei momenti ho messo sempre davanti il cuore, un grande desiderio di provare e di trasmettere agli altri le emozioni, la bellezza, la nobiltà, la purezza e tutte le sensazioni che la musica regala. Sensazioni fisiche che vanno oltre l’udito. Come l’Amore. E allora rivedevo tutto come una sorta di sfida. Il mio forte “credo” in essa ritornava e mi spingeva a voler valicare i limiti che dai miei problemi uditivi mi venivano imposti. Così, attraverso questo studio folle ho potuto sviluppare una sensibilità diversa, un istinto generato da vibrazioni, riflessioni interiori e movimento del corpo. Ma c’è il motto di un grande che in quei momenti e ancora oggi riecheggia dentro di me “Volli, volli, fortissimamente volli”. E così vado avanti. Del resto non riesco davvero più ad immaginare la mia vita senza il mio Piano, senza la mia Musica. Questa strada l’ho presa da solo, non mi ha mica costretto nessuno. I miei progetti nascono dalla mia passione, ma spero che questi, un giorno non troppo lontano, possano anche darmi l’opportunità di una buona posizione sociale ed economica. Il lavoro, i sacrifici pagano, no?

D: Credi che il tuo percorso nella musica sia stato diverso da quello di altre persone che si affermano nel mondo dello spettacolo?
R: Non credo. Se non ci fosse la qualità prima di tutto, ancor prima dei miei problemi uditivi, credo non avrei lo stesso successo così come non lo avrei in tutti i miei concerti che terminano in standing ovation.

D: Pensi che la tua storia possa essere d’insegnamento per il prossimo? Se si, in cosa?
R: Certo. Quello che desidero trasmettere attraverso la mia storia è che le persone non smettano di sognare, di crederci sempre nonostante le difficoltà e i limiti. Chi vuole davvero qualcosa, non esiste alcun limite.

D: Come le persone che ti stanno accanto ti hanno aiutato durante il tuo percorso di vita?
R: Prima di tutto voglio ringraziare i miei genitori: senza la loro motivazione, nei tantissimi momenti di sconforto, non ce l’avrei mai fatta. Molte sono state le volte in cui mi chiedevo: perché, perché proprio a me?! Ma ho imparato a convivere col mio problema, perché altro non potevo fare, cercando di sfruttare la mia vita al massimo e da questo svantaggio trarne più vantaggi possibili. Per quanto riguarda la musica, la mia professoressa Giovanna De Gregorio ha creato un metodo didattico ‘’su misura’’ in modo tale che io potessi apprendere tutto ciò che lei voleva trasmettermi. A tal proposito le dico una cosa che non ho ancora detto in nessun’ altra intervista: Johan Sebastian Bach è stato il mio salvatore! Ogni qualvolta volevo abbandonare tutto, mi imponevo, o forse era il destino che lo voleva, di suonare o ascoltare Bach e tutti i brutti pensieri volavano via. Mi perdevo nella sua musica, nel suo infinito genio e pensavo che sarebbe stato proprio un peccato lasciare qualcosa di così bello, sacro, puro e nobile. In conclusione, vorrei ringraziare me stesso, la mia forza di volontà, il mio credo, il mio osare, sfidare, mettermi in gioco, la mia voglia di vivere e di essere felice.

D: In quanto tempo riesci a elaborare un brano? Raccontaci la storia di una composizione di un tuo pezzo.
R: Io non sono un compositore, sono semplicemente un interprete, prevalentemente di musica classica, però mi piacciono parecchio le composizioni estemporanee, ovvero le improvvisazioni al pianoforte.

D: Qual è la sensazione che provi quando suoni e sai che il pubblico ascolta ciò che tu non puoi ascoltare?
R: Io sento tutto…dalla mente, dalle mani e dal cuore. Penso che chi ascolta può godere dei suoni che vengono dalle mie mani, ma questo non significa che io non ne possa godere altrettanto. Immaginare, a volte, è anche meglio della realtà.


Ringraziamo Davide Santacolomba per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *