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Luca Dirisio – Le note sono messaggi
21 maggio 2017
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Il diritto di scegliere
21 maggio 2017
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Il lamento lugubre  della sofferenza, una pioggia fitta e una bara muta. Eccolo, il trionfo della morte sulla vita, odo il suo rumore. E’ ingombrante, pungente, si espande con una rapida velocità: come il vino che accidentalmente un bambino lascia cadere , sulla tovaglia, di domenica: il giorno di festa. Nessun brindisi per queste parole: veritiere e impastate di acredine. Ancora, adesso, mi chiedo dove sia, e se davvero sia tutto finito. La questione è che fatico a credere in Dio, perché nei tuoi occhi ho visto il rifiuto della fine, un leone indomabile , assassinato contro la sua volontà. Quel corpo che periva, trascinando con sé un’ anima guerriera, capace di lottare ancora. Mi tappo ancora le orecchie, quando mi dicono che doveva andare così, che hai sofferto di meno, che il Signore si chiama i più “Buoni” perché ha bisogno di loro. Quello che osservo con un temperamento animoso è una fanciulla orfana di madre: d’amore. E allora, tra me e me, urlo e mi chiedo il perché? Ma Dio non mi risponde. Ho paura di rassegnarmi, perché temo che il tuo ricordo possa assopirsi e sparire. Amica, madre, sorella, confidente ti cerco ancora per le strade ; nei sorrisi della gente, nei capelli color oro che avevi. Aspetto di poter sentire per l’ultima volta, il suono leggiadro della tua voce: giovane gabbiano, volato via troppo in fretta. Riscopro con la tua assenza, la finitudine dell’essere umano e la debolezza di cui è vittima. Il denaro, gli averi, il lavoro sono cumuli di certezze fasulle che si erigono alla pari di quella che si chiama : ricchezza. Nulla di tutto questo potrà ridarmi te. Un dolore in crescendo come il suono acuto di un violino. La memoria mi sevizia con i suoi flashback e mi sembra di impazzire. Tutto è incominciato con un ricovero d’urgenza, causa ictus. Avevi perso i sensi , battuto la testa sulla vasca per questo il tuo volto presentava numerosi lividi. Piangevi, perché avevi già capito tutto. Non saresti tornata quella di prima; con difficoltà muovevi gli arti, eppure hai continuato a crederci. Era la seconda settimana di marzo, quando venni a farti visita. Indossavi una canotta blu, e quei fili attaccati ai macchinari li odiavi. Mi prendesti il capo, portandolo al tuo petto , non riuscivi a parlarmi . Su quel brandello di stoffa che ti ricopriva versai silenziose le mie lacrime, mentre mi accarezzavi. Mi volevi bene, solo che non ce lo siamo mai dette, forse per pudore chissà. Due settimane passate in un centro di riabilitazione, e una cura inefficiente perché la diagnosi è stata sbagliata.

Avevi il cancro ai polmoni: stadio avanzato. Ti immagino felice, in un posto migliore.  E spero che la tua anima leggera mi sia più vicina di quanto possa credere.  Maledetta malattia- maledetta vita.


Articolo realizzato da Marika Carolla

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