Think About It - Voci in un'unica anima
Think About It – Voci in un’unica anima
21 agosto 2016
Paola Dentamaro Pola - La vita in uno sguardo
Paola Dentamaro Pola – La vita in uno sguardo
21 agosto 2016

Fotografa

Biografia e fotografie: Scuola Camera Chiara


Anna Santovito - La medicina del cuore la fotografia


Solo ad occhi chiusi, l’anima ha la capacità di vedere cose che non si è in grado di vedere. Ci sono mondi che non conosciamo, mondi che potrebbero diventare nostri se solo tutto intorno a noi divenisse eternità. Ci sono luoghi che hanno il potere di infuocare sentimenti e annullare identità. Sono i luoghi che osserviamo solo con inconsci traditori, inconsci che svelano segreti custoditi nel cuore. E allora si vorrebbe potersi affidare al proprio io, solo per un istante. Ha inizio così il viaggio: un viaggio alla ricerca di sé stessi, un viaggio da compiersi solo in quei luoghi sconosciuti, tassellati di semplicità e umiltà, privi di società conformiste. Un viaggio che ha il potere di privare l’uomo di colori che colmano la pelle di pregiudizi e ipocrisie, e impregnare l’anima del biancoe del nero: luci e ombre. Un viaggio da compiersi solo camminando a piedi nudi, per poter assaporare la propria interiorità. Non ci sono sguardi, non ci sono parole; solo incontrare la luce, guardarsi allo specchio e, finalmente, diventare la persona che si è.

“La fotografia è per me un antidoto alle cose negative che mi sono accadute. Essa ha avuto su di me, la funzione che può avere un medicinale, con la differenza che non ha controindicazioni e che posso usarla quando voglio. E’ stata per me, in molte situazioni, la mia ancora di salvezza. Era lì a consolarmi, sempre”.

Anna Santovito - La medicina del cuore la fotografiaCon queste sue profonde e toccanti parole, vorrei presentarvi Anna Santovito, la fotografa che oggi conosceremo meglio. Per lei, la fotografia non è solo passione, ma rappresenta ciò che di più profondo possa esserci al mondo. Studente in Scienze del Servizio Sociale, ha deciso di unire in un unico luogo questi due mondi per lei fondamentali e, iniziando con il progetto “Conosci i miei colori?” presso il centro diurno di salute mentale di Canosa di Puglia, utilizza tutt’oggi, nonostante le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni, la macchina fotografica analogica, convinta che non ci possa essere rapporto migliore di quello instaurato tra quest’ultima, il suo occhio e la sua memoria fotografica, permettendole così di entrare in una dimensione ideale ed emozionale, dove la sua anima diviene salva, e tutto intorno a lei è miracolo.

Ed ora..buona lettura, lasciamo la parola ad Anna.


D: Da cosa nasce la passione per la fotografia?
R: La fotografia nasce dal mio bisogno di comunicare. Essendo un’arte visiva, mi è possibile comunicare sensazioni profonde. Ho iniziato con l’utilizzo di una compatta, una macchina non professionale, e da subito mi sono resa conto che attraverso la fotografia riuscivo a trasmettere molto di più, rispetto all’utilizzo delle parole. La passione si è sviluppata a partire dal quarto superiore, periodo nel quale ho deciso di frequentare un corso di fotografia biennale, che mi ha preparato per quanto riguarda la teoria e la tecnica della fotografia. Mi sono sentita subito complementare alla macchina fotografica. A discapito di quello che si pensa, la fotografia è non solo pratica, ma soprattutto teorica, per sviluppare una propria visione sul mondo, è fondamentale guardare film, consultare riviste di arte e fotografia, leggere libri soprattutto di fotografia, partecipare ai concorsi, visitare e fare delle mostre per far conoscere i propri lavori tramite le letture portfolio.

D: Qual è stato il tuo debutto nella fotografia?
R: Il mio percorso inizia con la vincita di un concorso fotografico, che consisteva nello scattare foto presso San Ferdinando, un paese vicino al mio, e ho vinto il primo premio. Questo l’ho visto come un segno che mi indicava che dovevo continuare su questa strada. Successivamente ho fatto esperienze di volontariato presso un centro di salute mentale, qui ho avviato un progetto fotografico per raccontare quello che avveniva all’interno di questo luogo; in più porto avanti lavori di fotografia contemporanea (ho utilizzato questo mezzo sia per l’arte contemporanea che per altri lavoretti, continuando al contempo a partecipare a mostre e concorsi fotografici).

