Clemente Antonio Daliotti- Quando la musica provoca

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Baritono

Sito web: https://clementeantonio.com/

Facebook: https://www.facebook.com/ClemDaliotti/



 

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https://www.youtube.com/watch?v=fqdHC0-ndlU&feature=youtu.be

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https://www.youtube.com/watch?v=W7LyCy2bitA&feature=youtu.be

Clemente Antonio Daliotti è un baritono casertano diplomato al Conservatorio di Musica di Salerno, perfezionando poi gli studi all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e all’Accademia Rossiniana di Pesaro. Attualmente studia con il maestro Alfonso Antoniozzi.
Ha preso parte a opere conosciutissime come il Così fan tutte di Mozart, La Boheme e Manon Lescaut di Puccini, L’Elisir d’Amore di Donizetti, privilegiando soprattutto il repertorio rossiniano con La Cenerentola, il Barbiere di Siviglia, Il Viaggio a Reims, L’occasione fa il ladro, Adelaide di Borgogna, La Gazza Ladra.
Si è confrontato anche con molte opere contemporanee e ha calcato le scene di teatri prestigiosi come il San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia e il Petruzzelli di Bari, solo per citarne alcuni.
Ha registrato DVD per Rai, Unitel, Arthaus e Bongiovanni.

Ora lasciamo la parola a Clemente Antonio Daliotti, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D:  Se da bambino ti avessero detto che da grande avresti fatto il cantante lirico, ci avresti creduto o no?

R: Credo proprio di no (sorride). Da bambino il mio sogno era costruire robot alti dieci piani; a cosa sarebbero dovuti servire non so dirlo. Ricordo che adoravo giocare con le Bristle Blocks e all’occorrenza riparare gli oggetti che si rompevano o che io avevo opportunamente smontato. La musica era sullo sfondo ed aspettava il momento opportuno per palesarsi. Quando accadde, forse troppo tardi o forse no, fu una piacevole scoperta. Da allora ho iniziato una ricerca continua che non si è ancora fermata. La musica ti provoca ma sa anche coccolarti nei momenti di sconforto. Sono felice di averla incontrata.

D: Qual è stata la melodia che ti ha fatto dire: questo personaggio deve essere mio…
R:(Canta) “Don Giovanni, a cenar teco m’invitasti e son venuto.” “Non l’avrei giammai creduto, ma farò quel che potrò! Leporello, un’altra cena fa che subito si porti!” “Ah padron! Ah padron! Ah padron, siam tutti morti!” “Vanne dico…” Quindi quale sarà il personaggio che ho tanto desiderato interpretare? Don Giovanni, of course! Ho avuto il piacere di interpretare Leporello qualche anno fa ma Don Giovanni è diverso. Diciamocelo: il fascino del dissoluto attrae chiunque. Ma è la fierezza di quell’uomo, salda al punto da accettare di morire pur di non rinnegare se stesso, che spaventa persino. Ogni volta che intraprendo lo studio di un nuovo titolo è come se conoscessi una persona nuova; quando lo studio è terminato e l’ultima recita è finita torno a casa avendo imparato qualcosa di nuovo su me stesso. Sono davvero curioso di sapere cosa avrà da insegnarmi Don Giovanni.

D:  Che differenza c’è, in termini di soddisfazione ed emozioni, tra l’interpretazione dei grandi classici e quella di opere contemporanee?
R:La verità è che non trovo differenze. Esibirmi sul palcoscenico mi procura sempre emozioni intense e nuove persino quando riprendo un personaggio già interpretato. Colgo ogni volta sfaccettature nuove. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di interpretare sia i grandi classici che le opere contemporanee e devo dire che ogni volta ho vissuto esperienze stimolanti. Amo la musica a tutto tondo senza faziosità di sorta. È indubbio che esistono melodie capaci di strappare l’anima mentre ve ne sono altre talvolta fredde oppure all’apparenza caotiche. Calarmi nel personaggio mi porta ogni volta a fremere come fosse la prima. È un’emozione unica che si rinnova ad ogni replica.

D: L’opera spesso è vista come qualcosa di lontano nel tempo, ma sa essere anche molto attuale… qual è secondo te la storia che maggiormente si adatta all’epoca odierna?
R: Penso che Mozart e Rossini abbiano prodotto molti titoli facilmente adattabili ad epoche differenti. Qualche anno fa ho avuto il piacere di interpretare Guglielmo nel Così fan tutte di Mozart. Il regista concepì l’opera estrapolandola dal suo contesto originale. Così Guglielmo e Ferrando divennero due cadetti della Scuola Militare Nunziatella di Napoli mentre le loro rispettive fidanzate due esuberanti teenager. Il loro travestimento fu rimpiazzato con quello da irriverenti rockstar muniti di tatuaggi e capelli rasta. Nonostante i cambiamenti fu sorprendente constatare quanto attuale potesse essere quel titolo. Va da sé che questo tipo di operazione non è sempre così produttiva; talvolta rischia di essere perfino deleteria. Rattrista vedere il mondo dell’Opera diventare sempre più fuliginoso perché è capace di far vivere emozioni intensissime nonostante il peso dei secoli. Quindi se adattare un titolo classico può avvicinare il pubblico diffidente beh allora credo che valga la pena correre il rischio.

