Agostino Lorusso – Il bianco e il nero: i contrasti delle note

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Pianista

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Agostino Lorusso - Kosmomagazine

Il bianco e il nero rappresentano contrasti da cui spesso vogliamo fuggire: lotta continua tra chi siamo e chi vorremmo essere.

Battaglia tra bene e male, caos e silenzio.

Il bianco e il nero: due luoghi apparentemente vicini, ma in realtà distanti. Come il giorno e la notte, come ciò che vorremmo dimenticare. Sono questi gli effetti che producono in noi i contrasti; spesso, a volte, forse sempre.

Ma.. ci sono contrasti differenti, contrasti la cui intensità diventa più potente di tutte le nostre paure, contrasti il cui suono è così importante da farci dimenticare tutto il resto.

Accade, a volte, che il bianco e il nero rappresentano contrasti magici ai nostri occhi e ai nostri sensi. Accade quando la lotta che da sempre anima la loro essenza si costruisce su un pianoforte.

Tasti bianchi. Tasti neri. E nel cuore di chi suona, questa continua lotta. Ma una lotta diversa, una lotta di chi crede davvero, una lotta di chi non è altro che sé stesso.

Oggi vi parleremo di un pianista, per cui i contrasti non solo altro che magia.

Lui è Agostino Lorusso, musicista emergente, per cui si prospetta esservi un percorso costruito di note illimitate. Dalla sua musica, si respira particolarmente l’essenza di libertà: l’essere trasportato completamente in quelle note che fanno da sfondo alla sua sempre infinita voglia di suonare. Suonare in un modo diverso, come se le dita scorressero autonomamente su quei tasti che sono tra loro contrasti, ma anche luoghi di scoperte e bellezze. Agostino Lorusso è iscritto al nono anno di pianoforte principale presso il conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari sotto la guida del M° Maurizio Matarrese. Fin da subito appassionato alla composizione, e ancora tutt’ora impegnato nella scrittura di tantissime composizioni inedite, e successivamente all’arrangiamento. Partecipa a tanti concorsi e corsi di perfezionamento pianistico. Organista per alcuni anni presso la chiesa Ss. Pietro e Paolo di Gravina e richiesto come pianista accompagnatore in diversi contesti musicali da cantanti, violinisti e strumentisti di ogni tipo. Nel 2013 dirige e arrangia un concerto natalizio eseguito da un coro ed una piccola orchestra presso la Cattedrale di Gravina in Piglia. E’ stato tastierista presso varie Rock Band e lo è, ancora tutt’ora, presso la band, per matrimoni ed eventi, “i Caffeina” ,e la band di cover e inediti “Neverland”. Pianista accompagnatore del Soprano Concetta Aquila ne “il Classico Duo” formato nel 2014 e pienamente attivo ancora tutt’ora, e pianista presso varie formazioni e orchestre civili operanti nel territorio gravinese.

Ora lasciamo la parola ad Agostino Lorusso, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la passione per il piano?
R: La passione per il pianoforte nasce all’età di 11 anni circa in quanto, alle scuole medie, utilizzavo per l’ora di musica una tastierina, con solamente due ottave. Mi affascinò tantissimo; strimpellavo cercando di riprodurre le melodie più famose e divertendomi ad inventare delle piccole composizioni. Ho voluto così approfondire lo studio dello strumento, prima con un corso pomeridiano sempre organizzato dalla scuola, e poi iscrivendomi ad una scuola di musica privata. Successivamente sono passato dalla simpatica tastierina ad un pianoforte verticale e poi, con grande meraviglia, ad un pianoforte a coda.

D: Come credi l’approccio alla musica ti abbia aiutato nella vita di tutti i giorni? Ci sono stati degli insegnamenti appresi che ti sono stati utili?
R: L’approccio alla musica mi ha aiutato ad essere circondato da più ragazze! Ovviamente scherzo, o forse no! Comunque, in realtà, la musica mi ha aiutato ad affrontare vari momenti della mia vita, quindi per me è sempre stata come una persona vera e propria a cui dare ascolto, con cui dialogare e da cui farsi consolare, nei momenti di tristezza e di sconforto, e con cui gioire nei momenti di felicità e di spensieratezza. Inoltre, grazie all’esibirmi in pubblico e ad essere a diretto contatto con tantissima gente, mi ha aiutato molto anche ad aprirmi e a smettere di essere il timidone che ero in passato.

D: Qual è l’emozione che provi quando tocchi i tasti di un pianoforte?
R: Eh, questa è una bella domanda! Allora, innanzitutto dipende. Dipende da cosa sto suonando, dove sto suonando e per chi sto suonando. Si, lo so, sono una persona complicata. Ad esempio quello che provo suonando in pubblico è una grande ansia: l’ansia del giudizio della gente, che spero di controllare col passare del tempo. Però posso dire che quando sono nel salotto di casa, noi due soli, io e il pianoforte, quello che provo è la libertà: essere libero da ogni cosa. Sedersi al pianoforte ed iniziare a svuotare la propria mente tramutando il tutto in musica. Ecco perché io penso che la musica sia il riflesso dell’anima.

