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Danzatore

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E’ un sentimento che parte da dentro, la danza.

Oltre la classica definizione di arte, oltre lo sguardo che va al di là di un passo, oltre il mondo che resta esterno, la danza è prima di tutto un sentimento.

Capace di creare legami indissolubili e renderli tali, senza bisogno di dare spiegazioni.

Nella sua completa e totale trasparenza.

Oggi vi parleremo di un danzatore che, sebbene la sua giovane età, presenta un talento innato – nato, appunto, prima della sua stessa nascita.

La danza è questa: è come un’anima che cattura un’altra anima trasformando le due anime in unico luogo, che prende il nome di palcoscenico.

Bruno Aversa nasce il 6 aprile 1993 in una piccola cittadina della Penisola Sorrentina, fin da piccolo frequenta le “stelle” della danza grazie all’ internazionale Premio Positano per la danza “Léonide Massine” ed al professore Alberto Testa, storico direttore dello stesso. Inizia così il suo percorso di ballerino alla sola età di due anni, dove frequenta la scuola classica e moderna Patty Schisa, fino a quando il suo bisogno di crescita lo porta al Real Teatro di San Carlo, del quale diviene allievo, e con il quale partecipa ad alcune produzioni del corpo di ballo. Successivamente approfondisce la sua tecnica classica nel centro internazionale Crown Ballet diretto dai primi ballerini, Luigi Ferrone e Michele Villanova, e l’étoile Corona Paone. Accresce la conoscenza della danza contemporanea all’interno dell’ Artgarage diretto da Emma Cianchi grazie al quale ha la possibilitá di lavorare con maestri del calibro di Francesco Nappa, Ken Ossola, Emilio Calcagno, Emanuel Gat, George Pelagias, Jeanne Yasko e Philip Taylor. All’ interno del quale viene selezionato per lavorare con lo stesso Tamasc Moricz per il Collettivo Neo. Ma la sua passione per la danza classica, e la sua voglia di sperimentare tutte le sue varie sfaccettature, lo porta a girare l’Italia e lavorare con maestri provenienti da compagnie e teatri internazionali come: Renée de Cardenas, Josée Perez, Raffaele Paganini, Clarissa Mucci, Ugo Ranieri, Leonid Nikonov, Vladimir Vassiliev e Theresa Ruth Howard. Per quanto riguarda la danza moderna la sua formazione viene affidata a maestri del calibro di Stefano Forti, Steave Lachance, Bryan Bullard, Jameil Gaines e Cathy Bisson. Negli anni partecipa e vince numerosi concorsi nazionali ed internazionali ricevendo molti premi come giovane talento nel panorama della danza. Nel 2012 è solista ospite in occasione di “Positano e la danza – Omaggio ad Alberto Testa”. Nello stesso anno comincia la collaborazione con il centro internazionale Artgarage diretto da Emma Cianchi e scrive come giornalista per la rivista di settore ilgiornaledelladanza.com. Nel 2014 viene selezionato da Tamasc Moricz per lavorare con lui all’interno del collettivo napoletano Neo, esperienza che lo porterá a vedere la danza contemporanea sotto un altro punto di vista. Dal 2015 è solista per la compagnia Balletto di Benevento, con la quale partecipa alle produzioni di Carmen e Romeo e Giulietta al Teatro Romano di Benevento e con la quale é previsto un tour Asiatico per l’estate 2017. Nello stesso anno è solista per la compagnia di Josè Perez. Nel marzo 2016 si laurea in Lettere e Filosofia, dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo, alla Sapienza di Roma, con un lungo e approfondito testo, che racchiude i punti salienti di un secolo di danza Europea, dedicato ad una colonna portante della danza italiana, dal titolo “Alberto Testa… Quasi un secolo di danza”. Continua la sua esperienza romana con lo studio pratico del balletto all’interno del centro diretto da Denis Ganio. Ma la voglia di crescere sempre di piú e di sperimentare lo porta a trasferirsi a Londra, dove, dopo solo poche settimane viene scelto dal coreografo internazionale Thomas Michael Voss per la sua produzione Quaestio 2017 al The Place Theater, all’interno di Resolution 2017, il piú grande festival di danza contemporanea del Regno Unito.

