Antonino De Luca-La fisarmonica? Un affare di famiglia

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Fisarmonicista

Pagina facebook: Antonino De Luca

Youtube: Antonino De Luca

Sito web: Antonino De Luca


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Antonino De Luca nasce a Messina il 9 gennaio 1991, e inizia lo studio della fisarmonica all’età di 11 anni. Studia anche clarinetto, arrivando a far parte anche della Banda del Comune di Fiumedinisi. Partecipa a tournée in Francia e in Russia insieme a formazioni di musica folk, e nel 2006 arriva la svolta artistica grazie all’incontro con il maestro Renzo Tomassetti di Spoleto.
Prende parte a masterclass di musica jazz tenute da nomi importanti quali Luciano Biondini, Vince Abbracciante, Gabriele Mirabassi e Richard Galliano, solo per citarne alcuni.
Partecipa ad una trasmissione televisiva andata in onda su Rai International interamente dedicata alla fisarmonica e fa da dimostratore per la famosa ditta di fisarmoniche “Victoria” al Frankfurt Musikmesse 2011, 2012 e 2013.
Ha svolto concerti in Europa e Stati Uniti, ed è salito sul podio di diversi premi e rassegne.
Attualmente è prossimo alla laurea di II livello presso il Conservatorio “G.B. Pergolesi” di Fermo.

Lasciamo la parola a Antonino De Luca con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso 

D:Ciao Antonino! Innanzitutto, dicci perché hai scelto lo studio della fisarmonica!

R:E’ molto facile rispondere a questa domanda: semplicemente perché è una passione che mi ha trasmesso mio padre. Ha talmente tanto insistito con me per farmi imparare a suonare, che alla fine ho ceduto! La fisarmonica è uno strumento che accomuna un po’ tutta la famiglia, anche i nonni la suonavano ad orecchio e anche nella famiglia di mia madre ci sono diversi fisarmonicisti.
A 6 anni mio padre aveva provato a darmi qualche lezione di solfeggio ma io non ne volevo sapere, addirittura mi ricordo di aver buttato il libro! Ad 11 anni invece lo costrinsi a riaprire la sua scuola, che per diverse ragioni aveva chiuso, e ci portai tutti i miei amici, e a quel punto ho ricominciato con il piglio giusto.
La cosa poi diventò la mia aspirazione principale, e scoprii che potevo suonare qualcosa di diverso rispetto a quello che facevano gli altri, soprattutto quando a 14 anni mio padre mi portò qui a Castelfidardo e vidi con i miei occhi che suonare la fisarmonica non significava soltanto feste di paese!

D:  Che cosa ricordi della prima esibizione in pubblico?

R:Me la ricordo benissimo, ancora ho a casa la targhetta che mi diedero. Era una serata estiva dove chiunque poteva iscriversi, si chiamava “Stasera mi butto!”. Mi iscrissi insieme ad altri due o tre ragazzini della scuola di mio padre.
Quello che mi è rimasto più impresso è che tremavo talmente tanto che all’interno della mia esibizione risultò perfino gradevole, visto che suonavo “Violino Tzigano”, e la cosa sembrava voluta!

D: Cosa puoi raccontarci della tournée con le formazioni di musica folk?

R: Sicuramente sono state la mia prima palestra, oltre alle prime possibilità in assoluto di andare all’estero. Solo dopo molto tempo ho capito l’importanza di quella esperienza, brani completamente imparati ad orecchio, addirittura anche direttamente sul palco, e questa è una cosa che in conservatorio non ti insegnano, la faccia tosta di saperti comportare in qualsiasi situazione!
Oltretutto ho viaggiato in posti bellissimi e in quel momento senza le tournée non avrei avuto la possibilità di farlo!

D:I tuoi familiari ti hanno sempre appoggiato?

R:La mia famiglia mi ha sempre appoggiato, mio padre ha continuato con me quello che avrebbe voluto fare della sua vita ma che per varie ragioni non ha potuto, e io ho sempre avuto la possibilità di contare sull’appoggio di tutti.

D: Perché dedicarsi proprio al jazz?

R:Come la stragrande maggioranza dei fisarmonicisti, ho avuto l’opportunità di attraversare molti generi musicali, dal liscio al pop, e il jazz è il genere che mi permette di suonare lo stesso brano ogni volta in maniera differente.
Questo fa sì che io possa inserire nell’esibizione i pensieri, sentimenti e stati d’animo di quel momento. Tutta l’esistenza di una persona viene riversata dentro la musica, e penso che questi stili permettano molta più libertà in questo senso.
Devo dire però che nel mio suono c’è di tutto: c’è il folk dei primi anni (non a caso nel mio ultimo album ci sono pagine di musica folk siciliana riarrangiate in chiave jazz), c’è il tango, sia quello tradizionale che quello di Astor Piazzolla, c’è la mia passione per la musica brasiliana, c’è un mix di contaminazioni che rende unica ogni singola esibizione.

D:Quali altri generi musicali ti appassionano?

R: In questo momento sono preso dalla musica jazzistica in tutte le sue forme, visto che all’interno del jazz esistono talmente tante coniugazioni che è impossibile dire che sia solo un genere musicale.
Gli altri generi che più mi appassionano sono la musica popolare brasiliana e il tango; amo un po’ meno il pop e il rock, fatta eccezione per i Queen!

D: Qual è l’aspetto più bello e quello che invece cambieresti della carriera di musicista?

R: Il viaggiare li comprende un po’ tutti e due: è sicuramente bellissimo, perché ti permette di conoscere posti che non avresti mai pensato di vedere, però comporta anche molta fatica, specialmente per me che sono un tipo abbastanza sedentario!
L’aspetto più brutto però è sicuramente l’instabilità della carriera: si alternano momenti in cui c’è molto lavoro a momenti “morti”, quindi se avessi modo di cambiare qualcosa, sarebbe senz’altro questo!

D: Cosa ti aspetti dal nuovo anno?

R:Spero di avere più stabilità, che mi permetta di andare avanti in molti aspetti della mia vita, non solo in quello musicale, e concerti di un certo livello! Se posso esprimere un altro desiderio, mi piacerebbe anche fare un altro disco!

D:E come chiediamo a tutti: il sogno più grande?

R: Il mio sogno più grande è riuscire a lasciare un segno nell’ambito del mio strumento, sdoganando definitivamente la fisarmonica in tutti gli ambienti, e portarlo allo stesso livello degli altri.
La fisarmonica è uno strumento molto giovane rispetto a un pianoforte o a un violino, ma purtroppo non gode della stessa importanza, o perlomeno fa fatica, quindi la mia piccola battaglia personale, comune a quella di molti altri fisarmonicisti, è dimostrare che la fisarmonica è uno strumento adatto a tutti i generi musicali.
Un altro mio grande sogno è quello di entrare in un ambiente jazzistico di prim’ordine, e di riuscire a collaborare con i più grandi musicisti del mondo!

 

Intervista realizzato da Giulia Cucciarelli

1 Comment

  1. Romano Sotgiu scrive:

    Mi piacerebbe sapere cosa pensa questo artista sulle fisarmoniche “virtuali” nel senso che la fisarmonica è anche preparata per basi di accompagnamento ed altro. Secondo me qualsiasi forma di progresso è utile, non trasformare uno strumento in una tastiera virtuale.

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