D: Cosa vorresti la gente percepisse di te quando ti ascolta suonare?
R: Innanzitutto spero che la gente percepisca qualcosa, dato che molte volte vedo persone annoiarsi ai vari saggi o concerti a cui ho preso parte. Poi vorrei lasciare alla gente libera interpretazione, ovviamente sta a me essere bravo nel riuscire a trasmettere, con quei “crescendi“ e “diminuendi” le mie autentiche emozioni al pubblico.

D: C’è un pezzo da te suonato a cui sei legato o che in qualche modo ti rispecchia?
R: In realtà ce ne sono tanti a cui sono legato e che mi rispecchiano. Uno in particolare è la sonata di Beethoven conosciuta come “Al chiaro di luna”, che fu un amore a primo ascolto e fu la mia prima vera sfida, in quanto cercavo di suonarla invano su quella famosa tastierina che purtroppo mi limitava data la sue ridotte dimensioni. Ah, e poi troppi diesis. Tra le melodie che mi rispecchiano, invece, c’è la colonna sonora del film “Forrest Gump” e Plaing Love dal film “La leggenda del pianista sull’oceano” che mettono tantissimo in risalto il mio lato dolce e tenero, facciamo romantico dai, che non mostro facilmente ma che è comunque qui, dentro di me.

D: Quali sono le differenze che percepisci tra un’esibizione solista e una con le band con le quali collabori?
R: Ci sono tantissime differenze. Quando suono da solo posso essere libero di esprimermi, ovviamente dipendentemente dal brano che sto eseguendo, senza tener conto di nessuno. Con le band devo essere in sintonia con gli altri, ma comunque senza spartito e quindi potendo variare e giocare con gli accordi o fraseggi melodici. Inoltre sono contesti musicali totalmente diversi in quanto nel primo, il pubblico interagisce con l’ascolto in maniera silenziosa e concentrata; nel secondo, invece, il pubblico è totalmente preso e partecipa in maniera anche animata, cantando e muovendosi, all’esibizione della band. Io comunque in entrambi i casi sono sempre con la paura addosso. Ma chi me lo fa fare?!

D: Ci sono stili di musica pianistica con la quale in futuro ti vorresti cimentare?
R: In futuro vorrei provare a cimentarmi nel genere Jazz. La cosa mi intriga moltissimo, però allo stesso tempo mi spaventa perché non vorrei creare confusione con i vari generi che già mi appartengono essendo un pianista classico/pop.

D: Ci sono musicisti che sono stati fonte d’ispirazione per la composizione dei tuoi brani?
R: Ci sono dei musicisti da cui sono stato influenzato moltissimo, in particolar modo Beethoven con il suo impeto e la sua grande passione, Chopin con il suo romanticismo e virtuosismo; poi anche Morricone con le sue fantastiche colonne sonore, Einaudi e molti altri. Ma mi sono ispirato molto anche alle musiche di Daniela Mastrandrea , compositrice gravinese, la quale è stata la mia prima insegnante di pianoforte e da cui ho veramente ricevuto tanto e che ammiro tantissimo. Ora, chissà cosa ne esce fuori.

D: Immagineresti mai la tua vita senza musica?
R: Assolutamente no! Vivrei in apnea. Ricordo che una volta partii in vacanza per una settimana e quindi fui costretto a non toccare il pianoforte per 7 giorni. Insomma, per me sono state le 168 ore più brutte della mia vita! Ormai per me è come una droga, un vizio, che ovviamente non crea assolutamente problemi alla salute; forse un po’ alla schiena e ai tendini delle braccia, ma quel che genera in realtà sono solo un’infinità di emozioni e sensazioni che spesso nemmeno una persona è in grado di trasmettere.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti o un sogno che vorresti realizzare?
R: C’è una domanda di riserva? Di progetti ne avrei tantissimi. Bisogna vedere se sono realizzabili o meno. Io amo comporre, amo scrivere, amo fare musica, amo mettere su carta, sottoforma di palline nere se vogliamo, quello che ho dentro. Spero che un giorno la mia musica venga ascoltata e apprezzata. Vorrei dirigere un’orchestra che esegua una mia composizione e vorrei che la mia musica facesse da sfondo alla scena di un film. Vorrei tante cose. Lo so, sono un grande sognatore, ma lasciatemelo fare: tanto sognare, per ora, non costa nulla. Io ce la metterò tutta , poi ovviamente chi vivrà vedrà. Male che vada, a pittare col babbo.


Ringraziamo Agostino Lorusso per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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