Cortometraggio “Un giudice ragazzino” (regia Glionna, scritto da Marika Carolla)

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Un giudice ragazzino è un cortometraggio diretto da Glionna, scritto da Marika A. Carolla.

“Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”, diceva il magistrato Rosario Livatino assassinato nel 1990 dalla Stidda agrigentina. Rosario un bambino siciliano di soli dieci anni, venuto a conoscenza della storia di questo uomo, si interroga sul senso e il significato della parola: giustizia. Sarà il padre Giordano, giovane architetto, a spiegargli che la giustizia è una virtù. La volontà attraverso la quale, ognuno rispetta i diritti dell’altro secondo la legge e la ragione. Un giro di parole molto complesso per il piccolo Rosario, che invece, imparerà sulla sua pelle tra i banchi di scuola a mettere in pratica tale “ordine”. Si impegnerà a far rispettare i suoi compagni e se stesso, oltre l’omertà iniziale di alcuni educatori,contro l’operato di Bartolo e altri bulli della sua classe. Rosario mantiene fede al suo innato senso civico e sociale, lotta affinché sia bandita ogni sorta di ingiustizia anche se minima, perché la mafia ha inizio dove essa regna. Rosario:”giudice ragazzino” diverrà magistrato, giurerà la sua fedeltà alla Costituzione e perdonerà, l’assassino di suo padre.

Il progetto vanta la regia di Pierluigi Glionna, la sceneggiatura di Marika A. Carolla ,tratto dal romanzo di Salvatore Renna, il resto della troupe è costituito, in gran parte, da studenti della Roma Film Academy (accademia di cinema situata a Cinecittà Studios).

Conosciamo oggi più da vicino l’attore Domenico Panarello che ha ricoperto il ruolo di Giordano.

D: Cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo offerto dal regista Glionna?

R: Con Pierluigi è bastata una telefonata per capire quanto entusiasmo ci stesse mettendo in questo progetto. Mi trovavo a Palermo per girare Il Cacciatore, parlammo al telefono e gli chiesi di inviarmi la sceneggiatura, che lessi in camerino durante una pausa dalle riprese. La sera stessa richiamai Pierluigi per dirgli che avrei partecipato con piacere; la storia mi aveva catturato subito.

D: Come è stato, specie in veste di siciliano di origine, ricoprire la parte di Giordano?

R: Da siciliano, è stato un onore per me interpretare un ruolo simile. Anche se nella finzione, insegnare al proprio figlio a non abbassare mai la testa, a combattere con i giusti mezzi, a non piegarsi alle ingiustizie che purtroppo martoriano la mia terra da decenni, significa lasciare un lascito importante; significa che noi siciliani abbiamo ancora voglia di combattere questa piaga chiamata mafia, portare avanti le idee di gente come Falcone, Borsellino e Livatino che hanno dato la vita per darci un futuro migliore.

D: Quali sono state le tue paure, o insicurezze?

R: Ad inizio riprese ero abbastanza spaventato, non è mai facile parlare di mafia e di certi temi. Sentivo addosso una grossa responsabilità: si può scadere nel banale e nello stereotipo in un attimo, non rendendo giustizia a persone che hanno combattuto per tutta la loro esistenza. Ciò che però mi ha aiutato e stimolato è stato senza dubbio interpretare una figura paterna come quella di Giordano, che mi ricorda quella di mio padre, il quale mi ha sempre insegnato i giusti valori.

D: Quale è stato a tuo avviso il momento più significativo?

R: Sono due i momenti che più mi hanno toccato: quello davanti alla stele in memoria di Livatino, in cui cerco di far capire al piccolo Rosario cosa è davvero la mafia e che non bisogna mai darsi per vinti, e quello “dell’addio”. In quest’ultimo, merito anche di un’ottima sceneggiatura, ho sentito molto il rapporto padre-figlio; sul set si respirava una forte aria di emozione e commozione.

D: Credi che il cinema possa avere una concreta funzione sociale?Grazie per essere stato con noi. Auguri per il tuo futuro. 

R: Assolutamente sì. Lo dico per esperienza personale: ero un ragazzino quando vidi per la prima volta “I cento passi”, di Marco Tullio Giordana, ma ne rimasi profondamente colpito. Alcune scene sono ancora ben impresse nella mia memoria, e credo che il cinema debba essere utilizzato come strumento per sensibilizzare sin da piccoli alla legalità.

D: Quale ti auguri sia il messaggio che arrivi al pubblico dopo la visone di “Un giudice ragazzino “? 

R: Il mio augurio è che questo cortometraggio sia proiettato soprattutto nelle scuole. Far vedere tramite gli occhi di un bambino cosa significa combattere la mafia è molto importante, ti fa capire che la lotta a quest’ultima non può e non deve avere età.

Grazie Domenico per aver risposto alle nostre domande!

Intervista realizzata da Marika Carolla

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