D: Hai mai fatto da fotografa ad un evento per te importante? Che effetto ti ha suscitato?
R: Un evento per me importante è stato il battesimo di mia cugina. Ho fatto da fotografa ufficiale e per me è stato particolarmente toccante; essendo molto credente mi ha fatto tanto effetto l’entrata di un bambino nel mondo cristiano. Per un fotografo è molto importante non disturbare la cerimonia; ero quindi combattuta tra ricordare l’evento e vivere l’intimità del momento. Un altro evento importante è stata la laurea del mio migliore amico, ero tanto emozionata per lui ma allo stesso tempo dovevo essere molto attenta a non disturbare durante la tesi di laurea, essendo la sua fotografa.

D: Quali sono i soggetti che preferisci fotografare?
R: Per me è stato fondamentale far entrare la fotografia nel mio mondo privato. I soggetti che preferisco fotografare sono quindi me stessa nel mio mondo, la mia vita; successivamente ho volto il mio sguardo verso il sociale, dedicandomi a persone affette da patologie psichiche, sociali ed economiche. Questo genere di fotografia prende il nome di reportage ed è particolarmente difficile, motivo per cui sto lavorando soprattutto su me stessa; è difficile abbattere la timidezza e il muro che divide noi e gli altri. Mi piace rappresentare le realtà difficili, perché aiutano a comprendere le condizioni del mondo; è uno sguardo al mondo degli altri, che ci fa capire quanto siamo uguali piuttosto che differenti. Nei miei lavori parto da uno stimolo emozionale; ciò che non mi suscita nulla solitamente lo tralascio.

D: Hai mai lavorato come fotografa ad un matrimonio? Se no ti piacerebbe?
R: No non mi è ancora capitato essendo alle prime armi, non so però se mi piacerebbe. Vedo questo tipo di fotografia costruita e falsa; la maggior parte dei fotografi attuano pose costruite. Io documenterei ciò che accade in quel momento, attuerei quindi un metodo diverso a quello applicato al sud. Se mi piacerebbe dipende anche da chi mi viene posta la richiesta, se si tratta di amici o di estranei.

D: Che stile prediligi? Più classico o più moderno?
R: Ho una passione per il bianco e nero analogico, infatti stampo le foto in una camera oscura che si trova nella mia cantina. Se dovessi scegliere tra i colori e il bianco e nero, e tra il digitale e l’analogico, sceglierei senza dubbio il bianco e nero analogico. Sono rimasta affascinata fin da subito al processo chimico della creazione di una fotografia e ciò mi ha spinto ad utilizzare i vecchi metodi fotografici, perché il rapporto che si instaura tra la macchina fotografica analogica e l’occhio è diverso dal digitale, perché seppur non vedendo la foto, essa è memorizzata e ti fa immaginare ciò che potrebbe essere, molte volte risultando meglio. Si notano tutti i dettagli come se vivessi all’interno della fotografia, il bianco e nero ricordano un’epoca passata; io sono molto legata agli anni ’30 e ai film di un tempo, quando il colore ancora non esisteva, e questo è uno dei motivi che mi fa amare il bianco e nero, ti fa immaginare qualcosa che poi scopri solo col tempo, infatti un esercizio è la visione dei film in bianco e nero.

D: Nel tuo futuro ti piacerebbe essere una fotografa professionista?
R: Se dovesse capitare l’occasione mi piacerebbe moltissimo, ma mi adopererei molto nel campo del sociale, aiutando attraverso la fotografia. Al momento è una passione che coltivo assieme all’università, ma sicuramente la fotografia è uno stimolo che mi ha spinto ad iscrivermi. E’ importante che il fotografo abbia studiato, si sia documentato con film e libri per la creatività, abbia conseguito una laurea. Lo studio è fondamentale poiché i fotografi necessitano di una solida preparazione. Diventare un fotografo, soprattutto con lo sviluppo della tecnologia, è molto difficile, poiché si è già in possesso di mezzi adatti.

D: Descrivi la fotografia in tre parole
R: Descrivere la fotografia in tre parole è veramente complicato. Non posso far altro che citare uno dei maestri della fotografia, Henri Carter Bresson, che in tre parole è riuscito ad esprimere quasi tutto: “La fotografia è soprattutto occhio, mente e cuore”.


Ringraziamo Anna per la collaborazione, sperando possa raggiungere il suo sogno!

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *