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Cantautore


Facebook: Andrea Candolfo


Quante volte una canzone riesce ad esprimere quello che viviamo, quello che sentiamo. Andrea Candolfo ha trovato nella musica la sua fedele compagna, la sua passione per la vita, la sua musa. La sua musica, può rivelarsi cura, trovare qualcuno che ci comprenda nel profondo è difficile, la sua musica può essere quindi conforto.

Andrea Candolfo nasce a Milano il 17 settembre 1992. Si diploma in chimica e biologia nel 2011, ma il suo più grande sogno è sempre stata la musica. Studia 7 anni chitarra classica e solfeggio per poi, in seguito, appassionarsi alla chitarra solista. Inizia a scrivere la prima canzone a 10 anni, la musica è il suo destino. Scrivere per lui è una necessità, è un “ qualcosa “ che sente dentro. A Novembre 2016 pubblica il primo singolo “Tra le Nuvole”, che supera le 80 mila visualizzazioni su YouTube garantendo un successo strepitoso al giovane cantante milanese. A distanza di un anno pubblica il singolo “Questa Sottile Alternanza”, che con 100.000 visualizzazioni in meno di un mese conferma l’uscita dell’album nel 2018.

Lasciamo la parola a Andrea Candolfo con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la tua passione per la musica?
R: La mia passione per la musica nasce da quando a 6 anni i miei genitori mi hanno iscritto ad un corso di musica. Inizialmente non volevo andarci, ma poi mi è piaciuto sempre di più. Alle medie ho iniziato a suonare la chitarra, la prima volta che ho impugnato in mano questo strumento pensavo di non farcela, invece andò tutto bene. Finite le medie mio padre mi spinse a continuare su questa strada coltivando questa passione. Pensavo, dopo le medie di saper fare tutto con la chitarra, invece ho imparato tante altre cose, ho approfondito lo studio, ho continuato le lezioni sul diaframma, ho ascoltato tanta musica e mi sono avvicinato al mondo del cantautorato scrivendo e cantando le canzoni, arrivando poi a registrare.

D:Cosa ricordi della prima canzone che hai scritto?
R: Era una canzone d’amore, come quasi tutte quelle che scrivo. Essendo piccolo si tratta di un amore acerbo. L’ho scritta insieme a un altro ragazzo con cui formavo un duo acustico, anche se nascevamo da una band. Il duo acustico si chiamava gli 1156 e dovrei averla in qualche archivio.

D: Quali sono le tue influenze musicali?

R: Ascolto molta musica, non ho un genere preferito. Mi piace ascoltare musica legalmente da internet su piattaforme come Spotify. Adoro la musica italiana, ma ascolto anche molte produzioni straniere, e da ogni canzone che ascolto imparo sempre qualcosa, anche se comunque rimango sempre più legato alla musica italiana.

D:Se dovessi definirti dal punto di vista musicale cosa diresti?
R:Direi che sono molto pignolo in ambito musicale, perché mi piace tirare fuori un prodotto che piaccia prima di tutto a me, ovviamente deve piacere anche al pubblico che poi ascolta l’elaborato. Ricordo che circa 7/8 mesi fa l’album che è uscito nel mese in corso era già pronto, ma una mattina mi sono svegliato l’ho riascoltato e non mi piaceva. Lo abbiamo rifatto completamente, e ho preferito non mandarlo in porta. La musica dal vivo, invece, è divertimento, anche se non c’è la perfezione mi piace improvvisare.

D: Il tuo ultimo singolo si intitola invece “Questa sottile alternanza”. Cosa ci dici di questo brano?
R: “Questa sottile alternanza” è un brano musicalmente diverso da tutti gli altri brani presenti all’interno del mio ep, che è un singolo dance elettronico, che è al passo con i tempi. Mi sono divertito a sperimentare con la musica ho scoperto e suonato degli strumenti nuovi, come ad esempio i sintetizzatori che sono molto utilizzati nella musica elettronica, poi ci sono le chitarre elettriche presenti all’interno dell’inciso, c’è molta musica elettronica. La cosa più strana di questo brano è che nasce come chitarra e voce e io ho deciso completamente di stravolgere, inserendo questi elementi, dando questa impronta al passo con i tempi. Parla di un amore particolare perché l’alternanza è un vero e proprio sentimento: ci sono quelle storie che sono destinate a vivere in questa maniera, persone che si lasciano per poi ritrovarsi capendo di non aver mai smesso di amarsi, ma nonostante tutto si resta sempre. Non è un amore perfetto, e questa cosa secondo me colpisce, ho conosciuto molte persone che vivono un amore di questo tipo.

D: Cosa ci racconti in merito al tuo ultimo album intitolato “Non racconto l’amore”? Come mai hai scelto questo titolo?
R:Ci sono vari motivi per cui l’ho intitolato così. Quando ho iniziato a scrivere questo album volevo fare qualcosa di diverso. Non mi rendo conto di scrivere un album fin da subito, me ne rendo conto quando ho tante idee buone. L’obiettivo iniziale di questo album era di non scrivere d’amore, un anno e mezzo fa ho scritto il primo singolo che lo compone che si chiama “Tra le nuvole: acrobata di fantasia” che non parla di amore tra persone, ma man mano che andavo avanti mi sono reso conto che mi è proprio impossibile non parlare d’amore, era inutile pormi dei limiti, anche perché l’amore è un sentimento bellissimo. Mi piaceva questo titolo contradditorio “Non racconto l’amore”, anche perché in un album di 5 pezzi è impossibile raccontare le mille emozioni presenti in questo sentimento, e ogni amore è diverso dall’altro, ma anche perché per me è difficilissimo poterlo raccontare, perché gli do una forte importanza, è quasi difficile da vivere, ancora di più lo è raccontarlo.

D: C’è un brano al quale sei più legato del tuo ultimo lavoro?
R:I pezzi a cui sono più legato sono 2: “Tra le nuvole: acrobata di fantasia”, il primo singolo che è uscito, e che ogni volta che lo ascolta mi dona una forte carica, anche perché è la mia prima produzione discografica seria. E’ un inno alla vita perché parla di cercare di demoralizzarsi per ciò che non serve, è essere consapevoli delle cose negative della vita, ma anche delle altre belle per cui vale la pena vivere, come ad esempio i sogni, bisogna sempre volere di più. “Come il profumo delle tue mani”, invece, racconta un amore in maniera molto romantica ed è una ballata molto lenta. E’ una vera e propria dichiarazione d’amore, la persona promette di restare accanto all’altra sempre, e la amo perché mia nipote di 1 anno e mezzo non appena la ascolta impazzisce, e salta subito in aria. In più io sono molto per questo genere di canzoni, quindi questa rientra sicuramente tra quelle che preferisco.

D: Come credi la musica abbia cambiato la tua vita?

R: Io credo l’abbia cambiata in meglio. La musica, è una cosa particolare, ti mette di fronte ad una realtà dura, soprattutto se la fai ad un certo livello perché ti pone davanti a delle realtà molto complicate; la soddisfazione la trovi nelle persone che apprezzano la tua canzone, o nelle critiche positive. Io credo che la musica non può essere la cura, ma può aiutarti in tante situazioni. S me ha sicuramente migliorato la vita.

D: Cosa vorresti la gente pensasse di te dopo averti ascoltato?

R: Io sono una persona molto umana, perché credo che non dovrei essere nessuno per darmi delle arie, al contrario voglio che traspaia la mia umiltà. La cosa più importante che deve trasparire deve essere l’amore, e la cosa fondamentale è che ho inserito tanta speranza, sperare che qualcosa di bello possa nascere, puntando ad un miglioramento.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R:Al momento farò lunghi mesi di promozione tra radio e tv per far conoscere il mio progetto. Sicuramente, poi, porteremo poi la mia musica in giro, non ci sono ancora delle date ufficiali, ma saranno sicuramente pubblicate sulla mia pagina facebook. Sto già pensando al mio prossimo album anche se è ancora presto, ho sempre delle idee che in futuro posso rielaborare. Questo è un album in cui credo e perciò cercherò di promuoverlo al meglio.


Ringraziamo Andrea Candolfo per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e sorprendersi.

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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