Lasciamo la parola a Bruno, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la tua passione per il mondo della danza?
R: Si potrebbe dire che era scritto; mio fratello cominciò danza un anno prima della mia nascita, e quindi io ero praticamente tutti i giorni lì, nel passeggino, ad ascoltare musica classica proveniente da quelle sale, e per di più in quel periodo c’era una mia parente che era nell’organizzazione del premio internazionale “Positano premia la danza Leonidé Massine”, il più importante premio italiano in ambito di danza. Ecco, si potrebbe dire che questa è stata la vera e propria scintilla, che poi mi ha accompagnato lungo tutto il mio percorso.

D: Quali erano le tue aspettative iniziali sul mondo della danza? Sono state rispettate?
R: Le mie aspettative fin dall’inizio sono state quelle di poter diventare un ballerino professionista e poter vivere grazie alla mia passione. Ma da subito ho capito che non sarebbe bastata solo la passione o il talento; il tutto deve partire dal cervello. Senza quello un ballerino non può andare avanti. Sono necessari tanti sacrifici e tanto lavoro; quando si sceglie di voler diventare ballerini non si sta scegliendo un hobby, ma si sta decidendo di cambiare radicalmente la propria vita. Dal quel momento in poi si vivrà per la danza. Penso che sia ancor presto per risponderti a questo, di certo ho capito che quello che offre al giorno d’oggi l’Italia, per noi ballerini, è poco o niente; per questo ho deciso di trasferirmi. Na nel mio percorso qualche soddisfazione la sto ottenendo. Per il resto continuo a lavorare molto e aspetto di vedere cosa il futuro ha ancora in serbo per me.

D: Quali sono gli insegnamenti principali che hai appreso attraverso il tuo periodo di formazione?
R: La danza mi ha tolto tanto, ma mi ha dato molto di più. Mi ha fatto crescere prima rispetto ai miei coetanei, a livello di responsabilità e a livello mentale. Mi ha dato tanto rigore fisico e mentale, mi ha donato la capacità di potermi adattare ad ogni tipo di situazione, la velocità nell’apprendimento e la prontezza nelle situazioni di difficoltà. Tutto questo lo devo agli insegnanti che mi hanno accompagnato fino ad ora nel mio percorso; ognuno mi ha lasciato qualcosa in modo da poter passare allo step successivo. La cosa che ho imparato è quella di andare sempre avanti nel mio percorso, senza mai accontentarmi, in modo da poter crescere ogni giorno di più.

D: Hai avuto modo di confrontarti con esperienze all’estero ed esperienze in Italia. Quali sono le affinità e le differenze che hai riscontrato?
R: Ho avuto modo di confrontarmi con varie esperienze e penso che ognuna mi abbia lasciato qualcosa: da quella più importante sino alle più piccole perché, come tutti i lavori, c’è molta gavetta da fare. Ci sono differenze abissali fra l’Italia e l’estero, prima fra tutte la tutela del ballerino, dall’apprendimento fino alla professione, la quale all’estero viene presa molto più in considerazione, e questo permette una maggior serenità e più voglia di fare. Ci sono, però, punti dolenti che variano di poco cambiando paese come i fondi dovuto al periodo che al momento sta affrontando l’economia, soprattutto per le compagnie private. Uno Stato come il Regno Unito non chiuderebbe mai il corpo di ballo di un ente radicato nel territorio famoso in tutto il mondo come è successo con l’Arena di Verona. La qualità in Italia è alta, e gli elementi buoni sono tanti, ma le opportunità poche. In una città come Londra si può dire che ci sono più possibilità rispetto all’Italia attualmente.

