Andrea Caschetto – Il sorriso del cuore

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Andrea Caschetto Il sorriso del cuore

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Andrea Caschetto –Il discorso di Andrea Caschetto all’Onu

I sorrisi sono pezzi di cuore che attraversano le ombre costruendo luci tra il buio; i sorrisi sono l’unico modo che abbiamo per essere davvero noi stessi. I sorrisi… di quale intensità è la potenza di un sorriso?

Non si tratta di numeri, e nemmeno di pensieri. Questa volta i sorrisi sono sentimenti e ricordi, sono restare costantemente alla ricerca di sé stessi e trasformarsi ogni giorno in una persona nuova.

Oggi, perciò, vi raccontiamo la storia di un ragazzo.
Un ragazzo che sorride.

Il suo nome è Andrea Caschetto.

andrea-caschetto-il-sorriso-del-cuoreVentisei anni, originario di Ragusa, con alle spalle un passato e, dinnanzi ai suoi occhi sempre alla ricerca di orizzonti, un futuro. Ma un futuro diverso, un futuro fatto di sorrisi, e di felicità avuta con le piccole cose, e ancora un futuro fatto di bambini.
Il mondo di Andrea è un mondo che cambia ogni giorno, fatto di sempre nuovi occhi, e di sorrisi che parlano in lingue diverse, e di strette di mano con diversi colori. Il mondo di Andrea è il mondo che tutti vorremmo conoscere, il mondo degli abbracci dati con il cuore, il mondo di due occhi che ti guardano come se tu fossi la cosa più bella. E noi lo siamo davvero… siamo davvero la cosa più bella che potesse capitare a quegli occhi che vedono buio anziché luce. Siamo ciò che c’è di migliore in questo mondo, e possiamo fare tanto… sorridendo, possiamo fare tanto. Possiamo farlo anche giocando, e urlando, e ammirando l’alba al mattino mentre il Sole ci guarda e ci illumina i ricordi.

andrea-caschetto-il-sorriso-del-cuore-4E’ proprio questo che ci insegna Andrea, è proprio questo guardare tutto come se fosse la cosa più bella al mondo, e guardarci anche…guardarci ed amarci per quello che siamo.

Per questo, dopo un tumore al cervello che l’ha colpito quando era ancora un ragazzino, Andrea viaggia, viaggia sempre, con il sogno di scoprire orizzonti sempre nuovi e cieli sempre più vicini, ed occhi, e sorrisi, e vite diverse le une dalle altre ma che si uniscono in un unico luogo, avente come sinonimo il cuore. Il suo primo viaggio è nel 2006 in Lituania, con un progetto specifico avviato dal Liceo che frequenta, in cui trova bambini costretti a vivere situazioni difficili. Da allora, Andrea diventa instancabile e iniziano a susseguirsi viaggi sempre in procinto di terminare e ricominciare. Pitermatysbug, un paese del Centro Africa, in cui inaugura un centro pediatrico, aperto da una piccola ONLUS ragusana; e ancora…Emirati Arabi, SriLanka, India, Nepal, Tailandia, Cambogia, Vietnam, Brasile, Paraguay, Bolivia, Perù, Equador, Colombia, New York, e altri. Visitando gli orfanotrofi di tutto il mondo, Andrea si occupa di attività ludiche e pedagogiche, che ha potuto apprendere grazie a un Master e attraverso varie esperienze di volontariato. Un viaggio anche interiore, il suo, che l’ha portato a ricevere il premio dall’ONU per l’impegno sociale; ma sono ancora tanti i progetti che spera di realizzare. Qualche mese fa, Andrea Caschetto ha firmato un contratto con la casa editrice Giunti per il libro “Dove nasce l’Arcobaleno”, su cui sta lavorando insieme all’editor Chiara Belliti, il cui ricavato sarà destinato a varie ONLUS.

Non ci resta che ascoltare, ora, ciò che Andrea ci ha raccontato…e non dimenticate di sorridere mentre leggete le sue parole così cariche di significato e di vita. Buona lettura!

 

 


D: Qual era la vita che sognavi da bambino?
R: Ciò che ricordo maggiormente è che, da piccolo, tra i tanti sogni, volevo fare il pensionato; invidiavo i miei nonni che, stando sempre a casa, riuscivano a guadagnare comunque. Poi, crescendo e maturando, ho iniziato a sognare di diventare magistrato, per poter combattere la mafia.

D: Sei “l’amico dei bambini di tutto il mondo”. Secondo te, come sarebbe il mondo se tutti guardassimo ogni cosa con gli occhi dei bambini?
R: Se tutti guardassero ogni cosa con gli occhi dei bambini, il mondo sarebbe pulito, senza cattiverie, un “Paradiso anticipato”, sarebbe sorpresa, il stupirsi con niente e avere una felicità gratuita in ogni secondo della giornata.

D: Hai affrontato un momento difficile nella tua vita: una malattia. Qual è il consiglio che vorresti dare a tutti coloro che, in una situazione simile alla tua, non riescono a trovare il coraggio di andare avanti?
R: Un consiglio che posso dare alle persone che hanno una malattia, o ai parenti di queste persone, è di credere in sé stessi, perché l’autostima e la fiducia sono secondo me l’arma migliore, il motivo migliore per superare ogni limite. Io l’ho vissuta come un gioco, con semplicità; se l’avessi trascorsa in un’altra situazione, dal pre-intervento alla sedia a rotelle, credo che la tristezza non mi avrebbe aiutato. Se ho attraversato anche la medicina, è stato grazie a questa felicità che mi ha sempre accompagnato.