D: C’è stato, tra i tuoi personaggi, uno che ha lasciato il segno?
R:Pochi mesi fa ho debuttato il ruolo di Bartolo de Il barbiere di Siviglia di Paisiello. Conosciamo tutti la storia de “L’inutil precauzione” eppure viverla in prima persona ha lasciato il segno per davvero. Non sono riuscito a provare rabbia verso quell’uomo ma solo tanta tenerezza. Sin dal principio sembra essere consapevole di stare aspirando a qualcosa di troppo alto per lui: sposare una donna giovane, bella ed astuta. È terrorizzato all’idea di perderla. Vive con il costante timore di essere gabbato da lei e ciò nonostante non riesce a porvi rimedio. Alla fine della trama non potrà fare altro che ammettere la sconfitta e concedere la mano di Rosina a colui che ama. Bartolo è serio, sospettoso, irascibile, fiero ma cela forti paure. Un personaggio fragile e così vero…

D: Consiglieresti ad un figlio di inseguire questa carriera?
R:Quando avrò un figlio farò di tutto perché segua i propri sogni, come ho fatto io. Che senso avrebbe rincorrere vite altrui? Se un giorno dovesse scoprire di aspirare a diventare un cantante d’opera diverrei sicuramente il suo primo sostenitore. Il mondo della musica e quello del teatro sono straordinari. Ci sono ostacoli da fronteggiare come in tutte le vite possibili ma il calore del pubblico è indescrivibile… impareggiabile. Si soffre tanto per raggiungere la meta che si allontana ad ogni passo in avanti che si compie. Ma quando il sipario si spalanca per andare in scena il tempo si ferma ed il cuore batte a più non posso. Dal palco non desideri altro che trasmettere a chi ti ascolta e ti guarda le emozioni che ti assalgono. È teatro.

D: Cosa canta un baritono durante il giorno, o cosa ascolta in macchina?
R: In realtà non sono molto incline a cantare nel “tempo libero”. Adoro cantare per il pubblico presente in sala oppure con il mio maestro durante le lezioni. Però confesso che appena l’acqua inizia a scrosciare dal soffione della doccia parte il mood: (canta) “Per me giunto è il dì supremo, no, mai più ci rivedrem; ci congiunga Iddio nel ciel, ei che premia i suoi fedel’”. Nella mia carriera ho interpretato tanti personaggi buffi che mi hanno regalato splendidi ricordi. Rossini ha segnato il mio debutto all’Accademia di Pesaro e grazie alle sue opere ho potuto calcare importanti palcoscenici e conoscere artisti straordinari. Ciò nonostante continuo a coltivare la speranza di poter affrontare un giorno un titolo del repertorio romantico. Vedremo ciò che la vita mi riserverà; sono ansioso di scoprirlo. Cosa ascolto quando sono in macchina? Beh, dipende dal mio stato d’animo. Ci sono giorni in cui ho bisogno di pensare e mi coccolo con i cantautori italiani o la pop music. Altri giorni invece pensare è l’ultima cosa che vorrei ed allora mi lascio stordire dalla cattiveria della musica rock o dai ritmi ostinati della musica elettronica. Mi piace spaziare, questo è certo.

D: Il prossimo impegno?

R:A breve tornerò ad interpretare Bonifacio (uno dei protagonisti di “Adelson e Salvini” di Bellini) al Teatro Bellini di Catania dopo averlo debuttato al Teatro Pergolesi di Jesi due anni fa. L’edizione del titolo è quella della sua prima stesura del 1825 che ha una peculiarità affascinante. Le scene che fanno da anello di congiunzione tra i vari numeri musicali dell’opera non sono i decantati recitativi bensì scene di prosa vere e proprie. Amo il teatro in tutte le sue sfaccettature e l’idea di potermi cimentare in scene recitate l’ho trovata elettrizzante. Il mio debutto in quel ruolo è stato un successo: il pubblico era felicissimo. Sentirlo partecipare con tanto trasporto al dipanarsi della trama è stata un’esperienza che porterò per sempre con me e spero di rivivere ancora nei debutti a venire.

Ringraziamo Clemente Antonio Daliotti per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Intervista a cura di Giulia Cucciarelli


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