D: Il 1 Febbraio sarai impegnato all’interno di Resolution 2017. Raccontaci di quello che il pubblico avrà modo di vedere nella vostra esibizione. Qual è il vostro principale obiettivo?
R: Lo spettacolo che va in scena il 1 Febbraio al The Place di Londra è un qualcosa che non si può paragonare a qualcosa che ho fatto in passato. E’ un lavoro interamente ideato e coreografato da Thomas Michael Voss, ed è qualcosa che quasi non si può spiegare. In questi giorni molti sono stati i curiosi che mi hanno chiesto maggiori informazioni sullo spettacolo, ma io penso sia un lavoro talmente profondo e intrinseco che bisogna sentirlo sulla propria pelle, viverlo e capire quali emozioni scaturisce. L’ idea parte dal concetto dello stereotipo maschile, il linguaggio del corpo, il modo e l’intensità con cui esso si muove, il tutto visto da uno sguardo disabile; il rapporto che l’uomo instaura con esso e le sue conseguenti reazioni. La coreografia parte dal pretesto del football, emblema di mascolinità, per poi passare ad una condizione più primordiale come i primati fino alla reazione al diverso per passare ad una condizione interiore, intima, intrinseca e mentale. La danza è contemporanea fisica, che dona energia fino allo stremo delle forze, quando i danzatori spogliati di tutto cercano di superare i propri limiti per poi terminare in un gesto, il più semplice che accomuna tutti. Quando abbiamo domandato alla fotografa cosa ne pensasse del pezzo ci ha riflettuto e poi con gli occhi lucidi ha risposto che è qualcosa di incredibile, che dona un’energia straordinaria e che non è riuscita mai a distogliere lo sguardo, per via delle forti emozioni provate in un tempo così breve. Lo splendido risultato proviene anche dalla stupenda colonna sonora composta dalla talentuosa Hero Douglas, principale arpista della Liverpool Philarmonic Orchestra, eseguita dal vivo da arpa, violino e pianoforte e cantata dal Soprano Eliana Pretorian che va in netto contrasto con la coreografia. Ogni parola non può mai trasmettere tutto quello presente in questo spettacolo. Posso solo consigliare, a chiunque abbia la possibilità, di vedere questo spettacolo perché non ne uscirà mai come vi è entrato.

D: Quanto credi che mezzi come la danza possano essere di aiuto anche per cambiare il pensiero della popolazione su un determinato tema?
R: Penso che l’arte in generale sia una cosa che può arrivare nel profondo delle persone; la danza può essere un’arma molto forte ed un ottimo mezzo per diffondere dei messaggi che può anche essere indiretto o andare per associazioni e metafore. Sono tanti i fattori attenuanti, dipende dal tipo di danza, dall’educazione e dalla cultura di una persona. La danza è capace di toccare “le corde del profondo” di una persona e così magari, oltre a mandare un messaggio, può rendere palpabile l’emozione scaturita dallo stesso, rendendolo intimo e personale.

D: Ci sono ballerini con i quali in futuro ti piacerebbe collaborare? Se si, quali?
R: Mi piacerebbe poter collaborare con qualche compagnia di neoclassico in modo da poter coniugare le linee e lo studio del balletto, che è alla base della mia formazione, alla danza contemporanea, che ho di recente riscoperto ed approfondito. Un genere che è partito da George Balanchine negli ultimi anni del ‘900 ed è arrivato ai giorni nostri grazie anche a grandi nomi come Jiri Kylian e William Forsythe.

D: Quali sono i sogni che vorresti realizzare nell’ambito della danza?
R: I sogni da realizzare sono tanti. Tra questi, sicuramente, continuare a ballare e sperimentare cose nuove in modo da crescere culturalmente e tecnicamente, trovando un po’ di stabilità, rara nel nostro mestiere. Ogni giorno è un avventura. Magari un giorno realizzare un progetto interdisciplinare tutto mio dove poter riunire tutto quello che ho appreso nel mio percorso per giungere a qualcosa di nuovo, ma per questo c’è ancora tempo.

D: In futuro ti piacerebbe sperimentare l’insegnamento?
R: In realtà già alcuni anni fa ho iniziato ad insegnare saltuariamente; è una cosa che mi piace molto fare: poter trasmettere il proprio sapere, vedere giorno dopo giorno i progressi degli allievi, creare un proprio metodo che non ripeta gli errori visti durante il percorso e trasmettere gli insegnamenti di cui hai fatto tesoro. È qualcosa di molto bello che sto facendo e che vorrei continuare a fare, anche se penso ci voglia ancora tempo per incrementare questo aspetto e migliorarmi sempre più. Ci sono ancora molte esperienze da vivere prima di poterle tramandare.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Al momento ho deciso di cambiare aria e mi sono trasferito a Londra per vedere la città cosa offre, ed il primo impatto è stato molto buono. Credo molto in questo spettacolo e penso possa riservare buone prospettive per il futuro. Per il resto, ho in programma una tournée asiatica per la prossima estate in 4 città della Cina con la Compagnia del Balletto di Benevento con la quale ballerò come solista in Carmen e Romeo e Giulietta, già sold out al Teatro Romano di Benevento. Per certo, so che la danza continuerà a far parte della mia vita e poi chissà…Finché c’è vita… C’è Danza!!!

 


Ringraziamo Bruno Aversa per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.

 

Presentazione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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