D: E’ per te più importante la memoria della mente o del cuore? Alla fine della giornata, quali momenti ti restano più impressi e si trasformano in ricordi?
R: Io ho una “memoria personalizzata”, che è collegata sia al cuore sia alla mente, perché è una memoria di sentimenti. E’ collegata al cuore perché indica i battiti del cuore, ed è collegata alla mente perché scelgo io stesso quali sentimenti portare nella mia memoria, che sono quelli più positivi. I momenti che mi restano impressi e si trasformano in ricordi sono invece le cose semplici: i giochi con i bambini, ciò che è fuori dal normale, che passa dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine.

D: Quali sono le analogie e le differenze che trovi in ogni viaggio che compi?
R: In ogni viaggio, le analogie sono i bambini; le differenze sono invece le persone adulte e le loro diverse culture; a volte ciò che per me è normale è visto da loro come strano, e viceversa. Con i bambini, c’è sempre invece la semplicità e la voglia di divertirsi anche con il niente.

D: Come mai hai deciso di viaggiare per gli orfanotrofi di tutto il mondo? Cosa ti ha spinto e chi ti ha dato la forza per realizzare questo tuo obiettivo?
R: Sono andato in orfanotrofi per fare attività con i bambini; volevo essere il primo nella storia a girare il mondo per orfanotrofi. La forza non credo me l’abbia data qualcuno; per me non è difficile giocare con i bambini. Ho deciso di fare questo progetto per poterlo ricordare per sempre e raccontarlo magari un giorno, quando sarò nonno, ai miei nipoti.

D: Hai parlato dinnanzi a un pubblico vasto in uno dei luoghi più famosi al mondo, l’ONU; il tuo discorso è stato gratificante e così ricco di emozioni. Cosa ricordi particolarmente di quel momento e qual è stata la sensazione più profonda che hai provato?
R: Di quella conferenza, ricordo particolarmente e soprattutto la standing ovation alla fine del discorso; per me è stato molto emozionante ritrovarsi nel Palazzo di Vetro, dinnanzi a migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo che mi applaudivano. Ricordo anche il giro che ho fatto attorno alle persone: è stata una cosa fuori dal normale che sarà ricordata sempre. E’ stato inoltre bellissimo vedere Andrea Pirlo, il mio idolo dell’infanzia, assistere al mio discorso e venirmi incontro per avere una foto con me; è stato molto umile e mi ha donato un sorriso gigantesco.

D: Come possiamo combattere quel senso di impotenza che ci affligge quando osserviamo gli occhi di chi soffre in luoghi così lontani dai nostri cuori?
R: L’impotenza possiamo combatterla con la vera informazione; in Italia soprattutto, si avvertono maggiormente le sofferenze che accadono nel nostro territorio, e meno quelle che accadono in Terre lontane. E’ importante quindi informarsi e puntare ai giovani per educarli a queste concezioni. Il miglior modo è dunque la giusta informazione, ai bambini soprattutto.

D: Come credi si possa combattere l’indifferenza in un mondo che sembra vedere senza guardare ciò che è davvero importante?
R:
Il modo migliore per combattere l’indifferenza è viaggiare, cosicché ognuno di noi possa capire cosa sia davvero importante: non avere un nuovo posto al lavoro, o riuscire a prendere un nuovo titolo di studio, ma comprendere dalle culture lontane, soprattutto dalle tribù, come un tramonto possa essere, non solo la parte più bella della giornata, ma della vita intera.

D: Secondo te, qual è il segreto per la felicità e cosa dovremmo fare per raggiungerlo?
R:
Il segreto della felicità è provare a vivere le giornate come i bambini, copiandoli totalmente: stupirsi per nulla e vedere ogni cosa dal punto di vista positivo. Faccio un esempio: apro la porta di casa mia, e vedo la mia magica Sicilia; il cielo è pieno di nuvole perché ha appena piovuto ma, invece di dire: “Che brutto tempo! Oggi non posso andare a mare!” , esclamo: “Dato che tra qualche giorno andrò in Russia, la Sicilia mi sta preparando al cambio climatico, quindi sono felice che in questo istante stia piovendo.” Questo è il segreto: trarre sempre qualcosa di positivo da ciò che può apparire negativo.


Spesso non ci accorgiamo delle piccole cose che ci circondano e ci aiutano ad essere felici e tendiamo sempre a vedere il nero, le cose negative. Infondo basta poco: un raggio di sole, un sorriso, un’emozione, un gesto inatteso. Piccole cose che insegnano ad apprezzare la vita e ad amarla profondamente per quello che è. Sono questi gli insegnamenti che Andrea Caschetto ha tratto dai suoi viaggi in tutto il mondo; ha capito quello che è il reale valore delle cose, il reale valore della vita. Ha compreso quanto il sorriso di un bambino faccia bene e riscaldi il cuore, e quanto questo riesca a rendere con poco felici milioni di persone che da quel poco riescono a trarre tutto. Il lato positivo c’è sempre: basta saperlo cercare, basta allontanare la negatività e far si che anche il nostro cuore riesca a sorprendersi molto più facilmente. Una lezione quella di Andrea che tutti dovremmo imparare a mettere in pratica, per far si che il nostro sogno sia quello di rendere felice che ci è acconto e renderlo come il nostro più grande obiettivo.

Presentazione e intervista  a cura di Stefania Meneghella
Conclusione realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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