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Oggi affrontiamo il delicato tema del bullismo scolastico con Vincenzo Vetere, uno dei fondatori dell’ACBSAssociazione contro il bullismo scolastico, che nasce nel febbraio del 2015 per cercare di contrastare un fenomeno in crescita che è da sempre poco conosciuto e sottovalutato.

“Dal mio punto di vista, il bullismo è come un parassita che va a porsi nel tuo cervello e va a modificare tutto il tuo essere, facendoti chiudere in te stesso, facendoti piangere, facendoti persino perdere i capelli come conseguenza dello stress e soprattutto causando ferite incolmabili nella tua anima, nella tua personalità e nel tuo essere, ferite che modificheranno per sempre ciò che sei”.   Questo è lo sfogo di Jessica, una delle tante testimonianze che sono riportate nel libro dell’associazione: “Bullismo – storie e racconti di chi ha sofferto a scuola”, che evidenzia quanto questo problema tocchi sia la sfera psichica che fisica della persona colpita e si possa protrarre anche dopo la fine del periodo scolastico. Ascoltiamo ora dalle parole di Vincenzo il racconto della sua esperienza col bullismo che è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, oppressivo e vessatorio, attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili o incapaci di difendersi.

 

D: Caro Vincenzo, la tua storia personale col bullismo nasce già fin dai banchi di scuola delle elementari, ce ne puoi parlare?

R: Sì esatto, è iniziato tutto quando avevo 6 anni, in prima elementare. Sono stato vittima di bullismo perché mio fratello maggiore ne era vittima, abbiamo subito più bullismo femminile che maschile e vi posso assicurare che non è stato per niente facile uscirne. Mi insultavano dicendomi che ero orrendo e che gli facevo schifo e ogni qualvolta che mi guardavo allo specchio stavo male perché non mi sentivo come tutti gli altri.

D: C’è stato un episodio vessatorio che ti ha colpito maggiormente?

R: Sì, uno in particolare, me lo ricordo come se fosse ieri. Era una domenica pomeriggio e mi trovavo nell’oratorio del paese come di consuetudine: all’improvviso, mio fratello fu circondato e bloccato da alcune sue compagne di classe ed io rimasi lì impietrito a guardare, una di loro si avvicinò a me e mi disse che se avessi voluto rivedere libero mio fratello, mi sarei dovuto inginocchiare e mangiare i sassi per terra, altrimenti sarebbe successo “un casino”. Così, mi inginocchiai e feci ciò che mi fu chiesto, soltanto per vedere mio fratello svincolato da quella brutta situazione.

D: I tuoi genitori erano al corrente delle prese in giro nei confronti tuoi e dei tuoi fratelli?

R: I miei genitori sapevamo poco o nulla di quanto succedeva intorno a me, tuttavia, non erano dei genitori poco attenti, ero io a non voler raccontare nulla e a fingere che tutto proseguisse normalmente nella mia vita.

D: Chi avrebbe potuto intervenire e perché, a tuo parere, la vostra causa non è stata difesa come avrebbe meritato?

R: Secondo me sarebbero dovuti intervenire i genitori dei miei compagni di classe o i compagni stessi, i quali assistevano di frequente a tali soprusi rimanendo in silenzio; sono convinto che un insegnante non possa sapere o vedere tutto ciò che accade in una scuola. Io sono ancora molto arrabbiato con i miei compagni di classe che in tutti quegli anni non mi hanno saputo aiutare e non hanno avvertito il corpo docente riguardo tutto quello che stava accadendo.

D:Cosa ha significato per te la parola “bullismo”?

R: Nel mio caso, ha significato 13 anni di incomprensioni e di torture sia morali che fisiche subite quotidianamente: durante questo periodo, per colpa del bullismo sono “passato per quello che non ero” e nessuno si è mai posto il problema di andare in fondo alla questione.

D: Serbi rancore nei confronti dei tuoi persecutori?

R: Sinceramente no, perché anche loro meritavano di essere capiti ed aiutati proprio come me. Sono convinto del fatto che chi arriva a commettere certi atti di aggressività abbia dei problemi di gran lunga superiori di chi li subisce.

D: Cosa hai capito dentro di te a distanza di anni dai fatti descritti?

R: Ho capito che non ero come loro volevano dipingermi: hanno sempre sostenuto che per colpa della mia voce e del mio modo di esprimermi non avrei fatto carriera e non avrei mai potuto fare discorsi davanti alla gente. Ora, a distanza di anni, posso affermare che ho un lavoro che amo e che ho avuto la possibilità di riscattarmi, infatti, incontro ragazzi e i loro genitori quasi tutti i giorni e ho reso una mia difficoltà, un punto di forza: parlare in pubblico!

D: Cosa consiglieresti ad un ragazzo vittima di bullismo?

R: Consiglierei di non tenersi tutto dentro e di parlare sempre e comunque, per non seguire il mio percorso iniziale e poi pentirsene, successivamente.

D: Parlaci della tua associazione ACBS:

R:ACBS è nata nel febbraio del 2015: è un’associazione di volontariato gestita sostanzialmente da ragazzi che in prima persona hanno subito bullismo, oppure hanno toccato con mano questo fenomeno.
ACBS organizza degli incontri anche in sede scolastica, dove viene spiegato ai ragazzi come ci si sente ad essere “presi di mira” e vengono dati loro dei consigli su come uscire da questa problematica, con l’aiuto di esperti relatori. L’associazione inoltre, incontra le famiglie e i ragazzi che oggi stanno subendo questa piaga sociale, cercando di spiegare loro quale sia la strada migliore da intraprendere per cercare di uscire da questa difficile dinamica.
Dal 1° marzo abbiamo aperto il nostro “Punto di Ascolto Anti-bullismo” a Martinengo (BG) dove, grazie ad un team di esperti del territorio, le famiglie hanno un punto di riferimento dove poter trovare conforto e aiuto.

D: Come vedi il tuo futuro?

R: Il mio futuro lo vedo sempre in salita verso nuove vette: spesso mi paragono ad un’auto diesel, con calma e determinazione raggiungo sempre gli obiettivi che mi prefiggo. Il mio prossimo obiettivo sarà quello di creare una famiglia tutta mia!
Ringrazio di cuore Vincenzo Vetere per questa sua testimonianza, con la speranza che ‘la voce di pochi’ diventi una mano tesa per molti.

Intervista realizzata da Martina Castellarin

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